venerdì 13 novembre 2015

Presentazione di Aborto d’amore - Аборт от любов, a Montana - Монтана, Bulgaria - България

Montana - Монтана, Bulgaria – България, 09-10 novembre 2015



Per chi non l’avesse mai visto, l’autunno bulgaro ha dei colori particolari. Colori che diventano speciali, non lo scrivo per lisciare il pelo a nessuno, quando si raggiunge il nord Bulgaria.


È ciò che hanno visto i miei occhi una volta giunto nella zona pedemontana della Stara Planina, o Balcani (penisola Balcanica, così denominata  per l’omonima catena montuosa che attraversa la Bulgaria)  nella città di Montana - Монтана , città di origine antichissime, tant’è che tra le altre cose, esistono ampie vestigia romane. La città è situata a poche decine di chilometri dal confine con la Serbia. Un autunno che mi ha fatto ricordare i colori del film del 2000, “Autunno a New York”, con Richard Gere, con i mulinelli di dorate foglie morte che, in certi punti vorticavano furiosamente, per poi depositarsi, come a voler dormire per sempre, lungo i margini delle strade.



Già all’ingresso della città quello che mi ha colpito è stata l’estrema pulizia delle strade, l’erba tagliata nei vialetti e lungo i bordi delle strade. Questo ottimo biglietto da visita dimostra come il Paese abbia finalmente perso quella triste patina di trascuratezza che purtroppo in passato lo aveva caratterizzato, trascuratezza avvenuta negli anni immediatamente successivi alla caduta del Muro di Berlino, alla faccia di chi dice che in Bulgaria le cose non cambiano mai. Cambiano, eccome, ma con i loro tempi.

La città regionale di Montana – Монтана mi ha fin da subito mostrato il suo volto migliore, ampie strade, traffico scorrevole e fluido e soprattutto la città, a nord un panorama montano che non ha nulla da invidiare ad altre rinomate località dell’Occidente, dove si possono fare lunghe passeggiate, a diretto contatto con una natura che benevolmente osservante, ti accoglie.

Arrivati in centro della città – dove domina l’architettura del tempo del socialismo, che però a modo suo, per quanto mi riguarda, tendo a rivalutarla, in quanto nelle sue forme squadrate e apparentemente incolori e grigie, uguali l’una all’altra, ci sta un armonia che oggi andrebbe reinterpretata  riconsiderata e sopratutto non letta in chiave ideologica –  ci siamo recati alla biblioteca regionale Geo Milev - Гео Милев, dove la direttrice, la dottoressa Kety Kostadinova  -  Кети Костадинова, ci ha calorosamente accolti nel suo ufficio.

 Ma il tempo stringeva. Eravamo attesi al liceo linguistico  Peter Bogdan- Петър Богдан  per un incontro con degli studenti selezionati e partecipanti a un corso di scrittura creativa, tenuto dalla professoressa Elka Babaceva - Елка  Бабачева.

Incontrare nella veste di scrittore una classe, in un primo momento ogni volta ti crea un nodo allo stomaco.  Entri in classe. Sei osservato. Osservi loro.  Solo che i miei due occhi sono poca cosa rispetto alla moltitudine di occhi che ti osservano, dove ognuno ti vede da una prospettiva differente dalla tua, la sua, e quindi non sai mai come andrà a finire. Comunque dopo la presentazione della direttrice della biblioteca regionale, ho cercato di instaurare un dialogo con i ragazzi. Non mi sono mai piaciuti i discorsi preparati, io stesso mi annoio quando tocca a me ascoltare e so quanto tedio possono creare, per questo, in queste circostanze, preferisco parlare a braccio. Pensieri e parole che si formano ed escono anche osservando i volti, le espressioni dell’auditorio, in modo da veicolare la comunicazione verso un terreno comune.


 E le aspettative non sono state deluse.



Ho parlato del valore della scrittura, di cosa significa essere scrittori e soprattutto del senso di libertà che, innanzi al foglio bianco, ogni persona ha nell’addentrarsi dentro se stesso, scoprendosi.  Scoprendosi, specie quando si è all’inizio, in modo diverso da ciò che credeva di essere. Ho raccontato che ho iniziato a scrivere a un’età considerata tarda, ma questo ha permesso di fare uscire le mie emozioni, anche se quando ero alle prime armi, io stesso avevo paura di ciò che usciva.


I ragazzi hanno ascoltato con attenzione, certo, come è normale, non si può essere interessanti per tutto l’auditorio, ma alla fine l’importante è l’essenza e in quell’aula l’essenza ci stava tutta, e questo spingeva la maggioranza dei presenti alla curiosità e all’ascolto.


Quindi ho cercato di rendere partecipi gli studenti, spingendoli a fare domande, perché è dal dialogo e dal confronto che nascono le idee. È dalla conoscenza degli strumenti dello scrittore che poi si forgiano i pensieri. E anche in questo caso le attese non sono andate tradite. Prima timidamente una mano sollevata a porre la prima domanda, poi al termine della risposta, la successiva e via discorrendo. Infatti la maggior parte delle domande vertevano sui meccanismi  del processo creativo,  la molla o le molle  che mi fanno partorire le idee. Ai giovani ho detto che, nel mio caso, parto dal titolo, ossia metto un titolo provvisorio e poi, da questo, la storia inizia a svolgersi, i personaggi prendono forma, ma costoro, non fanno ciò che io voglio, ma ciò che loro sentono di dover fare e lo scrittore è semplicemente un veicolo delle volontà dei personaggi, siano essi i protagonisti o dei comprimari. Infatti, novantanove volte su cento, l’opera  termina in modo  differente da come era stata inizialmente partorita, prima dell’inizio della scrittura.


Ho parlato agli studenti del valore della rabbia, di come questa, tramite la scrittura possa essere veicolata e di come questa, attraverso le parole, possa trovare sfogo, muovendosi attraverso percorsi creativi e non distruttivi. Così come ho evidenziato il valore della lettura, di qualsiasi tipo di lettura. Non solo i cosiddetti libri imposti dai docenti, ma lettura intesa con il piacere di scegliersi un libro, una storia, un saggio, secondo le proprie attitudini e interessi, perché la lettura espande gli orizzonti, espande i pensieri e soprattutto permette di interpretare la realtà circostante, vedendola attraverso processi  cognitivi  diversi e diversificati.




Terminato l’incontro con gli studenti, dopo una breve pausa, è giunto il momento della presentazione di “Aborto d’Amore” - “Аборт от любов”, tradotto dall’italiano al bulgaro da Teodora Ivanova - Теодора Иванова , e pubblicato  da MBIL Agency Editore di Sofia – Bulgaria - presso la biblioteca regionale Geo Milev - Гео Милев della città di Montana - Монтана. La serata è stata condotta dalla direttrice, la dottoressa Kety Kostadinova - Кети Костадинова. Il pubblico era variegato ed eterogeneo. Subito dopo la presentazione dell’autore e dell’opera, mi è stata data la parola. A differenza di una classe di studenti gli spettatori presenti all’evento erano incuriositi a riguardo l’opera e sul fatto che toccasse una tematica femminile, scritta da un maschio. Alla luce di questo ho spiegato che il mio era un omaggio alla donna e che come uomo e come scrittore, ho provato a comprendere le difficoltà di una gravidanza problematica e i relativi pensieri che potevano passare nella mente della protagonista, i riflessi sulla sua vita, così in quella dei suoi cari.


Successivamente mi è stato chiesto come mai la storia è stata ambientata in una provincia italiana. Chiaramente narro l’Italia e la provincia italiana, perché oggi come allora, credo che “Aborto d’amore” - “Аборт от любов” sia una storia universale. Ossia innanzi agli eventi che sconvolgono la vita della famiglia Rampin, difficilmente le reazioni a catena che poi sono avvenute, potevano essere differenti se la famiglia fosse stata di Milano, di Roma, di Sofia o di Montana, perché, ho ribadito, probabilmente i processi mentali ed emotivi potevano essere gli stessi, indipendentemente dal luogo di residenza o nazionalità e grado di istruzione.


Durante lo scambio di domande e risposte con il pubblico, mi è stato chiesto come mai al momento non abbia ancora scritto un romanzo ambientato in Bulgaria. Ho risposto che in testa mi girano svariate idee, però nessuna di queste è ancora l’idea giusta.  Anche perché il rischio conclamato è che eventualmente l’opera potrebbe essere vista come un’opera piena di stereotipi e luoghi comuni, e non voglio incorrere in quell’errore, per questo al momento tutte le idee rimangono confinate entro il mio limbo mentale, in attesa di quella che sentirò essere la storia giusta che merita di essere scritta.


Una domanda che raramente è assente in queste presentazioni con un autore straniero è come l’ospite vede il Paese e i cittadini. Vivendo in Bulgaria da molti anni e avendo potuto toccare con mano nel corso del tempo alcune caratteristiche peculiari, ho cercato di porre l’accento non tanto su come io vedo loro, ma su come loro vedono se stessi e su come il loro vedersi, vuoi anche per il fatto che la Bulgaria è un Paese piccolo, sussiste purtroppo  una specie di senso di inferiorità nei confronti dei cosiddetti grandi Paesi. Certo, non ho negato che i problemi esistano, non hanno  bisogno di uno straniero per vederli, ma è l’approccio, ho cercato di spiegare che dovrebbe essere cambiato. Ossia il pessimismo a volte cosmico che colpisce il bulgaro, rammentando però come si dice in Italia, che “nelle botti piccole ci sta il vino buono”. È sta al singolo scegliere se essere vino buono oppure aceto di pessima qualità, senza nazionalismi e senza vittimismi.


In generale posso dire che “Aborto d’amore” - “Аборт от любов”  è stato accolto bene anche se con delle resistenze in quanto non è stato mai nominato il tema cardine dell’opera, il “romanzato gene dell’omosessualità”. Le medesime resistenze con cui il romanzo è stato accolto dai lettori in Italia, i quali hanno espresso riserve a causa del connubio tra l’eventuale diritto di aborto e il gene dell’omosessualità, dove, con motivazioni culturali da parte bulgara (la cultura può evolversi) e ideologiche, da parte italiana, (l’ideologia, viceversa, incancrenisce cultura e conoscenza) diametralmente opposte.


La serata alla fine si è terminata con l’autografare i libri dei lettori e la possibilità di scambiare qualche parola con ognuno di loro.





Il giorno seguente ho avuto l’onore di essere accompagnato a visitare la città da un cicerone di eccezione: la direttrice del Museo Regionale di Storia, dottoressa, Svetlana Stoilova - Светлана Стоилова, la quale ha spiegato la storia della città sin dal tempo dei romani, con tanto di visita del lapidario, che rappresenta solo una piccola parte, lapidi ritrovate nella città nel corso del tempo e le relative iscrizioni in latino. La visita è proseguita ai resti del castello della città che sovrasta il panorama, proprio sotto la diga di uno dei più grandi laghi artificiali del Paese.




Desidero ringraziare per la straordinaria accoglienza e ospitalità il sindaco della città di Montana – Монтана, il dott. Zlatko Zhivkov -  Златко Живков, la direttrice della biblioteca regionale, la dott.ssa Kety Kostadinova  -  Кети Костадинова, la prof.ssa Elka Babaceva - Елка  Бабачева, docente di lettere del liceo linguistico “Peter Bogdan” e la p.r. della biblioteca regionale, la dott.ssa Veselina Maldenova  - Веселина  Младенова e naturalmente ultima, ma non ultima, mia moglie, in questo evento nelle vesti di interprete, dott.ssa Vessela Lulova Tzalova - Весела Лулова Цалова. 

Marco Bazzato
13.05.2015

mercoledì 28 ottobre 2015

Presentazione di “Aborto d’amore” nella città di Montana - Bulgaria (Монтана - България)


La Casa Editrice   MBIL AGENCY e la Biblioteca Regionale Geo Milev

presentano il romanzo
“Aborto d’amore”

Invitiamo tutti coloro che "non hanno paura di leggere” all’ incontro creativo con il famoso scrittore italiano Marco Bazzato, che presenterà il suo ultimo romanzo “Aborto d’amore”
Moderatrice della serata:  Keti  Kostadinova.


La serata si terrà lunedì 9 novembre 2015, presso la Biblioteca Regionale della  città  di Montana, Bulgaria

sabato 3 ottobre 2015

Coming out del vescovo: "Sono gay e ho un compagno"


Non c’è che dire, è stato, come si diceva molti anni fa, “uno scherzo da prete”, un gancio ben assestato da parte di un Monsignore che, alla vigilia del Sinodo sulla Famiglia, ha deciso di uscire dall’armadio e dichiarare, mostrando pubblicamente anche il proprio compagno – a molti viene voglia di fare il pugno chiuso – la propria omosessualità, venendo giustamente e prontamente licenziato in tronco, Krzysztof Charamsa - teologo, ufficiale della Congregazione per la dottrina della fede e segretario aggiunto della Commissione teologica internazionale vaticana, oggi ha mandato letteralmente in fibrillazione i siti di mezzo mondo.

Ha fatto  bene? Ha fatto male?

Dal suo punto di vista ha fatto bene.

Ha il diritto di godere appieno della sua felicità con la persona con il quale afferma di provare degli affetti che vanno ben oltre lo spirituale e che sfociano nella carnalità, nella fornicazione e nella lussuria. Liberissimo di farlo. È un suo diritto, ma non dentro i gangli della Chiesa Cattolica, dove fino a  questo momento continua a farne parte – si auspica per poco, in quanto la riduzione allo stato laicale, dopo il macello che sta provocando, dovrebbe essere una semplice formalità.

Il futuro ex Monsignore evidentemente non ha ben chiari i voti che in passato ha dato a momento dell’ ordinazione sacerdotale. Voti ha infranti uno ad uno, rendendoli carta zozza,  lurida e putrida. Lo stesso chiaramente dicasi per tutti gli altri sacerdoti che hanno comportamenti carnali con donne, dove anch’essi si appestano nella lussuria, nella fornicazione, nel coito, fuori dai dettami cristiani, rendendosi sporchi ed indegni nell’indossare l’abito talare e i relativi paramenti sacri.

Non è perché costui si è dichiarato omosessuale che la cosa sia più o meno  grave e greve delle tentazioni della carne in cui cadono vittime/carnefici dei propri istinti lussuriosi e bestiali molti presbiteri che si a sollazzano  nella carnalità, accoppiandosi come cani in calore con femmine, sovente anche maritate,, dentro le sagrestie o nelle canoniche o andando a puttane, travestiti, trans, gay o peggio ancora, più sordidi e luridi, oltreuttto illegali sotto il profilo penale,  dandosi atti carnali di pedofilia.

Quindi il suo peccato, secondo la Chiesa Cattolica, non è solo il peccato di essersi unito carnalmente con un altro essere umano di sesso maschile. Il primo tradimento è stato contro il voto del celibato – chi può sapere quante volte ha somministrato l’Eucarestia o i sacramenti al temine di una ingroppata carnale con il suo “amichetto” –  ha tradito uno dei principi fondati della religione in cui ancora oggi asserisce ancora di credere.
Costui vorrebbe una Chiesa più aperta agli omosessuali?
Il catechismo della Chiesa Cattolica a tal riguardo è chiaro, ma l’ha calpestato, per un suo interesse  e piacere personale.
 La Chiesa Cattolica, come qualsiasi libera associazione ha le sue regole, i suoi statuti interni, i suoi credi e le sue leggi. Se queste leggi a questo stanno strette, nessuno gli vietava di uscirne allo scoccare dei primi pruriti omosessuali, e al cedere delle tentazioni della carne –  invece  ha voluto continuare a servire Dio e Mammona, Matteo 6: 24   –  e  fondare la sua Chiesa “cristiana,” fatta “A Sua immagine e somiglianza” Genesi 1: 26-28, in collaborazione con l’Arcigay, magari  autoproclamandosi Vescovo o Pastore, o meglio ancora Sommo Pontefice, come la Papessa Giovanna!

Purtroppo questo futuro ex ecclesiastico ha seguito la moda di apertura inaugurata da Papa Francesco, quando disse:  “chi sono io per giudicarla” – la persona gay, Nda – da tutti male interpretata come una apertura di credito incondizionato agli omosessuali. Mentre il Papa, con la frase: chi sono io per giudicare” chi conosce un po’ di Vangelo, avrà collegato subito il tutto con Matteo 7,1-5 .

 Senza tra l’altro scordare ciò che scrive il Catechismo della Chiesa Cattolica all’articolo 2357, che tra le altre cose, espressamente dice: “Appoggiandosi sulla Sacra Scrittura, che presenta le relazioni omosessuali come gravi depravazioni, la Tradizione ha sempre dichiarato che « gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati ».  Sono contrari alla legge naturale. Precludono all'atto sessuale il dono della vita…Un numero non trascurabile di uomini e di donne presenta tendenze omosessuali profondamente radicate. Questa inclinazione, oggettivamente disordinata, costituisce per la maggior parte di loro una prova. Perciò devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza”.

 Oltre a quanto sopra va rammentato ciò che scrive San Paolo ai Romani 1, 26-27 o i Corinzi 6, 9-10. Auindi il Krzysztof Charamsa sapeva benissimo, oltretutto in quanto teologo,  che inclinazione, oggettivamente disordinata, era contraria a tutti i principi religiosi, etici e morali a cui era stato ordinato, secondo la  vocazione di donarsi a Dio e alla Chiesa, anima e corpo. Evidentemente però anima e corpo sono andati da qualche altra parte e potrebbero fare la fine postulata da Dante Alighieri ne “La divina Commedia”, dove i “sodomiti”, finiranno, come recita il XV Canto, nel VII cerchio dell’Inferno.

Evidentemente non ce la faceva più e di questo gli va dato – quasi – onore.

 Quasi.

 Sì, perché la scelta del giorno non è stata casuale, anzi, l’ha pensata bene. Infatti ha già un libro pronto in italiano e in polacco, tanto per proteggersi le spalle economicamente, per garantirsi un futuro, almeno nell’immediato, con il suo” amichetto del cuore”.

È chiaro che l’ala progressista del Vaticano ne esce – giustamente – ridimensionata, visto che lo stesso Pontefice, in casa d’altri, vedi il suo recente viaggio in America, dava troppo spazio a queste aperture, con addirittura un omosessuale dichiarato pro matrimonio gay, chiamato a leggere le letture, durante una celebrazione liturgica.  Adesso i tradizionalisti si spera che diano il via a purghe  Staliniane, metaforicamente parlando, naturalmente, per eliminare i Giuda  che si “prostituiscono” per “trenta denariGv, 13: 21-38, che albergano in seno al Vaticano e approfittano degli agi connessi al loro ruolo per darsi alla lussuria, alla fornicazione, in spregio alla loro ordinazione, in modo da fare un po’ di repulisti generale, separando il grano dalla pula, vedi Parabola della Zizzania, Mt13: 24-30, gettando quest’ultima nel fuoco della Geenna, M 5: 29-30.

Marco Bazzato
03.10.2015

venerdì 2 ottobre 2015

Guerra Mediaset Sky: chi vince e chi perde?


A mezzanotte del 08.09.2015 alle 00.00 ora italiana, 01.00 ora bulgara, quando il segnale dei canali Mediaset, Canale 5, Italia 1 e Rete 4 è stato criptato, si è elevato un  bestemmione mentale infinito. Vi posso garantire non solo da parte mia. Un bestemmione di quelli che farebbero rizzare i capelli sia al Papa che dall’ultimo curato di campagna che celebra ancora la messa con il Rito Tridentino.

Mediaset aveva messo in atto il dispetto a Sky, criptando il segnale sul satellite Hot Bird 13, non essendo da quel momento più FTA – Free To Air, perché il segnale veniva ripreso dalla piattaforma a pagamento di Sky – impedendo a tutti i cittadini europei di vedere i programmi Mediaset, rinchiudendo il segnale satellitare attraverso la piattaforma  TV Sat, solo per l’Italia e gli italiani residenti in patria che, a causa di zone d’ombra, non sono raggiunti dal segnale del digitale terrestre.

Per fortuna ci stracciano i coglioni ogni giorno con il mondo globalizzato e altre bischerate, salvo poi mettere in atto strategie industriali degne dei due confinanti del podere del primo film di Don Camillo, i Filotti e i Della Bruciata.

Mossa intelligente diranno alcuni.  Mossa stupida diranno altri.

Già, perché è come se uno per fare un dispetto a un concorrente decidesse di prendere il trapano a percussione, montare la punta più grossa e trapanarsi un testicolo, sicuro che il concorrente soffrirà per questa scelta di auto castrazione. 

Praticamente questo è  ciò che ha fatto Mediaset.

Infatti la sua scelta suicida le si sta ritorcendo contro.

 Gli ascolti sono in preoccupante caduta libera e di riflesso anche gli investitori pubblicitari stanno dirottando le loro risorse verso altre reti televisive, prime fra tutte la Rai, che continua a trasmettere i canali Rai 1, 2 e 3, i generalisti, ma anche altri, sul satellite  in modalità FTA – Free To Air e su TV Sat.

Sicuramente a causa di questa decisione sta perdendo non solo Mediaset – se l’è cercata e voluta, ma sta danneggiando gli italiani residenti all’estero che seguivano i programmi via satellite e molti cittadini stranieri che avevano nei loro pacchetti televisivi via cavo i canali Mediaset, ora criptati.
Infatti  il provincialismo italiano ha scordato è che i canali  satellitari italiani  FTA – Free To Air, all’estero o poco tanto fanno parte del bouquet dei canali inseriti nelle offerte di questi venditori di servizi televisivi, perché esiste un universo di stranieri che amano vedersi le fiction, i film italiani, gli show in lingua originale e non doppiati, magari alla cazzo di cane, standosene comodamente seduti in poltrona, in salotto, dopo cena.

 Senza contare il danno fatto agli studenti che nei loro Paesi studiano la lingua italiana, agli  imprenditori, ma non solo, anche semplici turisti,  che viaggiano per lavoro dai loro Paesi per l’Italia, e  amano tenersi aggiornati, seguendo i canali Mediaset, che oggi non vengono più invogliati all’acquisto di determinati prodotti reclamizzati in quelle reti, perché sono stati violentemente mutilati di questa possibilità, che danneggia  non solo gli italiani in Italia e residenti all’estero per svariati motivi,  ma anche gli investitori pubblicitari, in quanto si sono visti togliere visibilità continentale, e costretti a riposizionare i loro investimenti pubblicitari nella TV di Stato, la quale sicuramente si sfregherà le mani per la gioia, in quanto questa mossa danneggia in primis i loro fatturati.

Con termini diversi lo afferma anche “Il fatto quotidiano”, nel suo articolo: “Mediaset, costa caro l’addio alla piattaforma Sky: oltre un punto di share in meno. Freccero: “Errore industriale”. Simonelli: “Autogol” di Claudia Rossi.  

Solo che l’analisi, a mio avviso, non tiene conto della perdita degli telespettatori europei, e quindi il danno economico, non solo per Mediaset, ma per l’economia italiana, potrebbe essere più elevato, se si tenesse conto anche di questa quota non indifferente di telespettatori continentali persi, privati della ricezione satellitare  FTA – Free To Air.

Le perdite reali però non si possono effettivamente quantificare nel breve termine, ma ci vorrà, a mio avviso, almeno un anno per comprendere come l’emorragia reale, su base europea, di telespettatori causerà perdite ben più elevate del mancato accordo con Sky, danneggiando anche il Made in Italy italiano, il quale attraverso i canali Mediaset, disponibili gratuitamente sul satellite in scala continentale, venivano veicolati e visti da un numero di potenziali consumatori che adesso l’Italia ha praticamente perduto.

Marco Bazzato
02.10.2015

martedì 29 settembre 2015

Auguri di compleanno 2015, grazie a tutti!


So che sono in terribile ritardo per ringraziarvi e mi scuso con ognuno di voi. È il 29 settembre e il mio genetliaco, capezzoli, manco fossi un Re, è caduto, facendosi male perché ormai vecchio bolso claudicante, il 25 di settembre. Ma come dice un detto: è più meglio tardi che mai, no?

Quindi eccomi qui.

 Anche quest’anno siete stati veramente in tanti un flusso inarrestabile, come un emorragia che colpisce un soggetto affetto da emofilia d’affetto benigna e non mortale, che mi ha scaldato il cuore, senza soluzione di continuità, per tutta la giornata, iniziando alle 00.00 del 25 settembre e terminando alle 00.00 del 26.
Siete stati in tanti, tantissimi. Via Facebook, via mail, via cellulare, con sms, tramite whasApp, Viber e chi più ne ha più ne metta.

Che dirvi e che volere di più da ognuno di voi?

Tra i tutti, scusate emi se non menziono gli altri, voglio ringraziare Alfonso Roberto Messina per il fotomontaggio alcolico che mi ha dedicato su Facebook e che voglio condividere.  Per la verità è il primi regalo di questo tipo che ricevo in vita mia e onestamente mi ha spiazzato positivamente. Grazie, Alfonso!
Un abbraccio a voi tutti!

Marco

Marco Bazzato
29.09.2015

lunedì 28 settembre 2015

“Volkswagen, l’inquinamento? È Cosa Nostra!”

Ci sta poco da girarci attorno. È una settimana che godo come un cammello infoiato. Che godo come un vulcaniano alle prese con il Pon Farr, detto anche “La febbre del sangue”, vedi episodio di Star Trek TOs,  Amok Time del 1968, da quando è scoppiato, partendo dagli Stati Uniti, lo scandalo  Volkswagen, sulle autovetture dalle emissioni taroccate, che come una tempesta di sabbia del Sahara, ha investito praticamente tutto il mondo motorizzato.

È la goduria di vedere i nostri amati amici teutonici, che praticamente si sono fatti trovare con le braghe abbassate e che stanno subendo un atto contronatura di sodomia planetaria, da parte, non solo dei governi infuriati come bisce, per quanto avvenuto, ma ormai anche dalle palle iniziano a fumare dei proprietari di questi modelli, ai quali toccherà per lo meno perdere una mezza giornata, per, quando sarà il momento, portare il  mezzo taroccato e adulterato, dal concessionario della casa automobilistica, fondata nel 1937,  ai tempi del nazismo, per volere dello stesso Adolf Hitler, infatti Volkswagen significa “vettura del popolo”, oggi non certo buona per le tasche di cani e porci,  a far rimappare, a spese della Volkswagen, , la centralina incriminata di tale burdello.

Ci stanno però una serie di domande che credo assalgano tutti i lettori. Innanzitutto il silenzio omertoso dell’Unione Europea, la quale sapeva almeno dal 2013, stando alle informazioni di stampa, che in alcuni specifici motori a nafta, più bello il termine nafta, sa più da grande inquinatore, vedi quel bel fumo nero e oleoso dei trattori o dei motori a nafta degli anni ’80, sputavano dai tubi di scappamento, gas superiori a quanto dichiarato in fase di omologazione al banco. Ma come spesso accade con i grandi gruppi industriali a livello planetario, ci si accorge che la merda inizia a puzzare solo quando il cesso si  tappa e il solido marrone rischia di cadere sul pavimento, appestando tutto il cesso, emanando soffici effluvi ammazza olfatto.

Quanti effettivamente sapevano di questo problema? Sempre stando alle informazioni di stampa, la cosa era emersa negli Stati Uniti nel 2014, ma si è aspettato come spesso accade, a discapito della salute pubblica, il momento politico opportuno per ammazzare il maiale con la macellazione Haal, pardon, per assestare un bel colpo di reni non solo alla credibilità tedesca, ma soprattutto per tramortire la cancelliera teutonica, che sembra ormai perdere colpi, peggio di un vecchio motore ad aste e bilancieri, con tanto di valvole consumate e fasce elastiche contenitive  usurate, che consuma olio a più non posso.

Una voce però ancora non si è fatta sentire: quella degli ambientalisti. Strano, quelli gridano anche se si piscia fuori dal boccale, se un non si tira lo sciacquone dopo aver defecato, o se le stalle colme di vacche, emettono gas metano. Ma in questo frangente? Silenzio assoluto, mutismo. Che abbiano tutti la VW e non vogliano andarsene via a piedi, magari mostrando al mondo che, da ambientalisti, usano autovetture a nafta che inquinano più del culo di una vacca?
La cosa più assurda di tutte è che nessuno al momento ha crocifisso e lapidato l’azienda che ha prodotto la centralina, che non è la Volkswagen, ma bensì la Bosh, sempre tedesca. Su di lei nessuno strale, nessuno ha puntato pubblicamente il suo CEO,  i dirigenti e i suoi tecnici, visto che alla fine, certo, la Volkswagen, ha commercializzato dei veicoli a nafta inquinanti, ma l’inquinamento sembrerebbe non dovuto tanto ai motori, ma alla centralina prodotta dalla Bosh, la quale comprendeva benissimo quando il tubo di scappamento di un mezzo sul rullo della revisione, quando gli veniva infilato nell’ano la sonda dell’opacimetro, passava in modalità “risparmio” tenendo le emissioni di gas entro i limiti di omologazione. 

Un po’ come fanno gli adolescenti quando, bravi e beati loro, iniziano a fumare di nascosto e come troiette infoiate, prima tornare a casa, si appestano di profumo gli abiti, mettendosi in bocca qualche centinaio Halls Mentho-Lyptus Extra Strong, per nascondere l’odore sigaretta, dopo essersi fatti fuori un pacchetto di Malboro, o di Lucky Strike senza filtro, convinti,  poveri illusi, che quella cagna da tartufi della madre, non li senta puzzare, appena entrano a casa, e questi, come scolaretti che a scuola hanno riempito la turca di carta igienica, cercano barbare e vili giustificazioni e la madre, sempre più incazzata come una biscia assetata di sangue e con le fauci colme di veleno, non vede l’ora di  prendere a randellate quel suo ovulo fecondato da, non ricorda nemmeno lei chi, mendaci e falsi come una  banconota da 600 mila lire!

 L’azienda produttrice della centralina, stramente tace. Anzi, peggio ancora viene esentata dal ciclone che ha colpito la Volkswagen. Nessun CEO si è dimesso, in quanto non poteva non sapere, non sono giunte notizie di indagini interne e della magistratura tedesca, per capire chi abbia ordinato cosa e chi, tra chi sapeva che “l’adulterazione” era un reato, abbia taciuto o sia stato fatto tacere. Ma è chiaro che, come si diceva  ai tempi di Tangentopoli in Italia, “I vertici non potevano non sapere!”.

Perché, diciamocelo, se a un fornitore esterno, e la Bosh è un fornitore esterno della Volkswagen, impartisci l’ordine di produrre qualcosa di fraudolento, chi opera direttamente sulla creazione di questo software, doveva conoscere le leggi dei vari Paesi e di conseguenza avrebbe dovuto avvisare i suoi superiori che si stava commettendo un reato. Ma su questo versante, zero assoluto e la cosa di per se puzza più dello scandalo stesso, perché la Bosh, dati del 2011, ha un fatturato di 51,4 miliardi di Euro, contro i 197 della Volkswagen, del 2013. Quindi si auspica che le class action che stanno partendo in mezzo mondo, azzannino alla gola gli utili della Volkswagen, così come quelli della Bosh, essendo esecutrice materiale della “adulterazione” delle centraline, complice di quanto avvenuto, visto che è palese che la colpa non è dei motori a nafta Ea189, ma delle centraline taroccate dalla Bosh.

Parafrasando “The Godfather” “Il Padrino” di Mario Puzo, ricordando una celebre copertina di un settimanale tedesco di tanti anni fa, sembra che si sia sparsa la voce che recita: “Volkswagen, l’inquinamento?  È Cosa Nostra!”

Marco Bazzato
28.09.2015

giovedì 24 settembre 2015

Scandalo Volkswagen, aforisma!

Henry Ford diceva:
 “Quando vedo passare un’Alfa Romeo, mi tolgo il cappello.”
Ora, senza avere la presunzione di essere costui, affermo:

Quando vedo passare una Volkswagen, a scopo precauzionale, indosso la mascherina!”


Marco Bazzato

mercoledì 23 settembre 2015

Intervista a Marco Bazzato, pubblicata il 19 settembre 2015, rilasciata al quotidiano nazionale bulgaro “Duma”




Intervista a Marco Bazzato, pubblicata il 19 settembre 2015, rilasciata al quotidiano nazionale  bulgaro “Duma” al giornalista Boris Dankov, traduzione dall’italiano al bulgaro di Vessela Lulova Tzalova.
L’annuncio dell’articolo è stato messo in prima pagina, a sinistra, sotto il titolo della testa e si trova a pagina 10, per poi riprendere e terminare a pagina 29.


  - Signor Bazzato come hai fatto a finire nel nostro paese, e con cosa vi ha attratto la Bulgaria?
Come per quale motivo?  (sorride). Mia moglie è bulgara e quando ho visitato il Paese per la prima volta, mi è piaciuto nel suo insieme, nonostante tutte le sue stridenti contraddizioni.  Indipendentemente da queste contraddizioni, sono convinto che  i sentimenti che provo verso questo Paese, sono nate proprio a forti contrasti, che a volte, dal mio punto di vista, superano la logica della ragione.           Alla base di ciò comunque ci sta al primo posto l’amore.

 -  Cosa pensa dei bulgari,  per la loro mentalità,  carattere nazionale, e spiritualità?

Definire i bulgari senza cadere negli stereotipi non è facile. Si rischia di scivolare nei luoghi comuni. Posso dire che in generale hanno apertura mentale e accettano e ascoltano tutte le opinioni, ma fanno di testa loro, come è giusto che sia. A differenza di molti italiani, sono più rapidi nel prendere decisioni. Se al bulgaro stai sullo stomaco, rassegnati. Ma se gli stai simpatico, è difficile che ti pugnali alle spalle. Se però poi decide di farlo, lo fa guardandoti negli occhi: insomma, il buon sano sangue balcanico.

  - Lei vive qui già da diversi anni.. Quali caratteristiche bulgare le piacciono di più e quali meno?
Non è nel mio stile esprimere opinioni estreme, come ad esempio quale caratteristica bulgara  mi piace e cosa non mi piace, preferisco condividere con voi ciò che continua a stupirmi.
La costanza e l’impazienza. Sono due facce della stessa medaglia e non si sa mai quale compaia.
Impazzisco per la lentezza nel bere il caffè.  Così lentamente che quando un bulgaro beve il caffè, al nettare nero arriva sicuramente il rigor mortis!
A tavola, durante l e festività religiose e civili in famiglia, non hanno eguali.  In passato credevo che solo i veneti mettessero radici sulla sedia, i bulgari, le sedie le bucano addirittura,  facendo sprofondare le radici nel pavimento. Per non parlare della quantità di carni e salumi sulle tavole, dove il vegetariano o chi fa una dieta povera di grassi, viene visto quasi con sospetto. Povera gente, cadendo subito nell’elenco dei sospettati.  Stavo per dimenticare, sale senza risparmio, acqua a richiesta, come se berla fosse disdicevole (sorride), come avere un parente non invitato in casa, tra il gran bazar di vino, rakia, superalcolici, birra e bevande gassate, che zampillano copiose. Coronarie, pressione arteriosa, fegato, bile e stomaco quel giorno non festeggiano, pregando di sopravvivere!

  - Lei dice che  scrive  per necessità interiore e non per vocazione. È veramente così?
Anche le vocazioni nascono da necessità interiori generate da traumi, conflitti irrisolti o cicatrici che hanno fatto deviare il percorso dell’esistenza.
All’inizio ero come l’eruzione dell’Etna, dove il magma, usciva come una colata lavica di parole.
Con maturità si cambia. Ma alla base ci sta la necessità, quando le dita iniziano a prudermi, di far uscire la storia che reclama vita, ma non dovete pensare che come scrittore mi approfitti della storia, no, la verità è che questa storia “mi usa” per darle sostanza.

  - Lei dice che la scrittura guarisce le sue ferite  e i suoi tormenti personali. Questo per
 Lei equivale a una sorta di terapia?
Nel mio caso sicuramente sì, perché è un impegno liberatorio per lo spirito. Non è obbligatorio essere scrittore professionista, basta avere il desiderio, almeno un briciolo di talento e sentire il bisogno di esprimere gioie e dolori, tramite questa forma d’arte, è liberatorio. Non molti sono disposti ad accettare questa “parto in casa”,e preferiscono il “parto assistito”, cioè è più facile rivolgersi allo psicologo o allo psicanalista, facendo piangere l’anima innanzi a costoro, invece che sul foglio bianco.

    - Il suo libro "libero arbitrio" è stato pubblicato in bulgaro nel 2003. Questo è il suo primo libro?
Sì, Libero Arbitrio” è stato il mio primo libro ed è stato un libro travagliato per molteplici aspetti. In precedenza scrivevo sotto pseudonimo, quando mi sono fatto le ossa, ho lasciato posto al mio vero nome.

  - Poi di “Il campo del vasaio, .Mt.27.7,  poemi d'amore e morte",in  bulgaro e italiano che ha ricevuto il Premio Europeo per la poesia a Taranto. Questo libro è dedicato alla Bulgaria. Perché?
Perché oggi come allora credo in questo Paese. La Bulgaria, così come l’Italia,  li vedo come due  vastissimi appezzamenti di terreno nella penisola balcanica e appenninica, coltivati però macchia di leopardo, dove crescono, come dappertutto delle malerbe. Entrambi sono terre fertili, ma da dissodare e da arare, per essere seminati, “senza ogm”, “ricevendone ottimi raccolti”. In entrambi i Paesi non mancano gli “agricoltori” , ma purtroppo non tutti sono nei posti giusti e quelli inadeguati preferiscono rimanere appollaiati sulle loro poltrone, piuttosto che prendere la zappa e andare a zappare.

  - Poco tempo fa è uscito il romanzo “Aborto d’amore, il cui tema è il diritto alla felicità personale e  la violazione o della libertà individuali  da parte dei mass media  e l'intolleranza della società. Questa non è che una continuazione del tema del "libero arbitrio"?
Il tema del “Libero arbitrio”,è sempre  presente, anche nei miei romanzi, partendo da Progetto Emmaus. Ogni essere umano ricerca la felicità personale, ma come per il libero arbitrio, non sempre abbiamo gli strumenti per usarla al meglio anzi, spesso ne abusiamo, danneggiando noi stessi e gli altri.
L’intolleranza è inscritta nell’uomo e quindi della società. Ogni volta che ci illudiamo di averla debellata, ritorna sotto forma di tolleranza. E la tolleranza non è altro che intolleranza latente. Prima o poi esplode. Tolleranza, accettazione e reciprocità non sono sinonimi, e spesso, anche per colpa dei media, sono utilizzati in modo fuorviante.

- In un suo discorso ha dichiarato che l'uomo moderno non si discosta molto dall’uomo Neanderthal. Per quale ragione la pensa così?
L’Uomo di Neanderthal aveva un pregio: ammazzava e cacciava per sopravvivere e in scala locale, mentre noi, uomini contemporanei, stiamo distruggendo il pianeta, ci ammazziamo su scala planetaria, con metodi sempre più sofisticati e tecnologici. Questa la chiamo evoluzione primitiva.

 - In che modo e in quali cose ci assomigliamo con  "homo sapiens primitivo?"
Per l’atrocità. Coloro che detengono le redini reali del potere, in quanto mandati e/o  finanziatori occulti, non sono differenti delle scimmie che frantumavano le ossa  dei loro nemici nel film  di Stanley Kubrik,  “2001 – Odissea nello Spazio”, del 1969.
Forse per il bene del Pianeta, l’Homo Sapiens Sapiens dovrebbe essere sostituito da una specie umana eticamente ed empaticamente più evoluta e non votata all’autodistruzione. Il fatto che l’umanità è giunta fino ad oggi, non significa che ci sarà domani.

  - Pensa che siamo “subdolamente forti verso i deboli e rigidamente servili i forti" servili e ossequiosi al "cosiddetto potente." Giusto?
Basta vedere come vanno le cose a livello politico europeo. Le direttive che provengono dall’Unione Europea si accettano proni  dai politici locali, non importa di quale nazionalità o schieramento.  Mi chiedo, all’epoca quanti parlamentari italiani, ma non solo, si sono letti prima di approvarlo, quasi all’unanimità, il Trattato di Lisbona, la Costituzione Europea? Gli Stati hanno ceduto, senza consultare i cittadini, grosse fette di sovranità nazionale. Questo è solo uno degli esempi riferiti a “deboli con i forti e forti con i deboli”.

  - Cosa ne pensi della violenza come caratteristica dell'uomo moderno?
Siamo tutt’ora in preda a passioni che non sappiamo o peggio non vogliamo controllare, perché razionalità, intelligenza emotiva ed empatia, non sono tra gli istinti primitivi e primordiali della specie umana.

        - Siamo testimoni di guerre senza fine e di una nuovo "grande esodo di popoli". Fino a dove si giungerà, se il mondo continua a muoversi in questa spirale pericolosa?
Era stato previsto tutto trent’anni fa. All’epoca un missionario comboniano mi disse che se non si smetteva di depredare Africa e Medio Oriente, quelle popolazioni si sarebbero riversate in Europa. La realtà oggi è innanzi ai nostri occhi. Senza contare che il nuovo business grigio all’interno dell’ Unione Europea come ad esempio la nuova e moderna impresa quella dei centri di accoglienza, , fatto con i denari dei fondi europei,  che  drena risorse, che sono linfa vitale agli stesi cittadini europei. Alla fine però quelli che alla lunga pagheranno i costi più elevati, saranno non solo i Paesi che continuano ad essere destabilizzati da fuori,  ma anche l’Europa e gli europei stessi.

   - Cosa ne pensi del futuro dell'Europa - della Bulgaria e l'Italia?
L’Unione Europea adesso è come vecchia Moskvitch che emette un eccesso di anidride carbonica nell’aria. È un nodello superato, ma nessuno sa, o peggio, vuole aggiornarla, rendendola più economica, impegnando meglio i denari dei cittadini europei, bulgari e italiani compresi.
L’Italia ha perso molta dell’attrattiva che aveva in passato e come la Bulgaria oggi, non riesce a esprimere tutte le sue potenzialità, nonostante il patrimonio naturale e culturale di prim’ordine, e non per caso Plovdiv e Matera saranno le due capitali della cultura nel 2019. Questa occasione non deve essere un punto di arrivo, ma di partenza per aumentare l’interesse anche verso altre città bulgare. Si devono trovare modi per attirare ancor di più turisti stranieri, che con lo stesso desiderio con il quale visitano l’Italia, inizieranno a visitare anche la Bulgaria per poter davvero conoscerla ed apprezzarla.
Una cosa che mi ha fatto rammaricare e questo rammarico prosegue anche oggi è  che la Bulgaria abbia perso l’occasione con l’Expo di Milano. Mi spiace per il mancato ritorno economico che il Paese avrebbe potuto avere, sia nel campo del turismo, così  come in altri settori, che il Paese avrebbe potuto avere, se fosse stato presente in un così alto consesso mondiale.
-          È ottimista o pessimista sul futuro del mondo?
Indipendentemente da tutto sono un ottimista, e mi piacerebbe che la specie umana di domani fosse migliore di quella passata. Però…

 - Qual è il tuo motto come scrittore?
Il foglio bianco è la mia malattia, la penna è la mia cura.
        - Grazie.
Grazie a Lei.



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