venerdì 6 aprile 2012

Umberto Bossi si è dimesso da segretario della Lega Nord

Alla fine il vecchio “senatur”, quasi senile e minato dalla malattia si è dimesso.

 La notizia ha fatto il “Giro d’Italia” ieri pomeriggio poco dopo le 18, innondando la rete e gli speciali delle tv informative, Rai Nevs, Tgcom 24 e Sky, con dirette e aggiornamenti in tempo reale. La sede di via Bellerio èra quasi stata presa d’assalto dai supporter esagitati, che quasi increduli, sembravano colpiti come i coreani quando è morto Kim Jong-il, il “caro leader” venerato, con i mitra puntati alla schiena, dal suo popolo.

In molti si chiedono se Bossi abbia fatto bene o male. Ma le opinioni sono difformi.

 La prima, quella che spaventa più di tutti, aldilà delle giaculatorie di facciata, è la reazione silenziosa dei leader degli altri grandi partiti di governo. Infatti il comportamento del “senatur” rischia d’aprire un precedente pericoloso e destabilizzante in una classe politica che l’etica, innanzi agli scandali, l’ha lasciata molti anni fa,entro quel ventre che non li ha abortiti, delle rispettive madri.

 Erano decenni che un segretario di partito, travolto dagli scandali, non si dimetteva in modo così plateale.

 Certo, nella memoria di tutti sono impresse le magnifiche immagini di Craxi sottoposto ad una granula di monetine da parte dei cittadini, davanti all’Hotel Raphanel, quando il Partito Socialista venne travolto da Tangentopoli, che ha costretto Craxi a morire latitante in Tunisia, condannato in contumacia, come un codardo ha preferito la fuga, dimostrando totale assenza d’attributi e vigliaccheria, rifiutandosi di presenziare ai vari processi a suo carico.

Altri dicono, e questa è proprio la base forcaiola del partito, i simpatizzanti barbuti, spesso vestiti come celti ubriachi di grappa o vino, che il “Caro leader” non doveva dimettersi, nonostante i cappi che in passato erano stati sventagliati nella Camera da parte di parlamentari del Carroccio, quando si trattava di altri, senza attendere il terzo grado di giudizio, o quando gli avversari erano colpiti da scandali politici e/o giudiziari.

Restano molte domande nella mente di molti. Possibile che il “senatur” che certo non ha mai guadagnato poco come parlamentare non sapesse da dove venivano i denari per il restauro della sua casa Gemonio? È possibile che nessuno si ponesse le domande di come il Trota, nonostante il suo stipendio da consigliere regionale – inutile – quasi 12.000 euro al mese, sgraffiganti legalmente agli italiani, avesse bisogno di andare a prendere, rubare, ciullare – i sinonimi sono svariati –  appropriarsi che dir si voglia, entro le casse della Lega?

Ora ci si chiede se sapranno veramente fare pulizia, gettando fuori la feccia e il pattume che appesta il partito, partendo, se fossero confermate le accuse dal “Caro Leader” e tutti i membri della cricca famigliare, il famigerato “cerchio magico”, tipico delle culture tribali e primitive dei celtici e dei loro clan, compresi gli eventuali annessi e connessi?

Sta di fatto che la famiglia Bossi, partendo dal “Caro Leader, alla moglie, al Trota, e gli eventuali altri che risultassero coinvolti nelle appropriazioni indebite dei fondi di partito, andrebbero espulsi senza complimenti, cacciati con ignominia e sottoposti alla pubblica gogna mediatica, da parte del triunvirato appena eletto e dal futuro segretario di partito e soprattutto dai barbuti fanatici e soventi ignorantelli, che odiano, quando fa comodo, l’illegalità in casa d’altri, ma che a giudicare dalle reazioni esagitate, da fanatici religiosi, oggi fregnoni piagnucolosi, colti da astinenza mistica, sembrerebbero disposti a portarsi in casa, come icona votiva, un letamaio morale puzzolente, pur di inginocchiarsi innanzi al feticcio politico che li ha soggiogati per più di un ventennio con il populismo e con banalotti slogan a effetto che hanno fatto presa sulle deboli menti degli adepti del movimento-settario divenuto partito, eretto da uno stregone con il “Toscano”, che prima d’andare a dire cosa gli altri dovevano fare in casa loro, doveva tenere con la museruola, le briglie ben strette o con lo strangolino al collo la moglie siciliana e i figli, “garrottandoli” quando “pisciavano fuori dal boccale”.

Questo sfortunatamente dimostra che “La famiglia”, certe famiglie, non sono altro che un ricettacolo di serpi, di disonesti che non si fanno scrupoli, per ingrassarsi, a distruggere il lavoro di una vita del padre, abusando dell’ eventuale buona fede, della malattia, della dipendenza dalla moglie o dai figli, che non esitano a mettere le mani nella bisaccia del popolo, depredando a man bassa.

Adesso si auspica una cosa sola: che la giustizia faccia il suo corso, che Serpico, il supercomputer della Guardia di Finanza vada a “stuprare” entro tutte le attività del clan, senza pietà, perché dove non arriva la lunga mano della politica, sempre intenta a proteggersi e pararsi il culo a vicenda e gli interessi di parte, lo Stato, nell’indipendenza della Magistratura, degli organi giudiziari e fiscali si auspica che facciano quella Giustizia, azzannando senza il collo dei furfanti disonesti e che venga fatta dallo Stato una caccia all’uomo, una lotta senza quartiere, stanandoli, perché chi ha tradito e si è appropriato di ciò che non gli appartiene dovrebbe essere spogliato completamente dei propri averi, pur nel rispetto dei diritti degli  eventuali imputati e dei tre gradi di giudizio.

Marco Bazzato
06.04.2012

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