venerdì 13 novembre 2015
Presentazione di Aborto d’amore - Аборт от любов, a Montana - Монтана, Bulgaria - България
Montana - Монтана,
Bulgaria – България, 09-10 novembre 2015
Per chi non l’avesse
mai visto, l’autunno bulgaro ha dei colori particolari. Colori che diventano
speciali, non lo scrivo per lisciare il pelo a nessuno, quando si raggiunge il
nord Bulgaria.
È ciò che hanno visto i
miei occhi una volta giunto nella zona pedemontana della Stara Planina, o
Balcani (penisola Balcanica, così denominata per l’omonima catena montuosa che attraversa
la Bulgaria) nella città di Montana -
Монтана , città di origine antichissime, tant’è che tra le altre cose, esistono
ampie vestigia romane. La città è situata a poche decine di chilometri dal
confine con la Serbia. Un autunno che mi ha fatto ricordare i colori del film
del 2000, “Autunno a New York”, con Richard Gere, con i mulinelli di dorate
foglie morte che, in certi punti vorticavano furiosamente, per poi depositarsi,
come a voler dormire per sempre, lungo i margini delle strade.
Già all’ingresso della
città quello che mi ha colpito è stata l’estrema pulizia delle strade, l’erba
tagliata nei vialetti e lungo i bordi delle strade. Questo ottimo biglietto da
visita dimostra come il Paese abbia finalmente perso quella triste patina di
trascuratezza che purtroppo in passato lo aveva caratterizzato, trascuratezza
avvenuta negli anni immediatamente successivi alla caduta del Muro di Berlino,
alla faccia di chi dice che in Bulgaria le cose non cambiano mai. Cambiano,
eccome, ma con i loro tempi.
La città regionale di
Montana – Монтана mi ha fin da subito mostrato il suo volto migliore, ampie
strade, traffico scorrevole e fluido e soprattutto la città, a nord un panorama
montano che non ha nulla da invidiare ad altre rinomate località
dell’Occidente, dove si possono fare lunghe passeggiate, a diretto contatto con
una natura che benevolmente osservante, ti accoglie.
Arrivati in centro
della città – dove domina l’architettura del tempo del socialismo, che però a
modo suo, per quanto mi riguarda, tendo a rivalutarla, in quanto nelle sue
forme squadrate e apparentemente incolori e grigie, uguali l’una all’altra, ci
sta un armonia che oggi andrebbe reinterpretata
riconsiderata e sopratutto non letta in chiave ideologica – ci siamo recati alla biblioteca regionale Geo
Milev - Гео Милев, dove la direttrice, la dottoressa Kety Kostadinova - Кети
Костадинова, ci ha calorosamente accolti nel suo ufficio.
Ma il tempo stringeva. Eravamo attesi al liceo
linguistico Peter Bogdan- Петър Богдан per un incontro con degli studenti selezionati
e partecipanti a un corso di scrittura creativa, tenuto dalla professoressa Elka
Babaceva - Елка Бабачева.
Incontrare nella veste
di scrittore una classe, in un primo momento ogni volta ti crea un nodo allo
stomaco. Entri in classe. Sei osservato.
Osservi loro. Solo che i miei due occhi
sono poca cosa rispetto alla moltitudine di occhi che ti osservano, dove ognuno
ti vede da una prospettiva differente dalla tua, la sua, e quindi non sai mai
come andrà a finire. Comunque dopo la presentazione della direttrice della
biblioteca regionale, ho cercato di instaurare un dialogo con i ragazzi. Non mi
sono mai piaciuti i discorsi preparati, io stesso mi annoio quando tocca a me
ascoltare e so quanto tedio possono creare, per questo, in queste circostanze,
preferisco parlare a braccio. Pensieri e parole che si formano ed escono anche
osservando i volti, le espressioni dell’auditorio, in modo da veicolare la
comunicazione verso un terreno comune.
E le aspettative non sono state deluse.
Ho parlato del valore
della scrittura, di cosa significa essere scrittori e soprattutto del senso di
libertà che, innanzi al foglio bianco, ogni persona ha nell’addentrarsi dentro se
stesso, scoprendosi. Scoprendosi, specie
quando si è all’inizio, in modo diverso da ciò che credeva di essere. Ho
raccontato che ho iniziato a scrivere a un’età considerata tarda, ma questo ha
permesso di fare uscire le mie emozioni, anche se quando ero alle prime armi,
io stesso avevo paura di ciò che usciva.
I ragazzi hanno
ascoltato con attenzione, certo, come è normale, non si può essere interessanti
per tutto l’auditorio, ma alla fine l’importante è l’essenza e in quell’aula
l’essenza ci stava tutta, e questo spingeva la maggioranza dei presenti alla
curiosità e all’ascolto.
Quindi ho cercato di
rendere partecipi gli studenti, spingendoli a fare domande, perché è dal
dialogo e dal confronto che nascono le idee. È dalla conoscenza degli strumenti
dello scrittore che poi si forgiano i pensieri. E anche in questo caso le
attese non sono andate tradite. Prima timidamente una mano sollevata a porre la
prima domanda, poi al termine della risposta, la successiva e via discorrendo. Infatti
la maggior parte delle domande vertevano sui meccanismi del processo creativo, la molla o le molle che mi fanno partorire le idee. Ai giovani ho
detto che, nel mio caso, parto dal titolo, ossia metto un titolo provvisorio e
poi, da questo, la storia inizia a svolgersi, i personaggi prendono forma, ma
costoro, non fanno ciò che io voglio, ma ciò che loro sentono di dover fare e lo
scrittore è semplicemente un veicolo delle volontà dei personaggi, siano essi i
protagonisti o dei comprimari. Infatti, novantanove volte su cento, l’opera termina in modo differente da come era stata inizialmente
partorita, prima dell’inizio della scrittura.
Ho parlato agli
studenti del valore della rabbia, di come questa, tramite la scrittura possa
essere veicolata e di come questa, attraverso le parole, possa trovare sfogo,
muovendosi attraverso percorsi creativi e non distruttivi. Così come ho
evidenziato il valore della lettura, di qualsiasi tipo di lettura. Non solo i
cosiddetti libri imposti dai docenti, ma lettura intesa con il piacere di
scegliersi un libro, una storia, un saggio, secondo le proprie attitudini e interessi,
perché la lettura espande gli orizzonti, espande i pensieri e soprattutto
permette di interpretare la realtà circostante, vedendola attraverso processi cognitivi diversi e diversificati.
Terminato l’incontro
con gli studenti, dopo una breve pausa, è giunto il momento della presentazione
di “Aborto d’Amore” - “Аборт от любов”, tradotto dall’italiano al bulgaro da
Teodora Ivanova - Теодора Иванова , e pubblicato da MBIL Agency Editore di Sofia – Bulgaria -
presso la biblioteca regionale Geo Milev - Гео Милев della città di Montana - Монтана.
La serata è stata condotta dalla direttrice, la dottoressa Kety Kostadinova - Кети
Костадинова. Il pubblico era variegato ed eterogeneo. Subito dopo la
presentazione dell’autore e dell’opera, mi è stata data la parola. A differenza
di una classe di studenti gli spettatori presenti all’evento erano incuriositi a
riguardo l’opera e sul fatto che toccasse una tematica femminile, scritta da un
maschio. Alla luce di questo ho spiegato che il mio era un omaggio alla donna e
che come uomo e come scrittore, ho provato a comprendere le difficoltà di una
gravidanza problematica e i relativi pensieri che potevano passare nella mente
della protagonista, i riflessi sulla sua vita, così in quella dei suoi cari.
Successivamente mi è
stato chiesto come mai la storia è stata ambientata in una provincia italiana.
Chiaramente narro l’Italia e la provincia italiana, perché oggi come allora,
credo che “Aborto d’amore” - “Аборт от любов” sia una storia universale. Ossia
innanzi agli eventi che sconvolgono la vita della famiglia Rampin,
difficilmente le reazioni a catena che poi sono avvenute, potevano essere
differenti se la famiglia fosse stata di Milano, di Roma, di Sofia o di
Montana, perché, ho ribadito, probabilmente i processi mentali ed emotivi potevano
essere gli stessi, indipendentemente dal luogo di residenza o nazionalità e
grado di istruzione.
Durante lo scambio di
domande e risposte con il pubblico, mi è stato chiesto come mai al momento non
abbia ancora scritto un romanzo ambientato in Bulgaria. Ho risposto che in
testa mi girano svariate idee, però nessuna di queste è ancora l’idea
giusta. Anche perché il rischio
conclamato è che eventualmente l’opera potrebbe essere vista come un’opera
piena di stereotipi e luoghi comuni, e non voglio incorrere in quell’errore,
per questo al momento tutte le idee rimangono confinate entro il mio limbo
mentale, in attesa di quella che sentirò essere la storia giusta che merita di
essere scritta.
Una domanda che
raramente è assente in queste presentazioni con un autore straniero è come
l’ospite vede il Paese e i cittadini. Vivendo in Bulgaria da molti anni e
avendo potuto toccare con mano nel corso del tempo alcune caratteristiche
peculiari, ho cercato di porre l’accento non tanto su come io vedo loro, ma su
come loro vedono se stessi e su come il loro vedersi, vuoi anche per il fatto
che la Bulgaria è un Paese piccolo, sussiste purtroppo una specie di senso di inferiorità nei
confronti dei cosiddetti grandi Paesi. Certo, non ho negato che i problemi
esistano, non hanno bisogno di uno
straniero per vederli, ma è l’approccio, ho cercato di spiegare che dovrebbe essere
cambiato. Ossia il pessimismo a volte cosmico che colpisce il bulgaro,
rammentando però come si dice in Italia, che “nelle botti piccole ci sta il
vino buono”. È sta al singolo scegliere se essere vino buono oppure aceto di
pessima qualità, senza nazionalismi e senza vittimismi.
In generale posso dire
che “Aborto d’amore” - “Аборт от любов” è stato accolto bene anche se con delle
resistenze in quanto non è stato mai nominato il tema cardine dell’opera, il
“romanzato gene dell’omosessualità”. Le medesime resistenze con cui il romanzo è
stato accolto dai lettori in Italia, i quali hanno espresso riserve a causa del
connubio tra l’eventuale diritto di aborto e il gene dell’omosessualità, dove,
con motivazioni culturali da parte bulgara (la cultura può evolversi) e ideologiche,
da parte italiana, (l’ideologia, viceversa, incancrenisce cultura e conoscenza)
diametralmente opposte.
La serata alla fine si
è terminata con l’autografare i libri dei lettori e la possibilità di scambiare
qualche parola con ognuno di loro.
Il giorno seguente ho
avuto l’onore di essere accompagnato a visitare la città da un cicerone di
eccezione: la direttrice del Museo Regionale di Storia, dottoressa, Svetlana
Stoilova - Светлана Стоилова, la quale ha spiegato la storia della città sin dal
tempo dei romani, con tanto di visita del lapidario, che rappresenta solo una
piccola parte, lapidi ritrovate nella città nel corso del tempo e le relative
iscrizioni in latino. La visita è proseguita ai resti del castello della città
che sovrasta il panorama, proprio sotto la diga di uno dei più grandi laghi
artificiali del Paese.
Desidero ringraziare
per la straordinaria accoglienza e ospitalità il sindaco della città di Montana
– Монтана, il dott. Zlatko Zhivkov - Златко
Живков, la direttrice della biblioteca regionale, la dott.ssa Kety
Kostadinova - Кети Костадинова, la prof.ssa Elka Babaceva -
Елка Бабачева, docente di lettere del
liceo linguistico “Peter Bogdan” e la p.r. della biblioteca regionale, la dott.ssa
Veselina Maldenova - Веселина Младенова e naturalmente ultima, ma non ultima,
mia moglie, in questo evento nelle vesti di interprete, dott.ssa Vessela Lulova
Tzalova - Весела Лулова Цалова.
Marco Bazzato
13.05.2015
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mercoledì 28 ottobre 2015
Presentazione di “Aborto d’amore” nella città di Montana - Bulgaria (Монтана - България)
La
Casa Editrice MBIL AGENCY e la Biblioteca Regionale “Geo Milev”
presentano
il romanzo
“Aborto
d’amore”
Invitiamo
tutti coloro che "non hanno paura di leggere” all’ incontro creativo con il
famoso scrittore italiano Marco Bazzato,
che presenterà il suo ultimo romanzo “Aborto d’amore”
Moderatrice
della serata: Keti Kostadinova.
La
serata si terrà lunedì 9 novembre 2015, presso la Biblioteca Regionale della città di Montana, Bulgaria
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sabato 3 ottobre 2015
Coming out del vescovo: "Sono gay e ho un compagno"
Non c’è che dire, è stato, come si diceva molti anni
fa, “uno scherzo da prete”, un gancio ben assestato da parte di un Monsignore che,
alla vigilia del Sinodo sulla Famiglia, ha deciso di uscire dall’armadio e
dichiarare, mostrando pubblicamente anche il proprio compagno – a molti viene
voglia di fare il pugno chiuso – la propria omosessualità, venendo giustamente
e prontamente licenziato in tronco, Krzysztof
Charamsa - teologo, ufficiale della Congregazione per la dottrina
della fede e segretario aggiunto della Commissione teologica internazionale
vaticana, oggi ha mandato letteralmente in fibrillazione i siti di mezzo mondo.
Ha fatto bene? Ha fatto male?
Dal suo punto di vista
ha fatto bene.
Ha il diritto di godere
appieno della sua felicità con la persona con il quale afferma di provare degli
affetti che vanno ben oltre lo spirituale e che sfociano nella carnalità, nella
fornicazione e nella lussuria. Liberissimo di farlo. È un suo diritto, ma non
dentro i gangli della Chiesa Cattolica, dove fino a questo momento continua a farne parte – si
auspica per poco, in quanto la riduzione allo stato laicale, dopo il macello
che sta provocando, dovrebbe essere una semplice formalità.
Il futuro ex Monsignore evidentemente non ha ben chiari i voti che in passato ha dato a momento dell’
ordinazione sacerdotale. Voti ha infranti uno ad uno, rendendoli carta zozza, lurida e putrida. Lo stesso chiaramente dicasi
per tutti gli altri sacerdoti che hanno comportamenti carnali con donne, dove
anch’essi si appestano nella lussuria, nella fornicazione, nel coito, fuori dai
dettami cristiani, rendendosi sporchi ed indegni nell’indossare l’abito talare
e i relativi paramenti sacri.
Non è perché costui si
è dichiarato omosessuale che la cosa sia più o meno grave e greve delle tentazioni della carne in
cui cadono vittime/carnefici dei propri istinti lussuriosi e bestiali molti
presbiteri che si a sollazzano nella
carnalità, accoppiandosi come cani in calore con femmine, sovente anche
maritate,, dentro le sagrestie o nelle canoniche o andando a puttane, travestiti,
trans, gay o peggio ancora, più sordidi e luridi, oltreuttto illegali sotto il profilo penale, dandosi atti carnali di
pedofilia.
Quindi il suo peccato,
secondo la Chiesa Cattolica, non è solo il peccato di essersi unito carnalmente
con un altro essere umano di sesso maschile. Il primo tradimento è stato contro
il voto del celibato – chi può sapere quante volte ha somministrato l’Eucarestia
o i sacramenti al temine di una ingroppata carnale con il suo “amichetto” – ha tradito uno dei principi fondati della
religione in cui ancora oggi asserisce ancora di credere.
Costui vorrebbe una Chiesa più aperta agli
omosessuali?
Il catechismo della
Chiesa Cattolica a tal riguardo è chiaro, ma l’ha calpestato, per un suo
interesse e piacere personale.
La Chiesa Cattolica, come qualsiasi libera
associazione ha le sue regole, i suoi statuti interni, i suoi credi e le sue
leggi. Se queste leggi a questo stanno strette, nessuno gli vietava di uscirne
allo scoccare dei primi pruriti omosessuali, e al cedere delle tentazioni della
carne – invece ha voluto continuare a servire Dio e Mammona, Matteo 6: 24 – e fondare la sua Chiesa “cristiana,” fatta “A Sua immagine e somiglianza” Genesi
1: 26-28, in collaborazione con l’Arcigay,
magari autoproclamandosi Vescovo o
Pastore, o meglio ancora Sommo Pontefice, come la Papessa Giovanna!
Purtroppo questo futuro ex
ecclesiastico ha seguito la moda di apertura inaugurata da Papa Francesco,
quando disse: “chi sono io per giudicarla”
– la persona gay, Nda – da tutti male interpretata come una apertura di credito
incondizionato agli omosessuali. Mentre il Papa, con la frase: chi sono io per giudicare” chi conosce un
po’ di Vangelo, avrà collegato subito il tutto con Matteo
7,1-5 .
Senza tra l’altro scordare ciò che scrive il
Catechismo della Chiesa Cattolica all’articolo 2357, che
tra le altre cose, espressamente dice: “Appoggiandosi sulla Sacra Scrittura,
che presenta le relazioni omosessuali come gravi depravazioni, la
Tradizione ha sempre dichiarato che « gli
atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati ». Sono
contrari alla legge naturale. Precludono all'atto sessuale il dono della vita…Un
numero non trascurabile di uomini e di donne presenta tendenze omosessuali
profondamente radicate. Questa
inclinazione, oggettivamente disordinata, costituisce per la maggior parte
di loro una prova. Perciò devono essere accolti con rispetto, compassione,
delicatezza”.
Oltre a quanto sopra va rammentato ciò che
scrive San Paolo ai Romani
1, 26-27 o i Corinzi
6, 9-10. Auindi il Krzysztof Charamsa sapeva benissimo, oltretutto in
quanto teologo, che inclinazione, oggettivamente disordinata, era contraria a tutti i
principi religiosi, etici e morali a cui era stato ordinato, secondo la vocazione di donarsi a Dio e alla Chiesa,
anima e corpo. Evidentemente però anima e corpo sono andati da qualche altra
parte e potrebbero fare la fine postulata da Dante Alighieri ne “La divina
Commedia”, dove i “sodomiti”, finiranno,
come recita il XV
Canto, nel VII cerchio dell’Inferno.
Evidentemente non ce la faceva
più e di questo gli va dato – quasi – onore.
Quasi.
Sì, perché la scelta del giorno non è stata
casuale, anzi, l’ha pensata bene. Infatti ha già un libro pronto in italiano e
in polacco, tanto per proteggersi le spalle economicamente, per garantirsi un
futuro, almeno nell’immediato, con il suo” amichetto del cuore”.
È chiaro che l’ala progressista
del Vaticano ne esce – giustamente – ridimensionata, visto che lo stesso
Pontefice, in casa d’altri, vedi il suo recente viaggio in America, dava troppo
spazio a queste aperture, con addirittura un omosessuale
dichiarato pro matrimonio gay, chiamato a leggere le letture, durante una
celebrazione liturgica. Adesso i
tradizionalisti si spera che diano il via a purghe Staliniane, metaforicamente parlando,
naturalmente, per eliminare i Giuda che
si “prostituiscono” per “trenta denari”
Gv, 13:
21-38, che albergano in seno al Vaticano e approfittano degli agi connessi
al loro ruolo per darsi alla lussuria, alla fornicazione, in spregio alla loro ordinazione,
in modo da fare un po’ di repulisti generale, separando il grano dalla pula,
vedi Parabola della Zizzania, Mt13:
24-30, gettando quest’ultima nel fuoco della Geenna, M
5: 29-30.
Marco Bazzato
03.10.2015
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venerdì 2 ottobre 2015
Guerra Mediaset Sky: chi vince e chi perde?
A mezzanotte del 08.09.2015
alle 00.00 ora italiana, 01.00 ora bulgara, quando il segnale dei canali
Mediaset, Canale 5, Italia 1 e Rete 4 è stato criptato, si è elevato un bestemmione mentale infinito. Vi posso garantire
non solo da parte mia. Un bestemmione di quelli che farebbero rizzare i capelli
sia al Papa che dall’ultimo curato di campagna che celebra ancora la messa con
il Rito Tridentino.
Mediaset aveva messo in
atto il dispetto a Sky, criptando il segnale sul satellite Hot Bird 13, non
essendo da quel momento più FTA – Free To
Air, perché il segnale veniva ripreso dalla piattaforma a pagamento di Sky –
impedendo a tutti i cittadini europei di vedere i programmi Mediaset, rinchiudendo
il segnale satellitare attraverso la piattaforma TV Sat, solo per l’Italia e gli italiani
residenti in patria che, a causa di zone d’ombra, non sono raggiunti dal
segnale del digitale terrestre.
Per fortuna ci
stracciano i coglioni ogni giorno con il mondo globalizzato e altre bischerate,
salvo poi mettere in atto strategie industriali degne dei due confinanti del
podere del primo film di Don Camillo, i Filotti e i Della Bruciata.
Mossa intelligente
diranno alcuni. Mossa stupida diranno
altri.
Già, perché è come se
uno per fare un dispetto a un concorrente decidesse di prendere il trapano a
percussione, montare la punta più grossa e trapanarsi un testicolo, sicuro che
il concorrente soffrirà per questa scelta di auto castrazione.
Praticamente questo è ciò che ha fatto Mediaset.
Infatti la sua scelta
suicida le si sta ritorcendo contro.
Gli ascolti sono in preoccupante caduta libera
e di riflesso anche gli investitori pubblicitari stanno dirottando le loro
risorse verso altre reti televisive, prime fra tutte la Rai, che continua a
trasmettere i canali Rai 1, 2 e 3, i generalisti, ma anche altri, sul
satellite in modalità FTA – Free To Air e su TV Sat.
Sicuramente a causa di
questa decisione sta perdendo non solo Mediaset – se l’è cercata e voluta, ma sta
danneggiando gli italiani residenti all’estero che seguivano i programmi via
satellite e molti cittadini stranieri che avevano nei loro pacchetti televisivi
via cavo i canali Mediaset, ora criptati.
Infatti il provincialismo italiano ha scordato è che i
canali satellitari italiani FTA – Free To Air, all’estero
o poco tanto fanno parte del bouquet dei canali inseriti nelle offerte di
questi venditori di servizi televisivi, perché esiste un universo di stranieri
che amano vedersi le fiction, i film italiani, gli show in lingua originale e
non doppiati, magari alla cazzo di cane, standosene comodamente seduti in
poltrona, in salotto, dopo cena.
Senza contare il danno fatto agli studenti che
nei loro Paesi studiano la lingua italiana, agli imprenditori, ma non solo, anche semplici
turisti, che viaggiano per lavoro dai
loro Paesi per l’Italia, e amano tenersi
aggiornati, seguendo i canali Mediaset, che oggi non vengono più invogliati all’acquisto
di determinati prodotti reclamizzati in quelle reti, perché sono stati
violentemente mutilati di questa possibilità, che danneggia non solo gli italiani in Italia e residenti
all’estero per svariati motivi, ma anche
gli investitori pubblicitari, in quanto si sono visti togliere visibilità continentale,
e costretti a riposizionare i loro investimenti pubblicitari nella TV di Stato,
la quale sicuramente si sfregherà le mani per la gioia, in quanto questa mossa
danneggia in primis i loro fatturati.
Con termini diversi lo
afferma anche “Il fatto quotidiano”,
nel suo articolo: “Mediaset, costa caro
l’addio alla piattaforma Sky: oltre un punto di share in meno. Freccero:
“Errore industriale”. Simonelli: “Autogol” di Claudia
Rossi.
Solo che l’analisi, a
mio avviso, non tiene conto della perdita degli telespettatori europei, e
quindi il danno economico, non solo per Mediaset, ma per l’economia italiana,
potrebbe essere più elevato, se si tenesse conto anche di questa quota non
indifferente di telespettatori continentali persi, privati della ricezione
satellitare FTA – Free To Air.
Le perdite reali però
non si possono effettivamente quantificare nel breve termine, ma ci vorrà, a
mio avviso, almeno un anno per comprendere come l’emorragia reale, su base
europea, di telespettatori causerà perdite ben più elevate del mancato accordo
con Sky, danneggiando anche il Made in Italy italiano, il quale attraverso i
canali Mediaset, disponibili gratuitamente sul satellite in scala continentale,
venivano veicolati e visti da un numero di potenziali consumatori che adesso l’Italia
ha praticamente perduto.
Marco Bazzato
02.10.2015
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Unione Europea
martedì 29 settembre 2015
Auguri di compleanno 2015, grazie a tutti!
So che sono in
terribile ritardo per ringraziarvi e mi scuso con ognuno di voi. È il 29
settembre e il mio genetliaco, capezzoli, manco fossi un Re, è caduto, facendosi
male perché ormai vecchio bolso claudicante, il 25 di settembre. Ma come dice
un detto: è più meglio tardi che mai, no?
Quindi eccomi qui.
Anche quest’anno siete stati veramente in
tanti un flusso inarrestabile, come un emorragia che colpisce un soggetto
affetto da emofilia d’affetto benigna e non mortale, che mi ha scaldato il
cuore, senza soluzione di continuità, per tutta la giornata, iniziando alle
00.00 del 25 settembre e terminando alle 00.00 del 26.
Siete stati in tanti,
tantissimi. Via Facebook, via mail, via cellulare, con sms, tramite whasApp,
Viber e chi più ne ha più ne metta.
Che dirvi e che volere
di più da ognuno di voi?
Tra i tutti, scusate
emi se non menziono gli altri, voglio ringraziare Alfonso Roberto Messina per
il fotomontaggio alcolico che mi ha dedicato su Facebook e che voglio
condividere. Per la verità è il primi
regalo di questo tipo che ricevo in vita mia e onestamente mi ha spiazzato
positivamente. Grazie, Alfonso!
Un abbraccio a voi
tutti!
Marco
Marco
Bazzato
29.09.2015
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Marco Bazzato
lunedì 28 settembre 2015
“Volkswagen, l’inquinamento? È Cosa Nostra!”
Ci sta poco da girarci
attorno. È una settimana che godo come un cammello infoiato. Che godo come un
vulcaniano alle prese con il Pon Farr, detto anche “La febbre del sangue”, vedi
episodio di Star Trek TOs, Amok Time del
1968, da quando è scoppiato, partendo dagli Stati Uniti, lo scandalo Volkswagen, sulle autovetture dalle emissioni
taroccate, che come una tempesta di sabbia del Sahara, ha investito
praticamente tutto il mondo motorizzato.
È la goduria di vedere
i nostri amati amici teutonici, che praticamente si sono fatti trovare con le
braghe abbassate e che stanno subendo un atto contronatura di sodomia
planetaria, da parte, non solo dei governi infuriati come bisce, per quanto
avvenuto, ma ormai anche dalle palle iniziano a fumare dei proprietari di
questi modelli, ai quali toccherà per lo meno perdere una mezza giornata, per,
quando sarà il momento, portare il mezzo
taroccato e adulterato, dal concessionario della casa automobilistica, fondata
nel 1937, ai tempi del nazismo, per
volere dello stesso Adolf Hitler, infatti Volkswagen significa “vettura del
popolo”, oggi non certo buona per le tasche di cani e porci, a far rimappare, a spese della Volkswagen, ,
la centralina incriminata di tale burdello.
Ci stanno però una
serie di domande che credo assalgano tutti i lettori. Innanzitutto il silenzio
omertoso dell’Unione Europea, la quale sapeva almeno dal 2013, stando alle
informazioni di stampa, che in alcuni specifici motori a nafta, più bello il
termine nafta, sa più da grande inquinatore, vedi quel bel fumo nero e oleoso
dei trattori o dei motori a nafta degli anni ’80, sputavano dai tubi di
scappamento, gas superiori a quanto dichiarato in fase di omologazione al
banco. Ma come spesso accade con i grandi gruppi industriali a livello
planetario, ci si accorge che la merda inizia a puzzare solo quando il cesso
si tappa e il solido marrone rischia di
cadere sul pavimento, appestando tutto il cesso, emanando soffici effluvi
ammazza olfatto.
Quanti effettivamente
sapevano di questo problema? Sempre stando alle informazioni di stampa, la cosa
era emersa negli Stati Uniti nel 2014, ma si è aspettato come spesso accade, a
discapito della salute pubblica, il momento politico opportuno per ammazzare il
maiale con la macellazione Haal, pardon, per assestare un bel colpo di reni non
solo alla credibilità tedesca, ma soprattutto per tramortire la cancelliera
teutonica, che sembra ormai perdere colpi, peggio di un vecchio motore ad aste
e bilancieri, con tanto di valvole consumate e fasce elastiche contenitive usurate, che consuma olio a più non posso.
Una voce però ancora
non si è fatta sentire: quella degli ambientalisti. Strano, quelli gridano
anche se si piscia fuori dal boccale, se un non si tira lo sciacquone dopo aver
defecato, o se le stalle colme di vacche, emettono gas metano. Ma in questo
frangente? Silenzio assoluto, mutismo. Che abbiano tutti la VW e non vogliano
andarsene via a piedi, magari mostrando al mondo che, da ambientalisti, usano
autovetture a nafta che inquinano più del culo di una vacca?
La cosa più assurda di
tutte è che nessuno al momento ha crocifisso e lapidato l’azienda che ha
prodotto la centralina, che non è la Volkswagen, ma bensì la Bosh, sempre
tedesca. Su di lei nessuno strale, nessuno ha puntato pubblicamente il suo CEO,
i dirigenti e i suoi tecnici, visto che
alla fine, certo, la Volkswagen, ha commercializzato dei veicoli a nafta
inquinanti, ma l’inquinamento sembrerebbe non dovuto tanto ai motori, ma alla
centralina prodotta dalla Bosh, la quale comprendeva benissimo quando il tubo
di scappamento di un mezzo sul rullo della revisione, quando gli veniva
infilato nell’ano la sonda dell’opacimetro, passava in modalità “risparmio”
tenendo le emissioni di gas entro i limiti di omologazione.
Un po’ come fanno
gli adolescenti quando, bravi e beati loro, iniziano a fumare di nascosto e come
troiette infoiate, prima tornare a casa, si appestano di profumo gli abiti,
mettendosi in bocca qualche centinaio Halls Mentho-Lyptus Extra Strong, per
nascondere l’odore sigaretta, dopo essersi fatti fuori un pacchetto di Malboro,
o di Lucky Strike senza filtro, convinti, poveri illusi, che quella cagna da tartufi
della madre, non li senta puzzare, appena entrano a casa, e questi, come
scolaretti che a scuola hanno riempito la turca di carta igienica, cercano
barbare e vili giustificazioni e la madre, sempre più incazzata come una biscia
assetata di sangue e con le fauci colme di veleno, non vede l’ora di prendere a randellate quel suo ovulo
fecondato da, non ricorda nemmeno lei chi, mendaci e falsi come una banconota da 600 mila lire!
L’azienda
produttrice della centralina, stramente tace. Anzi, peggio ancora viene
esentata dal ciclone che ha colpito la Volkswagen. Nessun CEO si è dimesso, in
quanto non poteva non sapere, non sono giunte notizie di indagini interne e
della magistratura tedesca, per capire chi abbia ordinato cosa e chi, tra chi
sapeva che “l’adulterazione” era un reato, abbia taciuto o sia stato fatto
tacere. Ma è chiaro che, come si diceva
ai tempi di Tangentopoli in Italia, “I vertici non potevano non sapere!”.
Perché, diciamocelo, se
a un fornitore esterno, e la Bosh è un fornitore esterno della Volkswagen,
impartisci l’ordine di produrre qualcosa di fraudolento, chi opera direttamente
sulla creazione di questo software, doveva conoscere le leggi dei vari Paesi e
di conseguenza avrebbe dovuto avvisare i suoi superiori che si stava
commettendo un reato. Ma su questo versante, zero assoluto e la cosa di per se puzza
più dello scandalo stesso, perché la Bosh, dati del 2011, ha un fatturato di
51,4 miliardi di Euro, contro i 197 della Volkswagen, del 2013. Quindi si
auspica che le class action che stanno partendo in mezzo mondo, azzannino alla
gola gli utili della Volkswagen, così come quelli della Bosh, essendo
esecutrice materiale della “adulterazione” delle centraline, complice di quanto
avvenuto, visto che è palese che la colpa non è dei motori a nafta Ea189, ma
delle centraline taroccate dalla Bosh.
Parafrasando “The
Godfather” “Il Padrino” di Mario Puzo, ricordando una celebre copertina di un
settimanale tedesco di tanti anni fa, sembra che si sia sparsa la voce che recita:
“Volkswagen, l’inquinamento? È Cosa Nostra!”
Marco
Bazzato
28.09.2015
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giovedì 24 settembre 2015
Scandalo Volkswagen, aforisma!
Henry Ford diceva:
“Quando vedo passare un’Alfa
Romeo, mi tolgo il cappello.”
Ora, senza avere la presunzione di essere costui, affermo:
“ Quando vedo passare una Volkswagen, a scopo
precauzionale, indosso la mascherina!”
Marco Bazzato
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mercoledì 23 settembre 2015
Intervista a Marco Bazzato, pubblicata il 19 settembre 2015, rilasciata al quotidiano nazionale bulgaro “Duma”
Intervista a Marco
Bazzato, pubblicata il 19 settembre 2015, rilasciata al quotidiano nazionale bulgaro “Duma” al giornalista Boris Dankov,
traduzione dall’italiano al bulgaro di Vessela Lulova Tzalova.
L’annuncio
dell’articolo è stato messo in prima pagina, a sinistra, sotto il titolo della
testa e si trova a pagina 10, per poi riprendere e terminare a pagina 29.
- Signor Bazzato come
hai fatto a finire nel nostro paese, e con cosa vi ha attratto la Bulgaria?
Come
per quale motivo? (sorride). Mia moglie
è bulgara e quando ho visitato il Paese per la prima volta, mi è piaciuto nel
suo insieme, nonostante tutte le sue stridenti contraddizioni. Indipendentemente da queste contraddizioni,
sono convinto che i sentimenti che provo
verso questo Paese, sono nate proprio a forti contrasti, che a volte, dal mio
punto di vista, superano la logica della ragione. Alla
base di ciò comunque ci sta al primo posto l’amore.
-
Cosa pensa dei bulgari, per la loro mentalità, carattere nazionale, e spiritualità?
Definire
i bulgari senza cadere negli stereotipi non è facile. Si rischia di scivolare
nei luoghi comuni. Posso dire che in generale hanno apertura mentale e
accettano e ascoltano tutte le opinioni, ma fanno di testa loro, come è giusto
che sia. A differenza di molti italiani, sono più rapidi nel prendere decisioni.
Se al bulgaro stai sullo stomaco, rassegnati. Ma se gli stai simpatico, è
difficile che ti pugnali alle spalle. Se però poi decide di farlo, lo fa
guardandoti negli occhi: insomma, il buon sano sangue balcanico.
- Lei vive qui già da
diversi anni.. Quali caratteristiche bulgare le piacciono di più e quali meno?
Non
è nel mio stile esprimere opinioni estreme, come ad esempio quale
caratteristica bulgara mi piace e cosa
non mi piace, preferisco condividere con voi ciò che continua a stupirmi.
La
costanza e l’impazienza. Sono due facce della stessa medaglia e non si sa mai
quale compaia.
Impazzisco
per la lentezza nel bere il caffè. Così
lentamente che quando un bulgaro beve il caffè, al nettare nero arriva
sicuramente il rigor mortis!
A
tavola, durante l e festività religiose e civili in famiglia, non hanno eguali.
In passato credevo che solo i veneti
mettessero radici sulla sedia, i bulgari, le sedie le bucano addirittura, facendo sprofondare le radici nel pavimento.
Per non parlare della quantità di carni e salumi sulle tavole, dove il
vegetariano o chi fa una dieta povera di grassi, viene visto quasi con
sospetto. Povera gente, cadendo subito nell’elenco dei sospettati. Stavo per dimenticare, sale senza risparmio, acqua
a richiesta, come se berla fosse disdicevole (sorride), come avere un parente
non invitato in casa, tra il gran bazar di vino, rakia, superalcolici, birra e
bevande gassate, che zampillano copiose. Coronarie, pressione arteriosa,
fegato, bile e stomaco quel giorno non festeggiano, pregando di sopravvivere!
- Lei dice che scrive
per necessità interiore e non per vocazione. È veramente così?
Anche
le vocazioni nascono da necessità interiori generate da traumi, conflitti
irrisolti o cicatrici che hanno fatto deviare il percorso dell’esistenza.
All’inizio
ero come l’eruzione dell’Etna, dove il magma, usciva come una colata lavica di
parole.
Con
maturità si cambia. Ma alla base ci sta la necessità, quando le dita iniziano a
prudermi, di far uscire la storia che reclama vita, ma non dovete pensare che
come scrittore mi approfitti della storia, no, la verità è che questa storia
“mi usa” per darle sostanza.
- Lei dice che la scrittura guarisce le sue
ferite e i suoi tormenti personali.
Questo per
Lei
equivale a una sorta di terapia?
Nel
mio caso sicuramente sì, perché è un impegno liberatorio per lo spirito. Non è
obbligatorio essere scrittore professionista, basta avere il desiderio, almeno
un briciolo di talento e sentire il bisogno di esprimere gioie e dolori,
tramite questa forma d’arte, è liberatorio. Non molti sono disposti ad
accettare questa “parto in casa”,e preferiscono il “parto assistito”, cioè è
più facile rivolgersi allo psicologo o allo psicanalista, facendo piangere
l’anima innanzi a costoro, invece che sul foglio bianco.
- Il suo libro "libero arbitrio" è
stato pubblicato in bulgaro nel 2003. Questo è il suo primo libro?
Sì,
Libero Arbitrio” è stato il mio primo libro ed è stato un libro travagliato per
molteplici aspetti. In precedenza scrivevo sotto pseudonimo, quando mi sono
fatto le ossa, ho lasciato posto al mio vero nome.
- Poi di “Il campo del
vasaio, .Mt.27.7, poemi d'amore e
morte",in bulgaro e italiano che ha
ricevuto il Premio Europeo per la poesia a Taranto. Questo libro è dedicato
alla Bulgaria. Perché?
Perché
oggi come allora credo in questo Paese. La Bulgaria, così come l’Italia, li vedo come due vastissimi appezzamenti di terreno nella
penisola balcanica e appenninica, coltivati però macchia di leopardo, dove
crescono, come dappertutto delle malerbe. Entrambi sono terre fertili, ma da
dissodare e da arare, per essere seminati, “senza ogm”, “ricevendone ottimi
raccolti”. In entrambi i Paesi non mancano gli “agricoltori” , ma purtroppo non
tutti sono nei posti giusti e quelli inadeguati preferiscono rimanere
appollaiati sulle loro poltrone, piuttosto che prendere la zappa e andare a
zappare.
- Poco tempo fa è
uscito il romanzo “Aborto d’amore, il cui tema è il diritto alla felicità
personale e la violazione o della
libertà individuali da parte dei mass
media e l'intolleranza della società.
Questa non è che una continuazione del tema del "libero arbitrio"?
Il
tema del “Libero arbitrio”,è sempre presente, anche nei miei romanzi, partendo da
Progetto Emmaus. Ogni essere umano ricerca la felicità personale, ma come per
il libero arbitrio, non sempre abbiamo gli strumenti per usarla al meglio anzi,
spesso ne abusiamo, danneggiando noi stessi e gli altri.
L’intolleranza
è inscritta nell’uomo e quindi della società. Ogni volta che ci illudiamo di
averla debellata, ritorna sotto forma di tolleranza. E la tolleranza non è
altro che intolleranza latente. Prima o poi esplode. Tolleranza, accettazione e
reciprocità non sono sinonimi, e spesso, anche per colpa dei media, sono
utilizzati in modo fuorviante.
- In un suo discorso ha dichiarato che
l'uomo moderno non si discosta molto dall’uomo Neanderthal. Per quale ragione
la pensa così?
L’Uomo
di Neanderthal aveva un pregio: ammazzava e cacciava per sopravvivere e in
scala locale, mentre noi, uomini contemporanei, stiamo distruggendo il pianeta,
ci ammazziamo su scala planetaria, con metodi sempre più sofisticati e
tecnologici. Questa la chiamo evoluzione primitiva.
- In che modo e in quali cose
ci assomigliamo con "homo sapiens
primitivo?"
Per
l’atrocità. Coloro che detengono le redini reali del potere, in quanto mandati
e/o finanziatori occulti, non sono differenti
delle scimmie che frantumavano le ossa dei loro nemici nel film di Stanley Kubrik, “2001 – Odissea nello Spazio”, del 1969.
Forse
per il bene del Pianeta, l’Homo Sapiens Sapiens dovrebbe essere sostituito da
una specie umana eticamente ed empaticamente più evoluta e non votata all’autodistruzione.
Il fatto che l’umanità è giunta fino ad oggi, non significa che ci sarà domani.
- Pensa che siamo “subdolamente
forti verso i deboli e rigidamente servili i forti" servili e ossequiosi
al "cosiddetto potente." Giusto?
Basta
vedere come vanno le cose a livello politico europeo. Le direttive che
provengono dall’Unione Europea si accettano proni dai politici locali, non importa di quale
nazionalità o schieramento. Mi chiedo,
all’epoca quanti parlamentari italiani, ma non solo, si sono letti prima di
approvarlo, quasi all’unanimità, il Trattato di Lisbona, la Costituzione
Europea? Gli Stati hanno ceduto, senza consultare i cittadini, grosse fette di
sovranità nazionale. Questo è solo uno degli esempi riferiti a “deboli con i
forti e forti con i deboli”.
-
Cosa ne pensi della violenza come
caratteristica dell'uomo moderno?
Siamo
tutt’ora in preda a passioni che non sappiamo o peggio non vogliamo controllare,
perché razionalità, intelligenza emotiva ed empatia, non sono tra gli istinti
primitivi e primordiali della specie umana.
-
Siamo testimoni di guerre senza fine e di una nuovo "grande esodo di
popoli". Fino a dove si giungerà, se il mondo continua a muoversi in
questa spirale pericolosa?
Era
stato previsto tutto trent’anni fa. All’epoca un missionario comboniano mi
disse che se non si smetteva di depredare Africa e Medio Oriente, quelle
popolazioni si sarebbero riversate in Europa. La realtà oggi è innanzi ai
nostri occhi. Senza contare che il nuovo business grigio all’interno dell’
Unione Europea come ad esempio la nuova e moderna impresa quella dei centri di
accoglienza, , fatto con i denari dei fondi europei, che
drena risorse, che sono linfa vitale agli stesi cittadini europei. Alla
fine però quelli che alla lunga pagheranno i costi più elevati, saranno non
solo i Paesi che continuano ad essere destabilizzati da fuori, ma anche l’Europa e gli europei stessi.
- Cosa ne pensi
del futuro dell'Europa - della Bulgaria e l'Italia?
L’Unione
Europea adesso è come vecchia Moskvitch che emette un eccesso di anidride
carbonica nell’aria. È un nodello superato, ma nessuno sa, o peggio, vuole
aggiornarla, rendendola più economica, impegnando meglio i denari dei cittadini
europei, bulgari e italiani compresi.
L’Italia
ha perso molta dell’attrattiva che aveva in passato e come la Bulgaria oggi,
non riesce a esprimere tutte le sue potenzialità, nonostante il patrimonio
naturale e culturale di prim’ordine, e non per caso Plovdiv e Matera saranno le
due capitali della cultura nel 2019. Questa occasione non deve essere un punto
di arrivo, ma di partenza per aumentare l’interesse anche verso altre città
bulgare. Si devono trovare modi per attirare ancor di più turisti stranieri,
che con lo stesso desiderio con il quale visitano l’Italia, inizieranno a
visitare anche la Bulgaria per poter davvero conoscerla ed apprezzarla.
Una
cosa che mi ha fatto rammaricare e questo rammarico prosegue anche oggi è che la Bulgaria abbia perso l’occasione con l’Expo
di Milano. Mi spiace per il mancato ritorno economico che il Paese avrebbe
potuto avere, sia nel campo del turismo, così
come in altri settori, che il Paese avrebbe potuto avere, se fosse stato
presente in un così alto consesso mondiale.
-
È
ottimista o pessimista sul futuro
del mondo?
Indipendentemente
da tutto sono un ottimista, e mi piacerebbe che la specie umana di domani fosse
migliore di quella passata. Però…
- Qual è il tuo motto come
scrittore?
Il
foglio bianco è la mia malattia, la penna è la mia cura.
- Grazie.
Grazie
a Lei.
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