lunedì 16 gennaio 2012

Costa Concordia: tutto sommato è andata bene?


Poteva andare peggio.

 Il naufragio della Costa Concordia si è dimostrato “un’opera d’arte di scherzosa imperizia marinaresca” degna di un dilettante, studente superbo delle sceneggiate napoletane, alle prese con una bagnarola di pochi metri, che si arrampica sugli spuntoni di scogli che si manifestano dalla mattina alla sera, facendo affondare il Concordia, come se le Sirene di Ulisse  avessero attratto “l’impubere” capitano di passaggio, amante delle trovate goliardiche.

 Mettersi a fare lo slalom tra gli scogli, non è stata una delle mosse più intelligenti, eppure in rapporto al numero dei presenti, tra passeggeri ed equipaggio, più di quattromila persone, il numero delle vittime è stato per fortuna risicato – attualmente ce ne sono sei di ufficiali e sedici dispersi, lo 0,5%.

Al Titanic andò peggio.

Ma c’è un aspetto che per certi versi può essere considerato positivo: sono stati testati sul campo i sistemi di sicurezza di abbandono della nave, impensabile da fare a livello teorico, anche utilizzando i migliori supercomputer esistenti, mostrando i limiti e la preparazione dell’equipaggio, mal addestrato, spesso che manco parlavano un briciolo di italiano, impauriti e con le scialuppe che scendevano a fatica sull’acqua. I protocolli si testano nelle condizioni reali e non in simulazioni certificate, dove tutti – come marionette – e senza la variante del panico, sanno dare il meglio di se, come tanti soldatini indottrinati nella Corea del Nord.

Ci sono stati dei ritardi – quasi un ora –  delle omissioni, a quanto sembra, ma sarà la magistratura ad appurarlo, causati dal comandate, che ha tardato a darne comunicazioni alla Capitaneria di Porto, ma, quando la macchia dei soccorsi si è attivata, nonostante l’umano panico tra i passeggeri, il deflusso è stato regolare e rapido, vista anche la vicinanza all’isola del Giglio e al dirottamento di altri mezzi navali, giunti in soccorso.

Per i detrattori va ricordati che alla fine il naufragio si è svolto sottocosta, a 150 Mt dalla riva, con gli stessi isolani che si sono apprestati a fornire i primi soccorsi, con coperte, qualcosa di caldo e indumenti asciutti, agli sventurati profughi.

Nessuno ne ha parlato, ma in quel maledetto venerdì 13 dello “slalom del capitano”, più di 1000 persone, in una sola botta, hanno perso il lavoro,ma nessuno ne parla, forse perché la maggioranza delle maestranze erano lavoratori stranieri, quindi non vanno ad incidere nelle percentuali dei disoccupati italiani, anche se nella conferenza stampa di oggi dell’amministratore delegato di Costa Crociere ha dichiarato che tutti i dipendenti della Concordia verranno ricollocati in altre navi. Staremo a vedere.

La cosa più “spassosa” è che l’Italia, ancora, è diventata, per colpa di un codardo, la zimbella del mondo, per lo stupro delle più elementari norme delle leggi del mare – e del buon senso, senza dimenticare che sempre il comandate, rivoluzionando le regole non scritte del mare, ha scelto di “dare l’esempio” ai croceristi, essendo stato tra i primi sopraggiunti a terra,  battendo sul tempo tutti gli altri, indice di scarsa sportività e di totale assenza di sprezzo del pericolo, nonostante fosse stato invitato, dalla Capitaneria di Porto, a rientrare a bordo.

Se non ci fossero di mezzo dei morti, i sopravvissuti traumatizzati, che presenteranno per mesi sindromi da stress post traumatico e le class action che colpiranno la Costa Crociere e tutti i responsabili, il rischio di inquinamento ambientale a causa delle tonnellate di gasolio presenti nella pancia del cruiser che giace addormentato su un fianco, che rischia di colare a picco, ci sarebbe da “ridere” per lo “spettacolo” che l’Italia ha mostrato al mondo, con i media che hanno spedito i loro inviati per i reportage e con le prime pagine di quotidiani e siti internet che hanno consumato milioni di pixel, per descrivere gli eventi.

Come andrà a finire? Si spera non a tarallucci e vino, ma con i colpevoli che pagheranno fino all’ultimo euro per i danni morali e materiali patiti dai croceristi, anche se si potrebbe pensare che alla fine, come ormai già si sta appurando, tutte le colpe saranno scaricate – giustamente – sul comandate, e con le compagnie di assicurazioni che faranno il possibile per non pagare i danni. Insomma, gli avvocati stanno affilando i coltelli per combattere all’arma bianca, pregustando parcelle succulente, pur di far sganciare meno euro possibile ai loro assisiti, lasciando in secca tutti i danneggiati...

Marco Bazzato
16.01.2012

lunedì 9 gennaio 2012

Boicottare la Golden Lady?

Continua la polemica sulla libertà imprenditoriale di de localizzare all’estero. Non ultima in ordine di tempo è il gruppo italiano Omsa, proprietaria del marchio Golden Lady, famoso anche all’estero, che ha deciso di de localizzare parte della produzione in Serbia. E da qui sono iniziate le polemiche, oltretutto strumentali, da parte delle forze politiche, così brave a pretendere la libertà d’impresa, quando si investe in Italia, ma pronte alla barriate ideologiche quando un imprenditore sceglie di recarsi all’estero, dove il costo del lavoro e la manodopera è inferiore, senza contare gli eventuali sgravi fiscali che riceve per l’apertura in determinate aree di uno Stato, per impiantare un nuovo stabilimento.

Certo è chiaro il dolore e la disperazione delle dipendenti licenziate, che non sono poche, ma come contrappunto non va dimenticato che l’azienda non chiude per cessata produzione, ma la sposta, creando dei posti di lavoro – mandando al diavolo la cosiddetta solidarietà tra i lavoratori, quando tocca il proprio portafoglio, un po’ come i politici che non vogliono veder intaccati i loro privilegi e aggi – in un Paese che ha il diritto di veder crescere la propria economia interna, attirando investitori stranieri, cosa che l’Italia non riesce a fare con quelli nazionali,figuriamoci con quelli stranieri.

Tra le altre cose è assurda anche la proposta di boicottaggio dei prodotti Golden Lady come misura di solidarietà nei confronti delle lavoratrici – mancando totalmente di solidarietà e ben augurio nei confronti delle neo assunte serbe – in quanto oltre ad essere demagogico, è strumentale, in quanto l’azienda potrebbe e nel suo diritto farlo, pensare alla delocalizzazione altri stabilimenti all’estero, lasciando in Italia, il settore “ricerca e sviluppo”, continuando ad avere ancora il marchio “Made in Italy”, in quanti alle leggi europee interessa dove un prodotto è stato pensato e creato e non prodotto, cosa che già avviene da anni per le confezioni di abiti, scarpe, che spesso anche dai grandi marchi vengono prodotti nei Paesi dell’Est, tramite aziende locali e importate in Italia ed etichettate come “Made in Italy!”

Così come non dobbiamo dimenticare che molte cittadine italiane non hanno bisogno di boicottare la Golden Lady, in quanto vista la stretta economica, che incombe come una cappa nera sul Paese, si preferisce recarsi nei negozi gestiti da cinesi, con la merce in vendita che è reperibile a prezzi inferiori, anche per qualità, ma non sempre però è detto che sia così, perché a proposito di qualità non dobbiamo dimenticare che negli anni ’80 determinati marchi di pneumatici, provenienti o dalla Corea dal Giappone o dall’Austria venivano visti come di qualità inferiore, perché stranieri, ma che hanno saputo dimostrare nel corso degli anni la loro qualità e sicurezza, conquistando fette di mercato non indifferenti, senza che nessuno gridasse al boicottaggio per le ristrutturazioni in tatto nelle aziende produttrici italiane,con le conseguenti perdite di posti di lavoro a causa delle minori richieste. Alcuni esempi tra tutti: Semperit, Vredestein, Toyo e Yokoma.

D’altronde è chiaro perché il governo è non è intervenuto sulla vicenda, in quanto l’Ambasciatore italiano a Belgrado (1), perché gli incentivi che l’Omsa, sono gli stessi della Fiat (2), impensabili nell’Unione Europea, che verranno tolti quando il Paese entrerà nell’Unione Europea, sempre che questa non si dissolva antro pochi mesi e c’è chi giura che forse l’Euro e l’UE stessa, non arriverà a dicembre 2012..

Senza contare che la politica italiana non ha alcun diritto di interferire sulla libera imprenditoria, in quanto il primo “must di un’impresa, grande o piccola che sia, è quella di creare ricchezza per gli investitori, siano essi soggetti fisici, così come giuridici, così come non va dimenticato che le Ambasciate fanno servizi di collegamento tra le imprese individuali e le grandi azienda che delocalizzano all’estero, quindi anche gli eventuali incontri con il governo, invocati da sindacati, sono in questi casi virtualmente inutili, ma buoni a livello demagogico e d’immagine, tanto per dare l’impressione che si sia interessati alle questioni, referendum Fiat – Fiomm docet.

Gli imprenditori e la grande industria italiana continuerà ad andare a produrre all’estero, aumentando l’Emorragia – legale – di posti di lavoro, fino a quando il governo, sia esso tecnocratico come quello attuale, o quello democraticamente eletto dai cittadini, non si metterà al lavoro alacremente, in modo che gli imprenditori italiani restano in patria e che l’Italia, torni a essere un Paese interessante per gli investitori, come lo fu in passato, quando alla fine della Seconda Guerra mondiale,con il Piano Marshall (3) la nazione era industrialmente arretrata, come oggi lo è la Serbia ma sempre meno, grazie anche agli imprenditori italiani che delocalizzano, così come in passato fu per gli imprenditori stranieri che venivano in Italia a produrre, per via del basso costo della manodopera e dalla mancanza di controlli legali, che permettevano agli imprenditori e agli industriali di fare il bello e il cattivo tempo con le maestranze. Così come non va dimenticato che la Serbia è stata “umanitariamente bombardata” durante la guerra del Kossovo (4), colpendo anche industrie e attività non strategiche –  si vociferava al tempo, Fiat esclusa –  per il piacere di ricostruire, come è accaduto pochi mesi fa con la Libia, per metterli in ginocchio, e “colonizzarli” meglio.
Il che è quello che accade da anni, dopo il termine della “festa” è la raccolta degli utili, da parte degli investitori.

L’imprenditoria, sia essa grande o piccola ,cerca luoghi di produzione con il minori vincoli fiscali, legali e imposizioni statali meno invasive possibile, non tanto interessati alla crescita economica della ricchezza delle maestranze, ma perché votati a creare utili per gli investitori o gli azionisti, e in questo momento la Serbia rappresenta per l’imprenditoria italiana e non solo lo stesso “Bengodi”che fu l’Italia per gli investitori stranieri e italiani, che diede vita al “miracolo economico” (5) degli anni cinquanta del millennio scorso.



Marco Bazzato
09.01.2012

venerdì 6 gennaio 2012

Cortina: l’arrivo della Finanza incrementa il volume d’affari?


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Chi l’ha detto che la visita dei “canarini”, così vengono chiamati in gergo gli uomini della Guardia di Finanza, porti con se sventura ,miseria e carestia? È strano, ma nonostante le polemiche innescate dalla visita del 30 dicembre a Cortina da parte di 80 agenti delle Fiamme Gialle, checché
  ne dicano i detrattori, la visita degli ispettori fiscali ha incrementato il numero degli scontrini fiscali emessi, segno che nonostante la crisi la Perla delle Dolomiti  vede l’aumento del flusso turistico ,, rispetto allo stesso giorno dell’anno precedente, segnale forse che i cittadini, desiderosi di vedere i finanzieri all’opera, sono entrati in massa negli esercizi pubblici e hanno consumato.
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Verrebbe da chiedersi se tira di più un Finanziere dentro ad un negozio che una scosciata in vetrina a fare pubblicità? Visti i risultati ottenuti, la gnocca, almeno a Cortina il 30 ha tirato meno dei “canarini”, indice che gli italiani, soprattutto quelli a reddito fisso, vorrebbero una pattuglia di finanzieri davanti ad ogni pubblico esercizio – officine meccaniche, carrozzerie, idraulici, elettricisti, negozi di alimentari, bar, barbieri, calzolai, ristoranti,negozi di abbigliamento e calzature,  centri estetici, etc – studi notarili, cliniche private, dentisti, avvocati, maghi,  cartomanti, prostitute che battono in strada ed escort d’alto bordo, senza dimenticare la grande distribuzione, banche e assicurazioni, e via discorrendo.

Sarebbe la rivoluzione scaccia crisi, in quanto, l’esperienza pilota di Cortina, ha dimostrato oltre  che la Finanza aiuta e invoglia il cittadino a spendere, a entrare, a usufruire dei servizi offerti, con gli esercenti “desiderosi” di mostrare orgogliosamente gli scontrini fiscali battuti a fine giornata, come indice di aumento della produttività, limpida e trasparente, e non “costretti” a lavorare in “nero”, sottobanco, come tanti carbonari, perché è risaputo che una minima percentuale di esercenti disonesti potrebbe esistere, infatti i controlli vengono fatti per stanare i disonesti e per certificare gli onesti, in modo da togliere dal cesto le mele guaste che rovinano quelle sane.

È chiaro che la soluzione di una pattuglia di finanzieri davanti ad ogni attività commerciale o di liberi professionisti è numericamente impossibile, ma se per si adottasse un sistema di scontrini fiscali e fatturazione, dove i dati vengonono inviati in tempo reale, a ogni emissione, all’Agenzia delle Entrate, creando uno storico, con dei range di fluttuazione da definire, in base alla stagionalità, o da altri fattori identificabili, ecco che lo scollamento verso il basso, potrebbe far scattare immediatamente il controllo e la revisione della contabilità, d’altronde si tratterebbe di incrementare ulteriormente la potenza di Serpico, il supercomputer della Finanza, con dei nuovi parametri. È chiaro che per la taratura del sistema il “metodo Cortina”, sarebbe il più adatto, visto che nel giorno dell’ispezione gli introiti degli esercizi commerciali, in base al numero degli scontrini emessi lo stesso giorno dell’anno precedente, sarebbero aumentati mediamente del 300%, segno che la visita della Finanza genera per il Paese, ricchezza, da inserire come valore aggiunto nelle dinamiche aziendali.

Il punto è che non ci sono solo artigiani, commercianti, liberi professionisti e grandi aziende da passare al setaccio, ma anche quella parte del sommerso, che rappresenta quasi il 40% dell’evasione fiscale che viene rubata allo Stato, rappresentata dai doppiolavoristi, ossia quei dipendenti pubblici e/o privati o pensionati che arrotondano – in nero – lo stipendio o la pensione, con consulenze o piccole riparazioni, a cui andrebbe fatta una caccia senza quartiere, perché incassano una parte della ricchezza del Paese che andrebbe stanata, con gli evasori sanzionati pesantemente, stanandoli casa per casa, tramite i controlli incrociati dei conti correnti con tutte le banche dati della pubblica amministrazione.

Tornando al blitz delle Fiamme Gialle a Cortina è chiaro che i giornali hanno attaccato la gran cassa dei colpi sparati alla cieca, dello sparare sul mucchio, però i dati sono incontrovertibili, ma manipolati se letti solo nell’ottica restrittiva, infatti quei 50 possessori di auto di lusso che dichiaravano redditi inferiori ai 30 mila Euro, rispetto al circolante nella zona in quel periodo, rappresentano forse non più del 10% dei veicoli, anche di grossa cilindrata presenti, segno  che la città turistica è fondamentalmente sana, e che solo una stretta cerchia di felloni si aggira nella Perla delle Dolomiti, avendo alle spalle un passato fraudolento e dichiarazioni forse mendaci, per quanto riguarda i redditi nascosti al Fisco, altrimenti le cifre delle auto di lusso i cui proprietari denunciavano redditi da fame, sarebbero state inevitabilmente molto più elevati. Si è assistito ad un tiro al piccione nei confronti delle Fiamme Gialle, che alla fine non hanno fatto altro che fare il proprio dovere, cosa che il martellamento mediatico, con il condizionamento verso i cittadini, vorrebbero far passare come negativo, nonostante tutti i distinguo.

Non si può ipotizzare che il blitz del 30 dicembre del 2011, visto l’incremento di scontrini fiscali possa aver causato un danno d’immagine, anzi, questo ha fatto bene, scontrini alla mano, alla città, mostrando al Paese una località di villeggiatura invernale che nonostante la crisi riesce a incrementare il proprio fatturato, e in tempi di magra come questi, è una cosa positiva, anche se non risolutiva, ma almeno utile per sconfiggere il pessimismo albergante in questo momenti in Italia.

Marco Bazzato
06.01.2012


giovedì 29 dicembre 2011

“Caro Leader”:Gigantesca adunata militare in Nordcorea per Kim Jong-II

C’è poco da sfottere, ma ieri con i funerali del “Caro Leader” Kim Jong-II, il mondo dell’imperialismo occidentale rosicava amaro, per invidia.

Nella capitale dell’ultimo baluardo del comunismo dinastico, ieri si sono svolti i funerali del loro ultimo “amato” leader, morto sembrerebbe per un infarto, con le esequie che si sono svolte all’interno dei 12 giorni di lutto nazionale proclamato nel Paese (1).

Le scene apparse ieri in tutti i Tg del mondo, hanno mostrato l’idea di un Paese unito, con i cittadini intenti a piangere – senza lacrime – davanti alle telecamere, e forse con i  fucili puntati alle spalle, o con qualche altro stratagemma della propaganda.

A guardare bene i servizi, per la verità tutti uguali, visto che in Corea non esiste, tra le altre cose, un sistema di televisioni libere e il dissenso non sembrerebbe molto amato dai “Cari leader” che via via si succedono, dove il tutto sembrava la ricostruzione della Corazzata   Potëmkin, dopo che Fantozzi disse «Per me la corazzata  Potëmkin è una cagata pazzesca» con il professor Guidobalo Maria Ricardelli che costrinse “gli inferiori” a ripetere la scena della scalinata e il pianto della madre. (2).

Ma è bello pensare che le grandi democrazie occidentali abbiano masticato amaro, perché per i loro leader sarebbe impossibile un funerale del genere, con i cittadini che si strappano i capelli per il dolore, che piangono per la perdita dell’amato leader e condottiero, e sono costretti a subire, in caso di morte, un misero funerale di Stato, con scarsa partecipazione di pubblico, sebbene le dirette televisive facciano il possibile per dare risalto all’evento doloroso, e quindi costretti a subire, dopo la morte, celebrazioni, rispetto a quelle coreane, in tono dimesso, svuotato dalla partecipazione popolare.

L’unico leader politico che ambisce a contanti funerali, è il Papa, capo della monarchia assoluta dello Stato Città del Vaticano,dove spesso, come è accaduto all’ultimo defunto, Giovanni Paolo II, (3) come per i Coreani, è stato esposto al pubblico per la “venerazione popolare,  come era accaduto a Владимир Ильич Ленин,  Vladimir Ilyich Lenin. Motivazioni politiche e ideologiche diverse, ma uguali nella sostanza a quello che accade dopo la morte ai “Cari Leader” coreani, ossia: idolatria, figlia di un archetipo pagano.

Infatti, solo con la morte dei papi – in tempi recenti, in quanto alcuni nel corso della storia, essendo dei veri farabutti furono assai odiati dal popolo (4) – e con l’assassino d John Fitzgerald Kennedy a Dallas, nel 1963 (5), si sono viste scene di isteria collettiva, pallide e sbiadite fotocopie di quelle coreane, con gran dispiacere per i regimi democratici, che basano sull’illusoria idea del consenso popolare, il loro potere. Vedere scene di isteria collettiva, pianti esagitati, capelli strappati, urla e grida, ascelle pezzate di sudore piangente, non diverse da quelle che accompagnavano i Beatles (6) durante i loro concerti, fa un certo che, in quanto porta a riflettere sulla suggestionabilità emotiva che i media e la propaganda, sia che scaturisca dall’ideologia politica, così come da quella religiosa, ingenera nei caratteri e negli spiriti annebbiati dal martello propagandistico e mediatico che fanno assurgere certi personaggi pubblici a pseudo divinità pagane – anche se di matrice religiosa, sconfinando in quella che il cattolicesimo chiama venerazione, ma che altro non è che volgare idolatria –  ma che alla fine non sono altro che dei perfetti sconosciuti, per quanto riguarda i loro reali pensieri , il loro agire, il comportarsi, solitamente di matrice diametralmente opposta rispetto a quanto propagandato nei discorsi pubblici, scritti da abili gost writter, supportati da professionisti della comunicazione, che poi vengono letti e trattati come se fossero pensieri e farina del sacco dell’oratore politico e/o religioso di turno.

Nella sostanza i funerali di politici, religiosi, o i concerti di “Grandi” cantanti, pur con motivazioni personali, sociali, politiche, ideologiche o musicali, si assomigliano tutte nella sostanza, ma è a la percezione individuale e soggettiva che una persona da ad un evento che ne stabilisce la positività o la negatività dell’evento in se. Ma sta di fatto che analizzando i cosiddetti “grandi funerali” le dinamiche di partecipazione isterica e idolatrica si accumunano tutte, pur nelle rispettive diversità storico-situazionali, ma il comportamento umano rimane una costante facilmente manipolabile dalla potenza dei media e dall’indottrinamento subito, sia esso politico, religioso o musicale, e così è chiaro che un pizzico di invidia probabilmente rode assai, anche se non verrà mai mostrato pubblicamente dai grandi statisti dei “regimi democratici” – definizione data da Giuliano Ferrara a “Radio Londra, Rai 1” – perché funerali come quelli coreani, lasciamo stare le condizioni di schiavitù che il popolo subisce, sono il sogno di tutti i potenti, e certo dopo la maestosità di queste esequie, forse è probabile che molti statisti vogliano importare il “modello coreano” di coesione popolare, con un percorso molto più lento, ma che nella sostanza potrebbe portare l’Italia e l’Unione Europea verso la medesima direttrice a Nord del 38° parallelo, come la storia già insegna, ma da cui sembra che nessuno abbia imparato nulla.

Marco Bazzato
29.12.2011

mercoledì 28 dicembre 2011

Natale: Coldiretti, crollo spesa a tavola, 2,3 mld (-18%)

Si presume che in molti possano dire d’aver tirato un sospiro di sollievo, quando sono usciti  i dati sul crollo dei consumi per gli acquisti di libagioni e regali natalizi. – 18%, ma si auspica che il fossato possa allargarsi, e quella di quest’anno è la miglior performance negativa dal 2001, quando collassarono le Torri Gemelle.

Se l’Italia ride, la Germania piange. I teutonici godono di una sfavorevole contingenza positiva, con i consumi che aumentano, gli stipendi che salgono e l’inflazione che non riesce ad eroderli a sufficienza, per costringerli a tirare la cinghia, ingurgitando wuster, crauti e bevendo birra in quantità industriale, secondo il miglior pregiudizio antiteutonico, ma ingozzandosi di ogni genere di cibaria prelibata, alla faccia dell’Italia che tanto sbandiera il suo Made in Italy nel mondo.

Molti profeti di sventura si stanno sfregando le mani per i dati appena usciti. La situazione italiana è di un paese entrato in recessione, con un P.I.L che nell’ultimo trimestre ha fatto registrare un negativo dello – 0,5, reso depressivo anche dalla manovra Monti, inutile per le casse dello Stato, ma ottima per gli speculatori internazionali che attendono, sfregandosi le mani e pregustandosi l’assalto all’arma bianca al patrimonio industriale e artistico del Bel Paese, che arriverà con la (s)vendita del patrimonio pubblico a prezzi di saldo, che renderà l’Italia ancor di più una colonia straniera,scaraventandola in termini di crescita e ricchezza procapite, indietro di almeno trent’anni, con i lavoratori costretti a vendere la cinghia, ad eliminare non solo il superfluo, ma anche il necessario per il sostentamento personale e famigliare, viste le strette in atto su sanità e pensioni, e l’esosità dei “Castellani” nei confronti della plebe.

Il bello, se così si può dire, che da questo nero circolo vizioso non se ne esce, se non con le ossa rotte e con un sistema economico sfasciato e ridotto alla fame. D’altronde il Nord Est, l’ex locomotiva Italia, ormai è fermo su un binario morto, colmo di erbacce, con lo Stato che cerca, come al tempo del Medioevo, di far cassa, con balzelli iniqui, che vanno a colpire principalmente gli strati più poveri della popolazione e con gli italiani stanchi d’essere vessati dalle “Nuove Signorie” non diverse dal quelle parassite del passato, che saldano per spirito di equità sociale le prestazioni fornite dai villici con quasi un anno di ritardo, quando va bene, perché abituate a “piangere miseria”, ma che riescono a trovare sempre la “grana” per le varie guerre umanitarie, quando si tratta d’andare a depredare e colonizzare in casa d’altri.

La contrazione dei consumi, e si auspica che tenda almeno per il 2012 ad aumentare, potrebbe essere solo benevola per il Paese, con i cittadini che forse inizieranno a “ribellarsi” entro i limiti della legalità, con manifestazioni oceaniche, il blocco dei pubblici servizi, con scioperi a singhiozzo, senza preavviso, con i pensionati in piazza, pronti a immolarsi contro un sistema politico –industriale che fa sembrare l’Europa sempre più vittima del Grande Fratello, profetizzato in 1984 di Orwell, con i cittadini ridotti al rango di servi della gleba.

Il Paese ha bisogno non solo del crollo sistematico dei consumi, ma anche dell’aumento della disoccupazione, nel settore dell’artigianato, così nella piccola, media e grande industria, nel terziario, nella grande distribuzione e nell’agricoltura. Il Paese ha bisogno di una massa disperati che vanno a taccheggiare per Grandi Magazzini e negozi, nella speranza di non essere presi, perché portati dalla fame e dalla disperazione a rubare per sfamarsi e sfamare la famiglia. Il Paese ha bisogno di un aumento dei fallimenti pilotati e non, per svuotarlo dall’interno delle proprie ricchezze, per rendere i suoi abitanti irosi e rancorosi verso una classe politica che invece di guardare agli interessi degli italiani è  votata a salvare le banche e il sistema finanziario globale, ora in crisi  di liquidità, il che porta a chiedersi se il sistema finanziario si sa mangiato il capitale andando a puttane di lusso?

Ma l’Italia è ancora indietro rispetto alla Grecia nella corsa verso il baratro. Nel Paese dell’Olimpo mancano anche i farmaci di prima necessità, con i farmacisti che minacciano – giustamente – di far pagare il costo completo dei medicinali, visto che la Cassa Sanitaria si “dimentica” di pagare il conto, sono in aumento i casi di malnutrizione e denutrizione, e con i cittadini che non possono ormai permettersi un minimo di assistenza sanitaria e sociale, perché questa è l’Europa del Trattato di Lisbona.

 In ogni caso il Bel Paese almeno può consolarsi, essendo, assieme a Grecia, Romania e Bulgaria, nella lista nera delle nazioni più corrotte d’Europa – Servizio di Rai news 24 del 27.12.2011, questo porta a sperare che se la situazione non sia ancora disperata, che ci sia un barlume che porti a propendere verso il collasso completo del sistema.

Insomma, il 2011 si chiude con i peggiori e nefasti auspici, con la certezza che il 2012, sarà sulla stessa “pista” allucinogena, con l’auspico che i cittadini sappiano risvegliarsi dal sonno della ragione e che si aprano i libri di storia, iniziando a leggere cosa accadde durante la Rivoluzione Francese, con il sistema monarchico distrutto, dove tra balli, canti, e banchetti per la libertà ritrovata, le teste rotolavano – non metaforicamente – a terra, ghigliottinate.

Marco Bazzato
28.12.2011

venerdì 23 dicembre 2011

Francia, protesi mammarie pericolose. Trentamila donne da rioperare


E dopo la “mucca pazza”, “l’aviaria”, “la suina” ecco che arriva la “mammelllllla in plastica assassina!”.

Sembrerebbe la trama di un film di Cesar Romero, genio indiscusso del capolavoro “L’alba dei morti viventi”o dei tanti film del compianto genio demenziale di Mel Broks eppure la “le zizze assassine al siliicone” scorrazzano indisturbate per le vie di mezzo mondo, volando negli aerei, attraversando ceck in, incuranti degli allarmi antiterrorismo,  ballonzolando prosperose  davanti agli occhi del poliziotto di turno, che con le bave alla bocca, sbavando come un San Bernardo, fissa intruppato le “poppe esplosive” della ricca nobildonna, raccolta da un vecchio sporcaccione, tolta dalla strada, e divenuta matrigna cattiva per via della nuova prosperità acquisita, procace istruttrice per i figli minorenni di primo letto dell’amato e cornuto  consorte.

C’è poco da scherzare, ma i galletti, i cugini d’oltralpe, hanno fatto proprio un bel tiro mancino a mezzo mondo, con questa storiaccia delle protesi mammarie difettose, prodotte con un silicone inadatto all’innesto sul corpo umano e ora, come un’auto difettosa, vengono richiamate per un tagliando di controllo e l’eventuale “amputazione”, anche in Italia, a spese, sembrerebbe del Servizio Sanitario Nazionale.

Innanzi a questa “bischerata” va fatto un distinguo non da poco: le uniche vere vittime sono le donne che a seguito di una mastectomia, hanno scelto la mastoplastica, perché lo svuotamento del seno per via chirurgica ha comportato, oltre al trauma dovuto alla patologia che l’ha causato, anche un trauma psicologico per la femminilità perduta, e andava recuperata, per questo il Servizio Sanitario Nazionale sta cercando di correre ai ripari, con l’asportazione delle protesi difettose, a carico dello Stato. Per tutte le altre, no.

A tutte le donne che invece avevano i seni cadenti e arrivavano fino alle ginocchia, le “poppe a pera” come diceva Massimo Boldi in S.PQ.R,  o piatte come assi da stiro, o come cammelle senza gobbe, che non sapevano accettare la propria condizione, indice di scarsa stima e di persone che ragionano secondo il pensiero e l’opinione altrui, non con la propria testa. si auspica che l’intervento di rimozione, che si sono fatte per scopi estetici sia a totale carico dei singoli soggetti,, visto che si presume che prima dell’intervento siano state prospettate diverse tipologie di protesi, dalla più economica a quella più costosa, e in una società dove quando l’apparire è più importante dell’essere, e si va al risparmio, per fare bella figura, è giusto che le taccagne si ripaghino di tasca propria l’intervento di rimozione e/o di sostituzione. Al massimo hanno tutto il diritto di rivalersi, intentando una causa ai chirurgi estetici, cercando di dimostrare, in sene giudiziaria, che sono state mal consigliate o che hanno ricevuto un’informazione insufficiente o incompleta, anche se sarebbe opportuna, ma questo lo dovrebbero fare le associazione di consumatori, una Class Action contro il Ministero della Salute per omesso controllo, accertando così’ se c’è stato oppure no.

Da qui infatti nasce l’inghippo, dove in molti si fanno una delle tante domande della domanda generale: dov’era il Ministero della Sanità, perché chi doveva non ha vigilato sull’importazione delle protesi mammarie, testandone la qualità e la ricettività nel corpo umano e che fossero state atossiche per le consumatrici? Possibile che non siano stati fatti dei controlli a campione, e che nessuno per anni, ai Piani Alti, che avrebbe dovuto vigilare sulla salute dei consumatori non si sia preso la briga di compiere dei controlli a campione, sulle medesime? Oppure ci si è accontentati delle autocertificazioni della casa produttrice, magari con le traduzioni fatte con i piedi?

Ora che il Ministero debba farsi carico dei costi nei confronti delle donne che a causa di malattie si siano sottoposte a mastoplastica lo si trova come voler proteggere un Re nudo  - il Ministero della Salute – nel centro di Milano con una foglia d’edera, nella speranza che non si vedano gli organi genitali e che non crei scandalo, o offesa al pubblico decoro.

Vengono, ripensando a questa storia di falsa illusione estetica e di bellezza plastificata, in mente le prime donne che si sottoponevano al rigonfiamento spropositato delle mammellllle: le donne di strada, le puttattanone, che battevano mostrando la mercanzia, mentre adesso, con questa diffusione capillare di tette rifatte e posticce, non si sa se si ha innanzi una donna vera o un tarocco, perché in molte si sono fatte attrarre dai canoni estetici dello Showbiz, dove anche le più morte di fame volevano le zizze all’ultimo grido, per far bella figura con amici, mariti e amanti, e per far invidia a quelle accattone delle amiche dalle tette cadenti, o cammelle senza gobbe!

Evviva la società dell’apparire anziché quella dell’essere!


Marco Bazzato
23.12.2011

giovedì 22 dicembre 2011

Buon Natale e Buon 2012 a tutti i lettori


Tra poco più di una settimana anche il 2011 sarà sepolto, possiamo dire che ormai si trova in terapia intensiva, ma la sua morte sarà inevitabile e poi inizierà a putrefarsi, come tutti i cadaveri che si rispettano, con i ricordi che si affievoliscono, tra lazzi, botti, idioti che ci rimettono dita e occhi, perché stolti. Si consegnerà alla storia un anno nefasto, con i consumi che per fortuna languono, con uno Stato allo sbando, con una nazione che ha perso la bussola della ragione, con una politica che ha affossato un Paese, e ora con un governo tecnocratico, si appresta a dargli il corpo di grazia, per svenderlo alle potenze straniere, nel nome degli “interessi comuni”.

Ma l’Italia così come il Paese che da anni mi ospita, non è fatta per fortuna di politici e politicastri, ma di persone, di famiglie, di figli, di giovani e vecchi che cercano il loro futuro, che cercano di sopravvivere alle angherie che subiscono dagli altri, dalla cosiddetta “società civile”, portandosi a casa la pagnotta, facendo i salti mortali per mettere insieme il pasto con la cena, continuando a guardare avanti nonostante il muro nero di un futuro che mai si è a conoscenza di come potrebbe evolversi.

Esiste un’Italia di persone migliori della politica che li rappresenta, esiste un’Italia solidale, aperta di cuore e di mente, un’Italia antirazzista, aperta allo straniero, un’Italia fatta di persone che sanno guardare all’altro come fonte d’accrescimento personale e culturale, non come un  nemico da offendere, un nemico da urlargli addosso che ha “sequestrato” il figlio, un Italia fatta di persone di cultura, che amano leggere e non un Italia di cialtroni che quando leggono un testo capiscono e comprendono fischi per fiaschi e che la loro coscienza sporca vedono se stessi in ogni frase, in  ogni parola, in ogni sussulto, un’ Italia fatta di persone intelligenti, di italiani costretti ad andare a vivere all’estero perché non ci sono opportunità di lavoro nè famigliari e nè sociali, che prendono la valigia, come i meridionali che emigrava vano al Nord per trovare una speranza di vita migliore, un crearsi una posizione e che quando rientrano in Patria, nella città e nella casa natale non sono costretti ad andarsene perché dileggiati,  insultati offesi negli affetti dalla Famiglia. A quel tipo di Italia in negativo, a quello specchio oscuro di vampiri mentali e culturali auguro che abbiano un sussulto di coscienza – sempre che ne abbiano una – che abbiano il coraggio di guardarsi allo specchio, chiedendo perdono, perché saranno perdonati, ma che devono scontare la propria penitenza, perché, se esiste un Gesù che secondo la tradizione Cristiana, non cattolica, nasce per tutti, deve essere una nascita di Redenzione, perdono, ma soprattutto di espiazione delle colpe passate.

Agli italiani, agli amici che porto nel cuore, a coloro che sono cresciuti con me nella mia infanzia, nella mia giovinezza, nell’età adulta, a quelli “virtuali di Facebook” dove so che dietro al mio schermo e al loro, esistono e sono persone vere e reali, che stimo e apprezzo come se, nonostante la distanza, li conoscessi da sempre, a tutti gli amici del Paese ove vivo, dove anche quei esistono santi e infami, persone di un cuore stupendo e altri nati e cresciuti come meschini, come ogni essere umano di questo Pianeta, dotato di “cattiva volontà e coscienza rinnegata”, auguro un Natale che non sia di bagordi e di follie, ma che chiuda i ponti con il passato, iniziando a costruirne di nuovi; un Natale che vada oltre le luminarie delle città, le luci dell’Albero, lo sfarzo dei Centri Commerciali e delle piazze illuminate a festa, ma un Natale che nasca dal cuore, che giunga dalla semplicità e dall’amore per le piccole cose, dall’amore per gli affetti, per le persone care, non importa che siano vicine o lontane, un Natale che sappia essere un’esperienza di vita, rinnovante come la nascita di un figlio di una figlia, come la nascita di una nuova vita che si affaccia a questo marcio e vetusto Pianeta, dileggiato dall’uomo, distrutto, derubato, deturpato,stuprato con un Pese come l’Italia che si sta sgretolando, figlio dell’incuria, dove ancora si piangono i morti delle recenti alluvioni, ma con tanti giovani pronti a rimboccarsi le mani, aiutando chi ha perso tutto, affetti, posti di lavoro, ma che non la dignità d’essere persone, perché per l’Uomo che sa essere uomo è Natale tutti i giorni, è Natale ogni volta che apre gli occhi al mattino e li chiude alla sera, perché è Natale ogni volta che una nuova vita viene al mondo, con il suo carico di speranze, di gioie, di malattie e sofferenze, ma con l’aspettativa che il giorno dopo sia migliore o se non peggiore di quello appena terminato.

Auguro un buon Natale a mia moglie, che vorrei essere migliore di quello che sono – ma l’essere umano è per sua natura imperfetto, ma che può sempre cercare di migliorarsi –  a suo figlio, sua moglie, al mio nipote qui, e ai nipoti in Italia,anche a quella appena nata, la prima femmina, dopo una sequela di maschi.

Buon Natale a chi mi ama e a chi mi odia, a chi gli sto sulle scatole e a chi sono indifferente, a coloro che mi vedono come un polemico, un rompipalle, a tutti costoro va il mio abbraccio e il mio affetto per un 2012 che non sia quello profetizzato dai Maya, ma che sia un 2012 di sorrisi e speranze, di salute e felicità.

Buon Natale a chi professa una Fede diversa da quella Cristiana – non cattolica – e per chi non ne professa alcuna, non per imporre questa religione, ma perché in ogni Fede, anche nell’assenza della religiosità esiste un Credo, e ogni vita che viene al mondo è degna d’essere vissuta al meglio, indipendentemente da razza, nazionalità e religione.

Un Buon Natale ai poeti, scrittori e traduttori, perché si dice che abbiano un dono che proviene da “un’Altro” e con la loro lucida follia si dici che siano più vicini a quell’Essere a cui credono, e a ogni persona che studia, lavora, indipendentemente dalla professione e dal rango sociale e dal vestito firmato.

Un Buon Natale e un felice anno nuovo a chi soffre, non importa che sia una malattia fisica o psicologica, in un letto d’ospedale, a casa, a loro famigliari, perché sappiano che la prima sofferenza è di colui che la subisce nel proprio corpo e nella propria mente, non a chi la “vive” in modo distaccato e rinnegandola, perché hanno paura del dolore e della sofferenza, perché chi soffre è ha sofferto di solito ha una marcia in più, anche se questa marcia in più in alcuni casi viene soffocata, si fa il possibile per farla girare a vuoto, o mandarla fuori giri, perché considerata “pericolosa” a chi è dotato di pensiero opaco o smorto.

Un Buon Natale e un felice anno nuovo a chi mi ha fatto ridere e piangere, a chi mi ha fatto dannare, un Natale e un 2012 che non sia il proseguimento verso l’abisso del vuoto presente nell’uomo, ma che possa essere – utopia – un salto verso una nuova presa di coscienza di ciò che si è e di ciò che si potrebbe essere: migliori rispetto all’anno passato.

Con affetto e tanta salute e felicità a tutti!

Marco Bazzato
22.12.2011

E se fosse l’Italia a far collassare l’Euro?

Basterebbe fare due semplici conti per rendersi conto che la manovra economica del governo tecnocratico del premier Mario Monti sarà un fallimento, e che si auspica che sarà forse proprio l’Italia a far  implodere l’Euro.

I conti sono presto fatti: 1800 miliardi di Euro al 3% - pia illusione –  di interesse annuo sui Buoni del Tesoro, fanno 72 miliardi. La manovra del governo Monti, che sta cercando d’agire prima colpendo i ceti medio bassi e poi, sotto la spinta dell’opinione pubblica, far deglutire le liberalizzazioni a quei Poteri Forti che affermava non aver mai conosciuto in Italia, ma che attraverso il lobbismo ha fatto il possibile per tenersi fuori dai giochi – ossia dall’esborso economico richiesto alla maggioranza dei cittadini – e per ora banche, assicurazioni, clero, farmacie, tassisti, e giornalai, si sono messi di traverso, sbarrando la strada all’equità progressiva, basata sul chi più ha, sul più deve contribuire, rendendo  finanziariamente vano il risanamento impossibile del Paese.

L’attuale manovra in fase d’approvazione, infatti sana solo meno del 50% degli interessi che annualmente il Paese paga sul deficit, tant’è che già si profila, per l’anno nuovo – da qui a una settimana – l’ipotesi che se ne faccia subito un’altra, per provare ad arrivare almeno a saldare gli interessi, senza ancora andare ad incidere nella sostanza del debito, che in virtù delle spese  correnti sale, visto che ormai, a parte il grasso dei grandi capitali e delle grandi rendite, di polpa sulle ossa dei cittadini delle fasce medio basse ce ne assai poca da rosicchiare o da rosicchiare.

D’altronde lo afferma Oscar Giannino, giornalista e analista economico, che non si può dire che sia né Comunista né del Partito Democratico, dove cifre alla mano, smonta la tesi berlusconiana che ha ereditato il debito dai precedenti governi e che ha fatto il possibile per diminuirlo (1).

C’è poco da stare allegri, da festeggiare, in quanto, sempre facendo alcune proiezioni, guardando al futuro, oggi le pensioni vengono abbassate, solo per gli “accattoni” non per i signori, perché il sistema pensionistico è già prossimo al collasso, ma se si getta lo sguardo oltre il muro che la politica dell’attimo manda in pasto ai cittadini, è chiaro che tra precariato, diminuzione dei posti di lavoro, mancanza di sicurezza economica oggi per i giovani, che quindi versano contributi minimi, costoro la pensione non la vedranno, perché le casse sociali, da qui a pochi anni, saranno desolatamente vuote, e le riduzioni attuali servono solo per compensare i mancati introiti, dovuti alla mancanza penuria di posti di lavoro a contratti a tempo indeterminato.

La soluzione migliore? Un referendum, come si è fatto in Islanda, dove i cittadini si sono rifiutati di pagare i debiti delle banche, del loro giocare alla roulette russa nei mercati finanziari internazionali, perdendoci di brutto. (2) Ma l’economia mondiale poteva assorbire il fallimento dell’Islanda, ma non il collasso dell’Italia, a costo di far scoppiare rivoluzioni e rivolte di piazza – e non potrebbe mancarci molto – da sedare con l’aiuto della “forza estrema” non lasciando nessuna soluzione intentata, per non passare all’incasso, con il premier Mario Monti, che oggi gioca il ruolo del risanatore e salvatore del Paese, in passato ha contribuito in modo determinante all’aumento debito italiano(3).

L’Italia ha svenduto la sovranità economica, politica e finanziaria, consegnando il Paese ai burocrati dell’Unione Europea che mettono i loro uomini in modo che facciano non gli interessi delle rispettive nazioni, ma di quei Poteri Forti che l’attuale premier, diceva d’aver combattuto quando era commissario europeo, mentre ora né diventato succube, in Italia.

Gli italiani dovrebbero scendere in piazza, come è stato fatto in Grecia – soffocati democraticamente dopo che il premier ha ritirato la proposta di referendum, consegnando il Paese a un governo tecnico – e in Islanda, reclamando il diritto di decidere del proprio destino, anche del destino altrui, come il sistema finanziario sta decidendo il futuro dell’Italia.

E che il Paese sia con l’acqua alla gola lo si evince dal “terrorismo fiscale” partito in questi giorni, con la tracciatura dei conti correnti, superiori ai 1000 Euro, il blocco dei “libretti al portatore” che con le cifre superiori ai mille euro verranno “bloccati”, e non si sa poi a chi andranno le somme “confiscate”, se congelate in banca, in modo che lo possano usare per i loro interessi, o se una parte andrà a finire al “Gran Pappone dell’erario” (4), lasciando sicuramente nei prossimi tre mesi molti anziani con un pugno di mosche, perché l’informazione, seppur presente in rete, è assai lacunosa in Tv, nei grandi Talk Show e nei Tg, con molti che di vedranno defraudati dei risparmi.

Una cosa che il governo e il Parlamento dovrebbe fare, sarebbe quella di sospendere per dieci anni – magari se la legge lo permettesse, commissariandola –  anni lo Statuto Speciale della Sicilia, che senza versare un Euro alle casse dello Stato, viene foraggiata per ridurre il mostruoso deficit, ma sarebbe necessario un passaggio Costituzionale, e nessun politico andrebbe a fare un operazione suicida su una regione che da sempre è un gran serbatoio di voti, per la politica regionale e nazionale.

Così come la possibilità di licenziare, razionalizzando gli uffici, nel settore del pubblico impiego, sforbiciando i posti di lavoro, aumentando così’ la produttività, così con i risparmi ottenuti con i licenziamenti, si potrebbero aumentare gli stipendi dei rimasti.

In sintesi, dovrebbero essere i cittadini che democraticamente fanno sentire la propria voce, rimandando al mittente i sacrifici che oggi vengono imposti alla maggioranza della popolazione, dando la spallata definitiva all’Euro, fregandosene delle conseguenze per gli altri Paesi dell’Unione Europea e soprattutto delle esposizioni delle Banche, perché per assurdo potrebbe essere l’Italia che ha il coltello dalla parte del manico, per ridurre a miti consigli le banche creditrici, e se gli italiani scegliessero di non pagare i debiti contratti da altri, potrebbe essere per il Paese la soluzione migliore.

Marco Bazzato
22.12.2011





martedì 13 dicembre 2011

Ridurre gli stipendi dei parlamentari italiani.Ma che vogliamo ridurli alla “fame”? Sì!

Ormai sembra una gara di “calci in culo agli italiani” quella praticata da quei quasi mille “poltroni” appollaiati sugli scranni parlamentari. Una massa di imbelle materia, pronta a plaudire gli auspici del Capo dello Stato quando si tratta di fottere gli “extraparlamentari” ossia gli sfigati che non hanno nulla a che fare con i due rami di Camera e Senato, salvo poi comportarsi come dei Cobas, pronti ad andare in piazza a manifestare, se per caso gli vanno a potare un po’ gli ortaggi dentro il loro giardinetto, fatto di agi, giostrine e prebende varie, perché si possono intaccare i diritti acquisti degli altri, ma guai a chi tocca i loro.

Se non siamo alle barricate ormai poco ci manca. La levata di scudi che è iniziata quando il Primo Ministro che dice di non conoscere i poteri forti – in Italia – ha deciso in conserto con il Consiglio dei Ministri di potare un po’ gli stipendi dei “pigia bottoni” delle “marionette” che come robot eseguono in modo acritico gli ordini delle segreterie di partito, visto che nel 99% dei casi manco sanno cosa vanno a votare e che conseguenze questi pigiamenti abbiano come ricadute sul bilancio dello Stato e sulle tasche dei cittadini. Salvo diventare tutti esperti di Diritto Costituzionale, di regolamenti parlamentari, di statistiche europee, orbe di 22 Paesi, quando si tratta di fare la  media – verso l’alto – degli stipendi dei loro colleghi.

Bastava vederli domenica a “L’Arena” di Giletti, o ieri sera a “Porta a Porta di Bruno Vespa, tutti aggrappati a degli specchi insaponati che avrebbero voluto essere in tutt’altra parte, piuttosto che dimostrare agli italiani la loro busta paga, provando a raccontar panzane a chi non riesce ad arrivare a fine mese. E poi si lamentano dell’antipolitica, piangono miseria se toccano i loro “miseri” 11 mila euro netti al mese, più tutto il resto?

Bastava vederli domenica all’Arena, dove l’apoteosi del ridicolo è stata raggiunta quando hanno mostrato la media degli stipendi dei parlamentari europei, con una schermata dove mostravano solo Germania, Inghilterra, Francia e Spagna. Già e tutti gli altri Paesi dell’Unione a 27 dove sono stati lasciati?  Europeisti quando fa comodo, ma provinciali quando si tratta di guardare il “piatto” degli stipendi simili ai loro. Perché – con tutti i giornali italiani complici di questa disinformazione – non hanno paragonato l’indennità di un parlamentare italiano con quella di un parlamentare bulgaro o rumeno? Perché, che diamine, avrebbe abbassato considerevolmente la media, facendo apparire gli italiani dei nababbi, rispetto ai loro omologhi bulgari o rumeni. Mente preferiscono piangere miseria, fame e stenti, ma i pensionati che campano con meno di 1000 euro al mese, costretti a mendicare per sfamarsi e sfamare la famiglia, che si fottano, la “Politica” ha deciso che questi debbano sostenere il peso dello scempio economico fatto nel corso dei decenni da una classe politica scellerata.
Ma la cosa più avvilente, commessa dai media – giornali e tv –è che non vanno a metterli “con le spalle al muro” presentando i  conteggi secondo una media matematica, tenendo conto degli emolumenti effettivi di tutti i parlamentari europei, anche quelli che attualmente non applicano l’euro, sebbene quando faccia comodo si prende ad esempio l’Inghilterra, che non usa l’Euro, ma non abbassa di molto la media, tralasciando Bulgaria e Romania, dove anche in questi Paesi viene ancora utilizzata la valuta locale, con un tasso di cambio fisso. Ma questi sono i “parenti” poveri, gli “straccioni” dell’Unione Europea, fatti entrare perché fanno comodo i loro mercati e perché fanno bene alle aziende italiane che possono de localizzare con manodopera a basso costo, vista come un nemica dell’Italia se fa perdere posti di lavoro, ma come una risorsa se fanno arricchire gli industriali, salvo metterli sotto lo zerbino quando si tratta di fare le medie effettive.

L’immagine,che anche in questa situazione, danno i politici italiani, visti dall’estero, è di una classe politica affamata di denaro, pronta, per il bene dell’Italia, a togliere agli altri, senza pietà e ritegno, ma sulle barricate e senza vergogna, quando si prova ad intaccare il loro reddito. Non male per persone che lavorano in Parlamento per quattro giorni la settimana e a cui ora è vietato riprenderli quando “cazzeggiano”, perché si lede il loro onore e il loro diritto alla privacy.

Desidero concludere con una nota personale: oggi ho parlato con una persona, qui in Bulgaria, degli stipendi dei parlamentari italiani..Quando gli ho detto la cifra, 20.00 Euro, si è presa carta e penna, e ha scritto la cifra , 40.000 Lev Bulgari. Ebbene, ha strabuzzato gli occhi, dopo che gli ho spiegato compiutamente la grande situazione di “disagio” e di “sofferenza”a per il taglio degli stipendi paventati dal nuovo governo, ha iniziato a proferire parole irripetibili, che suonavano come una celestiale nenia natalizia in lingua bulgara,e concludendo: anche questa è l’Unione Europea voluta dai burocrati, dalla tecnocrazia, e dall’elite economico-finanziaria che guida sia le Istituzioni Europee, e i singoli Stati che viaggiano a velocità diverse, per salvaguardare i soliti diritti dei pochi, a discapito della popolazione.

E di questo sono colpevoli i cittadini europei che hanno creduto a questa “Unione” Popoli, così almeno ci è stata svenduta, ma che nei fatti è solo un Unione dei plutocrati e degli interessi della finanza globale, che appare ormai alla frutta, e che in molti attendono che il frutto di questo figlio deforme cada a terra, marcendo per sempre.

Marco Bazzato
13.12.2011

martedì 6 dicembre 2011

Chiudere Green Hill, il canile a Montichiari?


La polemica – sterile – imperversa da anni nei media, facendo da cassa risonanza a un presunto problema snobbato dagli abitanti e autoctoni, residenti a Montichiari, in provincia di Brescia e dintorni, ossia la volontà pervicace e verbalmente violenta che vorrebbe la chiusura  di Green Hill (1), il canile, ove vengono allevati cani da laboratorio di marca e/o modello, di razza Beagle.

È il tam tam mediatico che spinge a ingigantire una polemica al limite del paradosso, dove coloro che vorrebbero far chiudere un’attività legale, in quanto una legge della Regione Lombardia la permette, mentre è vietata in Emilia Romagna, invece d’appellarsi ai tempi della giustizia, lo si vorrebbe far chiudere sotto la spinta della – scarsa – indignazione popolare.

Quello che non si fa, è distinguere le responsabilità di natura penale da quelle amministrative, dove fino a prova contraria fin ora sono stare riscontrate solo le seconde, essendo la struttura in ordine sotto gli aspetti formali e dell’attività svolta. Se poi gli animali, una volta giunti all’estero sono sottoposti a sperimentazione, esula dalle competenze delle amministrazioni locali; semmai il problema dovrebbe essere trattato a livello internazionale, una volta conosciuti i passaggi della filiera che gli animali fanno, le singole destinazioni finali e l’utilizzo che ne viene fatto, entrando all’interno delle responsabilità penali di pertinenza degli organi competenti per territorio in quei Paesi, ma non è un dovere della politica italiana interferire nelle attività di ricerca biomedica che si svolge all’estero.

Vanno, in ogni caso, se verranno accertati, presi in esame i comportamenti individuali di maltrattamenti nei confronti dei Beagle perché non si può con accuse generiche far chiudere un’azienda – che produce utili, paga le tasse locali, nazionali – lasciando a casa i dipendenti e l’indotto che crea, come trasporti, acquisto di mangimi e quant’altro, necessari per il sostentamento..

I detrattori della vivisezione, pratica che se non utile alla ricerca medica finalizzata al miglioramento della vita degli esseri umani, se commessa solo con lo scopo sadico di infierire sofferenze inutili è da condannare, ma non vanno dimenticate le ricadute benefiche nei confronti della collettività che la sperimentazione animale, applicando i protocolli imposti dalla comunità scientifica internazionale, ha nel benessere dei cittadini, per la ricerca di nuove molecole, atte a creare nuovi farmaci e la bellezza di tante donne, che senza i “Kit da restauro” sarebbero delle racchie nei confronti di coloro che sono più belle, più giovani, dotate da madre natura di una pelle migliore e di un corredo genetico clemente con lo scorrere degli anni.

Mettere in discussione Green Hill equivale a mettere in discussione la ricerca biomedica, la bellezza, e la salute dei cittadini, in quanto i farmaci sono – purtroppo – un elemento necessario alla società. E questo pur se ideologicamente negato quando fa comodo, è un fatto assodato.

Viene da chiedere, senza mezze misure, ai detrattori del canile di Montichiari, dove andrebbero a finire i principi animalisti se fossero costretti a scegliere tra salvarsi la vita o quella di un loro caro a cui tengono, oppure rinunciarvi, lasciandosi morire o condannando a morte la persona amata, se gli venisse prospettato un farmaco salva vita dove nel “bugiardino” fosse scritto: “questo farmaco è stato prodotto grazie agli esperimenti di laboratorio e all’allevamento di cani Green Hill di Montichiari (Brescia)

Nell’Unione Europea sono in vigore normative che impongono la tracciabilità della filiera produttiva degli alimenti destinati al consumo umano e animale. Per rispetto nei confronti dei malati, obbligati dalle circostanze ad assumere prodotti creati dalla farmacopea internazionale, sarebbe giusto che nel “bugiardino” vi fosse lo stesso tipo di tracciabilità, mettendo al corrente di quanti animali sono stati sacrificati per la ricerca, la provenienza, gli allevamenti e dove si sono effettuati gli esperimenti, in modo che gli amanti degli animali possano scegliere se assumerli, fregandosene dei principi, oppure lasciarsi morire nel nome dei loro ideali.

Se ci fossero queste informazioni gli animalisti, come tutti, scrollerebbero le spalle, anche dopo aver visto il numero delle cavie e le razze usate, perché la vita umana è più importante, soprattutto quando une vento clinico coinvolge personalmente.

Fa una certa impressione vedere l’animalismo relativista, dove basta recarsi in qualsiasi pescheria per vedere animali – pesci in questo caso – morire soffocati fuori dal loro ambiente , sgozzati ancora vivi, perché freschi sono più buoni, o messi in pentola ancora agonizzanti nell’acqua bollente, come con i polipi, senza che nessuno si indigni o vada a fare manifestazioni contro i pescatori. Eppure la crudeltà verso gli animali acquatici non è diversa da quella che si denuncia nei confronti dei quadrupedi da compagnia. Ma dei primi ce se ne sbatte, a patto che non siano balene cacciate dai giapponesi per scopi scientifici, salvo poi indignarsi se finiscono sulle tavole dei ristoranti di lusso.

Se un infame annega un cane va punito giustamente dalla legge, se si pesca un pesce, lo si depone in una cesta e ci mette delle ore a morire, questo è tollerato, accettato, tanto è che esistono laghi per la pesca sportiva, ma se si facesse una tenuta per la caccia ai cani e ai gatti, si leverebbero le barricate degli animalisti. Eppure anche i pesci andrebbero tutelati con la stessa enfasi con cui si tutelano cani, gatti e altri animali da compagnia e non, promuovendo battaglie animaliste contro la caccia, cosa che però, visto gli interessi miliardari che muove, anche per il numero di addetti impegnati in tutta la filiera, nessuno va a protestare davanti alle pescherie, davanti ai porti quando rientrano i pescatori con il pescato e agonizzante.

Se si limitasse veramente la pesca e il consumo di pesce, così come si vuole mettere in una riserva con gli spari contingentati ai cacciatori, si potrebbe essere concordi con le battaglie animaliste nei confronti degli animali da affezione, ma quando l’animalismo è ideologico e strumentale e mira ad attaccare i piccoli interessi locali, senza guardare al problema della difesa degli animali, indipendentemente se terrestri o acquatici, soprattutto con la pesca e con la relativa tortura sadica dei pesci nelle pescherie, cresce l’indignazione, perché è come se si volesse osservare, per comodo, la realtà, solo sulla base di quello che personalmente piace, usando un pensiero soggettivo e non oggettivo che legge il problema nel suo insieme.

Per questo si ribadisce un no fermo alla chiusura del canile di Montichiari della Green Hill, in quanto come attività legale in Italia, deve continuare a lavorare in sicurezza, perché la ricerca che sta alle spalle della sperimentazione è un diritto/dovere per il benessere dell’uomo, con però gli eventuali reati amministrativi debbono essere sanzionati, così per quelli di natura penale, se venissero accertati, dopo il terzo grado di giudizio, come la legge impone.

Marco Bazzato
06.12.2011



(1) http://animalinliberostato.blogspot.com/2010/04/green-hill-2001-srl.html