giovedì 5 novembre 2009

Via il crocefisso dalle scuole


La Corte di Giustizia Europa per i Diritti dell’Uomo ha condannato l’Italia, facendo carta straccia di quella parte di Concordato fascisto-craxiano, perché elimini dalle alule scolastiche il crocifisso, simbolo di un Paese privo della necessaria apertura multietnica alle diverse confessioni religiose e al diritto d’ateismo e razionalismo che i genitori possono insegnare ai figli, senza doverli sottoporre a un condizionamento extraitalianodi un simbolo rappresentate un Paese straniero, lo Stato Città del Vaticano, dove secondo la fede, la tradizione e/o la leggenda, il Papa, usurpatore del termine di Pontefice che apparteneva ai sacerdoti della Roma antica, è il vicario di Cristo sulla Terra. Ergo, il messaggio subliminale è, secondo la concezione del cattolicesimo romano, che il crocifisso, tra le altre cose, rappresenta anche il papa e papato, in quanto vicario del crocifisso.

La sentenza, dettata dal buon senso e dalla ragione, pone simbolicamente l’Italia al pari dei Paesi tribali, come la Somalia che per tradizione – come detto dal ministro Gelimini, rappresenterebbe la tradizione italiana – ama infibulare le giovani somale, o come l’Afganistan che per tradizione tribale, non dettata dal Corano, impone alle donne l’uso del burqua.

Naturalmente sono partiti lanci d’agenzia di politici – che con la loro vita privata dissoluta hanno calpestato il cattolicesimo, stuprando metà dei dieci comandamenti che vorrebbero difendere – inneggiando all’attacco dei valori cristiani europei.

Naturalmente anche lo Stato città del Vaticano non è rimasto in silenzio, sentendosi defraudato di un qualche diritto divino che vorrebbe imporre il proprio marchio di fabbrica entro i confini di un altro Paese.

Il crocifisso è un simbolo d’appartenenza a una confessione religiosa, in contrapposizione con la stessa Costituzione italiana, dove ogni religione ha pari dignità, indipendentemente dal numero, non dei battezzati per tradizione familiare, ma dei fedeli effettivi di questa confessione che ogni giorno, non solo sta perdendo affiliati, con una maggioranza relativa in rapido declino, vista l’ascesa di altre confessioni o dell’ateismo e del razionalismo.

Il Vaticano, in modo velato, parla di “sentenza ideologica” omettendo però di dire che anche le religioni, con tutti i loro dogmi, possono essere annoverate a pieno titolo tra le ideologie idolatriche che nel corso dei secoli hanno mietuto, nel nome dei loro simboli,morte e distruzione. Evidentemente questa parte oscura delle storie delle religioni – cattolica compresa – viene allegramente omessa, rimossa, nascosta sotto gli errori e orrori umani della storia.

A ben guardare nelle scuole italiane non dovrebbe esserci il crocifisso, ma la Lupa, simbolo di Roma, in quanto dalla fondazione di Roma, come villaggio, ai giorni nostri sono passati molti più secoli, rispetto che ai solo duemila anni dalla nascita cattolicesimo papalino.

Va fatto notare, come ciliegina sulla torta, che questa sentenza potrebbe essere la prima di molte dovute al “Trattato – capestro – di Lisbona”, dove l’Italia ha abdicato la Costituzione e le leggi a favore di una fantomatica Commissione Europea, che fra pochi anni assomiglierà al “Gran Consiglio dei 10 assenti” sinistramente evocato da Fantozzi.

Marco Bazzato
05.11.2009
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martedì 3 novembre 2009

Piero Marrazzo e la coca che non convince


È strano che uno che andava a “cu..i” con altri uomini dalle mammelle fasulle e le labbra siliconate, cerchi di pararsi il suo di “cu..o”, raggranellando menzogne su menzogne dopo che la faccenda delle sue frequentazioni con i transessuali, non è finita di domino pubblico perché in via Gradoli tutti sapevano del vizzietto dell’ormai ex governatore della regione Lazio, ma nei paginoni dei giornali e in tv.
Sembrerebbe che il brav’uomo, tutto casa e famiglia, almeno stando a quanto di evinceva dalle foto dei suoi cari sparse sulla scrivania dell’ufficio di presidenza della regione Lazio, oltre ad incontrare i “busoni” si faceva anche le sue belle piste di coca. E dopo questa ammissione, cioè che un Presidente di regione durante i suoi tradimenti nei confronti della moglie, dove copulava con un altro maschio, seppur dalle fasulle fattezze femminili, sarebbe corretto che la magistratura indagasse da quanti anni Marrazzo faceva uso di stupefacenti, non importa se in modo saltuario oppure no, visto che l’uso di questa porcheria provoca dipendenza.
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Marrazzo, è inutile girarci attorno, ha mentito fin dall’inizio. Non andava a trans, non ha mai usato droga, non è mai stato ricattato. Mentre la verità che emerge, ogni giorno più squallida, degradata e degradante, è che andava a trans, per carità se non si vergogna lui contenti tutti, era ricattato – visto che sapeva dell’esistenza del video – e cosa peggio ancora era un cocainomane, non si sa, per ora, quanto assiduo.

Non c’è traccia di boria nelle immagini di Marrazzo che esce in compagnia della moglie e dell’avvocato dalla procura, anzi. La vergogna dell’ex uomo politico è palese, palpabile, si percepisce anche attraverso lo schermo televisivo. È una vergogna soprattutto morale quella che si evince, la vergogna di chi sa d’essere stato falso con la moglie, con i figli, con la famiglia e poi, seppur non meno importante, falso con gli elettori, con l’opinione pubblica, con i cittadini del Lazio che erano convinti d’aver eletto a Presidente della loro regione un etero, una persona senza scheletri nell’armadio, uno che non doveva fare coming out per le sue passioni e/o pulsioni nei confronti di individui del suo stesso sesso, ma soprattutto che non fosse, anche sporadicamente, un cocainomane drogato. Una persona che è vittima non esce da una procura, nascondendosi, camminando a testa basa, alzandosi la giacca come se fosse una tartaruga che deve farsi proteggere il capo dal guscio. Una vittima cammina a testa alta, ferito per essere vittima, ma pur certo d’essere, eticamente, moralmente, pubblicamente e privatamente nel giusto,in quanto sa che la sua condotta etica e morale è impeccabile, inattaccabile. Mentre solo un colpevole davanti la famiglia, la società, la giustizia si nasconde, cerca di evitare i giornalisti, colleghi fra l’altro, fanno il loro dovere. Evidentemente la vergogna morale e sociale di Marrazzo come frequentatore di trans, consumatore di cocaina.

Ma c’è una domanda che sorge spontanea: quanti grammi coca aveva acquistato Marrazzo, visto che dai verbali parla che il costo della prestazione concordato era di 1.000 Euro che questi ne aveva in totale 5.000 e la differenza, 4.000, servivano per la coca? Viene da chiedersi, facendo una rapida ricerca su internet, dove da vari siti si evince che il costo al consumatore si aggira sui circa 60 euro il grammo, quanti grammi fossero presenti in quell’incontro carnale, dietro mercimonio, tra due individui dello stesso sesso?

Ancora qualcosa della deposizione di Marrazzo non convince. Non convince soprattutto la quantità di coca che potrebbe essere stata presente alla seduta di sesso mosex, ben oltre la modica quantità per uso personale, anche se per due persone.

In circa 60 grammi di coca tagliata, quanti microgrammi effettivi erano presenti durante l’irruzione? Probabilmente era stata abbondantemente superata la soglia dei 150 microgrammi stabiliti per legge, tali da considerare il reato di detenzione e spaccio di stupefacenti?

Marco Bazzato
03.11.2009

giovedì 29 ottobre 2009

Nozze cattoliche proibite al castrato diventato “legalmente donna”


Dopo un abominio del genere e lo scandalo derivato, era il minimo che l’arcivescovo doveva fare, sebbene la condanna alla riduzione allo stato laicale sarebbe stata la giusta pena per lo sgarro fatto alla chiesa.

D’altronde che “questo matrimonio non s’ha da fare” anche per lo stolto doveva essere chiaro fin da principio, ma per il prete, che dovrebbe conoscere le regole, non solo divine, ma anche ecclesiastiche e del diritto canonico, evidentemente no.
Il fattaccio accade a Firenze, dove due uomini, secondo i certificati di battesimo, vogliono contrarre matrimonio religioso. Uno dei due da decenni è stato castrato, che si è fatto imbottire d’ormoni, ha cambiato il suo stato anagrafico, da uomo a donna, innanzi alle leggi dello Stato Italaino ed ha firmato davanti al sindaco un contratto matrimoniale con un altro uomo.. E questo matrimonio civile regge da 26 anni.

Ora però i due maschi, secondo i registri battesimali, che saggiamente non tiene conto delle eventuali castrazioni e agiungimenti posticci di seni e pseudo attributi femminili, volevano contrarre anche un matrimonio religioso, entro le mura di uno Stato Straniero – una chiesa – lo Stato Città del Vaticano, dove certe regolette dello Stato italaino sono carta straccia.

I due uomini, secondo i certificati di battesimo, avevano trovato un complice per il loro misfatto, un prete, che invece d’essere, come si conviene a ogni burocrate, non importa se di uno Stato laico, di uno Stato teocratico o di Dio, ligio alle leggi, ai regolamenti e alle carte, le ha palesemente e platealmente violate, e da qui è scattata la sospensione da parte del superiore, l’arcivescovo di Firenze, Giuseppe Betori.

Come sempre accade gli strenui difensori dei diritti degli omosessuali si sono scatenati, hanno accusato la chiesa di discriminazione e di ogni genere di nefandezza, dimenticando che per gli atti cartacei, uno dei due era un uomo con sembianze femminili, stando al certificato di battesimo. Stop. “…Tutto il resto è noia…” come canta Franco Califano.

Non va dimenticato che poche settimane fa, a Treviso, in questo caso l’errore di un funzionario pubblico poco solerte, aveva erroneamente trascritto un matrimonio, eseguito all’estero, di due persone dello stesso sesso, cosa giustamente proibita dalla legge italiana, esattamente come proibita nello Stato Città del Vaticano e quindi in tutte le chiese cattoliche del mondo. Questi due qui, con la complicità del prete, cosa volevano? Cambiare le regole in casa d’altri?

La cagnara indegna che si è scatenata sui media è poco consona alla presunta cattolicità della “coppia” in quanto se veramente cattolici dovrebbero conoscere almeno le regolette fondamentali, quelle del catechismo, sapendo che entrambi sono stati battezzati come maschi, e la chiesa non ammette nozze omosex.

Marco Bazzato
29.10.2009
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martedì 27 ottobre 2009

Piero Marrazzo e l’odissea familiare


Probabilmente questi sono stati i giorni peggiori di Piero Marrazzo, che da Presidente di Regione, con tutti gli oneri che ne conseguono, si ritrova sbattuto nelle prime pagine dei giornali, secondo lui per una vicenda privata, ma secondo Vox populi, vox Dei per una storia di perversione, sodomia, cocaina e sesso mercenario. Sesso mercenario che si protraeva non da un giorno, oppure occasionale, ma da ben sette anni. E la moglie molto probabilmente non l’avrà certo presa bene. Scoprire infatti che il marito con cui condividi gioie e dolori “fotte” e si “fa fottere” da dei transessuali, per di più pagandoli profumatamente, certo non deve aver rallegrato alla giornalista del TG3 le ultime giornate.

Sarebbe bello poter avere dei microfoni direzionali, stile Diabolik, per sentire le maledizioni, le imprecazioni, gli insulti scagliati dai famigliari della moglie di Marrazzo nei confronti di quello che entro poco potrebbe essere – nel volgere di pochi mesi – solo un ex consorte. Forse le frasi pronunciate potrebbero essere l’apoteosi di tutti gli insulti che gli italiani serbano nel cuore nei confronti dei pervertiti, ma che per motivi d’opportunità sono costretti a tacere.

Roberta Serdoz rappresenta oggi la riscossa di tutte le donne d’Italia cornificate dai mariti che invece d’aver la decenza di tradire con altre donne, scivolano nella perversione del tradimento consumato con uomini. L’umiliazione per la donna in questi casi è amplificata oltre che dal senso di vergogna, anche dal senso di schifo e di repulso che sicuramente proverà nel guardare il fedifrago in faccia, ricordandosi le volte che si è concessa a lui, forse dopo una copulata perversa e a pagamento consumata dal marito con un uomo che pensa d’essere una donna.

Lo squallido che sta affiorando in questi giorni sta raggiungendo abissi di perversione fuori da ogni logica umana, non per un sentimento che potrebbe, se non viziato dal pagamento delle prestazioni sessuali, anche vero, ma proprio del degrado morale, inteso anche come impudicizia corporea e ambientale, viste anche le immagini degradate, non di via Gradoli, ma in via dei Due Ponti, sebbene la degradazione sia in questo caso dei comportamenti derivati dall’essere transessuali mercenari.

La grettezza del mercimoniale mondo del transessualismo fa emergere tutto il rifiuto sociale del tradimento, della fornicazione extraconiugale, del rifiuto a una normale vita affettiva creata da una coppia maschio/femmina. La pulsione, regressiva allo stato dei primati, porta l’individuo che si accoppia con un suo simile,pagandolo, che pensa d’essere donna, negli aspetti estetici esteriori, ma maschio di nascita e che mercifica il suo corpo, dovrebbe indurre, proprio alla luce dello scandalo Marrazzo a prendere in considerazione il fatto che certe “libertà” sessuali il più delle volte sono l’anticamera della tomba dell’amore coniugale e che a nulla servono i pianti, i piagnistei, i certificati medici, le perizie psicologiche che attestano lo stato di prostrazione psicofisica causati dalla distruzione scientemente cercata, a meno di non essere mentalmente dementi.

Piero Marrazzo dovrebbe riflettere se, alla luce di quanto ha causato alla famiglia in primo luogo e poi alla Regione Lazio, se non sia il caso d’applicare la filosofia del bushido, tramite – come scrive wilkipedia – il suicidio rituale, per salvare l’onore.

È strano però alla luce di quanto in questi giorni è venuto alla luce il silenzio delle associazioni gay, e il sindacato di battoni, battone, transessuali, mercifica tori d’ano e affini, abitualmente sempre pronti a scendere in piazza per ogni emissione d’aria contro i loro presunti diritti.

Ora sarebbe cosa buona e giusta che la moglie cornuta, la povera Roberta Serdoz ,andasse in ogni talk show a raccontare, per filo e per segno, insulti, contumelie, maledizioni e quant’altro la mente umana ha il pieno diritto di generare in queste situazioni distruttive, deflagranti e destrutturanti non per il cornificatore, a lui non deve essere dato nemmeno il rispetto che si deve a un clochard, ma alla moglie offesa, umiliata pubblicamente, distrutta negli affetti e nei sentimenti, sbattuta in prima pagina per colpa di un portatore insano di perversioni sessuali al limite dell’abominio umano.

Ma sfortunatamente potrebbe accadere che la vittima, ossia la moglie, possa venire dipinta come la carnefice, se decidesse con piena ragione, di divorziare, pretendere un risarcimento da strappa mutande, togliendo al marito ogni bene, non solo economico, ma anche sentimentale e affettivo, come ad esempio la figlia di otto anni, che in questi giorni sarà costretta, ingiustamente o giustamente, dipende dai punti di vista, per colpa del padre, a subire ogni genere di offesa e neffandeze come solo i bambini, nella loro pura innocenza, sanno trasmettere con virulenta e distruttiva semplicità.

Sta ai media ora non trasformare un carnefice, non solo nella vittima dei presunti ricatti, perché altrimenti sarebbe un’offesa nei confronti della vera vittima di queste perversioni sessuali, che duravano da anni, sette almeno. Non va dimenticato che i militari, le cosiddette mele marce non sono ancora state condannate in via definitiva, e quindi anche per loro esiste la presunzione d’innocenza fino al terzo grado di giudizio. Senza contare che eventuale reato a parte, i militari hanno svolto un servizio non solo sociale, ma anche familiare e politico, facendo emergere il comportamento dell’ex Presidente della Regione Lazio, permettendo non solo alla politica, ma soprattutto alla famiglia di lui di fare pulizia, allontanando – si spera quanto prima – il soggetto dalle mura domestiche, senza dimenticare che i comportamenti licenziosi e libertini non avevano nulla di privato, in quanto partendo dalla scorta, l’autista, i vari transessuali prestatori d’ano a pagamento, altri clienti pervertiti e le due vie dove Marrazzo andava a pagare anche 5.000 euro per ricevere una marchetta, questa era tutto fuochè una faccenda privata. L’unica che sicuramente non conosceva il vizzietto del marito d’accoppiarsi carnalmente con uno più uomini, era la moglie, solitamente l’ultima a conoscere le cose, nonostante oggi, ,martedì, dai giornali si evinca la volontà della donna di rimanere vicino al cornificatore depravato. Parole che non dicono nulla, in quanto anche la donna a mente ancora troppo calda potrebbe essere stato facile perdonare, ma poi vedremo col passare dei giorni, dei mesi, quando inizierà a domandarsi dove va il marito ogni volta che esce da solo, quando si avvicineranno i momenti dei processi, dove dovrà ripercorrere nuovamente davanti a un giudice i suoi vizzietti, i costi pagati per le prestazioni, le bugie che ha detto, ma soprattutto dormirci assieme, senza non prima avergli fatto fare una serie di esami per appurare che non sia portatore di qualche malattia sessuale, o infezione dovuta ai rapporti anali se commessi senza l’uso del preservativo o peggio ancora dell’Aids.

Marrazzo però dovrà anche chiarire prima alla moglie e poi anche ai magistrati quanti denaro abbia letteralmente infilato nei “buchi dei cu.i” dei transessuali, perché sebbene il suo stipendio non sia certo da pezzente, 5.000 euro per commettere un atto sodomitico è una cifra da capogiro. Senza contare che bisognerebbe sapere quante volte la settimana o al mese spendeva certe cifre e per quanto tempo questo andazzo degradante e dispendioso è andato avanti, facendo così quattro conti per capire se ha usato solo il suo denaro o se ci sono stati altri introiti, anche perché è difficile da credere che la moglie, indipendentemente da tutto, non chiedesse almeno una volta ogni tanto conto delle entrate familiari, solo per un semplice calcolo dettato da una sana gestione dell’economia domestica.
Piero Marrazzo ora dice d’essere stressato, d’avere le palpitazioni, di sentirsi distrutto, di vergognarsi per ciò che ha fatto. Beh innanzitutto dovrebbe avere almeno come minino sette anni di vergogna, sette come gli anni che avrebbe frequentato questo transessuale, pagandolo.

Questa è una storia sordida, squallida che oggi peggio degli scandali di Berlusconi fa apparire, all’estero, un uomo delle istituzioni come un degenerato sessuale, mettendo ancor di più in cattiva luce l’Italia, gli italiani ma soprattutto la Regione Lazio e i laziali che l’hanno avuto come Presidente di Regione. Lo Stato e la Regione Lazio dovrebbero costituirsi parte civile contro Piero Marrazzo per il danno d’immagine che i suoi comportamenti teoricamente privati hanno cagionato, chiedendo un sostanzioso risarcimento.

Un consiglio alla moglie da parte di Cicerone e da Santa Caterina da Siena. Il primo diceva: Quando un marito soggiace a questo vizio, la moglie ha diritto alla separazione di corpo e di beni dal proprio marito e Santa affermava che la sodomia è ”vizio maledetto schifato dagli stessi demoni”.

La moglie mediti perché un vizio non sparisce quando uno scandalo, specie lo scandalo dell’ex giornalista e dell’ex Presidente della Regione Lazio, diventa di dominio pubblico, anzi potrebbe assumere nuove forme.

Marco Bazzato
27.10.2009
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lunedì 26 ottobre 2009

Piero Marrazzo e la gaia gioia per i transessuali


In tutta franchezza all’inizio non ci si poteva credere, ma poi, passato lo stupire, la gioia ha trovato la sua naturale collocazione. Sono trascorsi due anni e mezzo da quando il portavoce di Romano Prodi, Silvio Sircana, è stato beccato in auto, in una via trafficata da transessuali, sparendo in seguito dall’agone politico. E ora la storia si ripete grazie alla solerzia ricattatoria di quattro carabinieri che avevano tentato un’estorsione ai danni del Presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, ripreso con un telefonino durante un’irruzione in un appartamento, in atteggiamenti inequivocabili con un transessuale, dove stando anche ai verbali pubblicati da Il Giornale, si vedevano strisce di coca e in sottofondo il presidente mezzo nudo che piagnucolava ai militi che non voleva essere rovinato.

Doveva pensarci prima! Non si va a transessuali che sniffano coca, salvo poi frignare se si viene sbugiardati dalle forze dell’ordine, indipendentemente dal presunto ricatto.

Ma la cosa più esilarante la si è vista ieri nei Tg, quando il frequentatore del transessuale cocainomane ha rilasciato una dichiarazione ai media. L’utilizzatore del rapporto sessuale mercenario, aveva la voce rotta dalla rabbia e a fatica, per la vergogna, riusciva a stento a trattenere le lacrime.

Bellissima scena d’alta politica, bellissima scena d’alti valori etici e educativi per i cittadini che tra poco dovranno andare alle urne per le elezioni regionali.

Ora ci sarà da ridere perché dopo la campagna contro Berlusconi, dovrebbe essere arrivato il momento di una severa e dura reprimenda contro Piero Marrazzo, dove purtroppo i media stanno prendendo una deriva vittimistica nei confronti del Presidente della Regione Lazio, come non lo fu per Silvio Berlusconi.
Dobbiamo estrapolare dal contesto il fatto delle quattro mele marce dell’Arma dei Carabinieri che hanno tentato sia di ricattare Piero Marrazzo, sia di vendere il filmato, ma concentrarci su cosa effettivamente stava facendo Marrazzo con un prestatore d’ano a pagamento, con annesse piste di cocaina. Forse Marrazzo non sapeva che consumare coca è reato e soprattutto da quanto tempo questi frequentava il prestatore d’ano cocainomane?

La pietra dello scandalo di Piero non è tanto il ricatto, dove questi si sarebbe prestato per paura dello sputtanamento pubblico, assurdo se una persona fosse certa d’avere la coscienza a posto sia sotto l’aspetto penale, etico, morale e politico. Cosa che evidentemente alla luce dei pagamenti, avvenuti tramite anche assegni, non è, ma la pietra dello scandalo è che una persona dalla moralità personale così da specchio curvo a novanta gradi non abbia dimostrato, almeno per ora la decenza di ammettere d’essere un abituale frequentatore di transessuali, di amare i giochetti viziosi con siffatti soggetti, pagandoli. Altro come dice lui: “Debolezza privata”.

Ora Marrazzo si difende, “Ho una famiglia alla quale tengo più di ogni altra cosa e che voglio preservare con tutte le mie forze…” .

Ridicolo e patetico. Evidentemente quando decideva d’assecondare le sue pulsioni sessuali, che probabilmente i familiari della moglie potrebbero anche definire perversioni con un mercenario del sesso, non aveva una famiglia da preservare, non aveva una figlia o dei famigliari che non dovevano sapere. Ipocrisia allo stato puro. Se i carabinieri non l’avessero ricattato, forse Marrazzo avrebbe continuato a infischiarsene della famiglia, continuando a frequentare – di nascosto – il prestatore d’ano a pagamento.

Una cosa che i media non hanno fatto notare è che la vicenda Marrazzo, per quanto riguarda la frequentazione di un prestatore d’ano è più grave di quella di Berlusconi che lo ha visto coinvolto con la puttana Patrizia D’Addario, in quanto il premier, come hanno accertato i magistrati, era solo l’utilizzatore finale dei servizi della baldracca, non il pagatore, mentre Marrazzo, almeno da quanto fin ora è emerso, pagava il sodomita. Senza contare che almeno Berlusconi è un uomo che va a donne, non un uomo che va a donne col cazzo e siliconati.

Ora però sembrerebbe che l’ex giornalista, divenuto Presidente di Regione si accinga a diventare x anche in questo campo, avendo così forse la possibilità di riprendere le sue frequentazioni con i prestatori d’ano a pagamento, dove stando a quanto riporta oggi Repubblica la frequentazione con il sodomita sarebbe iniziata sette anni orsono, e che negli allegri ambienti omofili romani la cosa era risaputa.

Ora il Pd si appresta a scaricare gentilmente l’appestato, nonostante a parole il Pd sia uno strenuo difensore delle minoranze non etero, nei fatti i Presidenti di Regione che vanno clandestinamente da prestatori d’ano, non ci fanno una bella figura né con l’elettorato cattolico né tantomeno con le gerarchie ecclesiastiche di cui il Presidente di Regione del Lazio è costretto anche a trattare per colpa del Concordato tra Stato e Chiesa, fascisto-craxiano.

Si leggono in questi giorni ventate d’ipocrisia che odorano di flatulenze dovute al maceramento di sostanze piccanti negli intestini, da parte di Piero Marrazzo, il quale solo a sputtanamento nazionale avvenuto si ricorda d’avere una figlia di otto anni che apprende dalla tv dei giochetti erotici che il padre conduceva con altri uomini con le labbra e mammelle plastificate. E vorrebbe sparire! Non si preoccupi, sparirà. Sparirà perché probabilmente la famiglia lo tratterà come un appestato, bandendolo di casa, la figlia non gli vorrà – a ragione – più rivolgergli la parola, gli amici etero lo guarderanno di sbilenco e naturalmente in Rai non ci potrà tornare, in quanto nessun direttore di testata, dopo quanto accaduto se lo porterà in una tv, come quella di stato lottizzata.

Ma in molti immagineranno la gioia della moglie, la giornalista di Linea Notte del Tg3, Roberta Serdoz, felice dopo 4 anni di matrimonio e una figlia di 8 anni di scoprire che il marito la tradiva da sette con u n uomo dalle tette posticce. La coppia, soprattutto la donna, potrà dimostrare all’Italia quanto progressista è, quanto tollerante sarà nei confronti degli omosessuali e dei transessuali dopo la scoperta che il marito fa parte di questa “allegra” combriccola, per di più, pagandoli.

Il ribrezzo oggi arriva dal fatto che tutti, in un modo più o meno velato esprimono solidarietà a Marrazzo, nonostante l’imbarazzo che provano, ma nessuno ha speso una parola di solidarietà nei confronti della moglie cornuta. Lei è un parassita sociale, un soggetto a cui non manifestare vicinanza per quanto, per colpa del marito, sta subendo, per i traumi che grazie a Piero Marrazzo la loro figlia sta patendo. Si concentra l’attenzione, anche solidale, nei confronti del cornificatore, del traditore, del vile che non ha avuto il coraggio di confessare alla moglie le proprie “debolezze” dice il Marrazzo, perversioni pensano in molti.

Stando ai quotidiani queste frequentazioni andavano avanti da anni. Non giorni. Anni passati a mentire alla moglie, alla figlia, a quella famiglia che ora dice di voler difendere. Sì, ma difendere da chi? Dai media che fanno solo il loro lavoro, non pescando nel torbido, ma nei fatti e se i fatti, ora agli occhi della famiglia e dell’opinione pubblica appaino sordidi e torbidi, certo non si può parlare di volontà politica di distruggere una persona. Marrazzo ha fatto tutto da solo. Da solo ha frequentato i trans, da solo mentiva alla moglie, a tutti, seppure i transessuali di via Gradoli sapessero delle sue debolezze private, e loro nel rispetto della sua privacy e dei loro affari, a ragione hanno taciuto.

Ora si spera che altri politici vengano beccati con le braghe calate, meglio se sposati, e che si dimettano con la coda tra le gambe!

Marco Bazzato
26.10.2009
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giovedì 22 ottobre 2009

Gabriella Carlucci controreplica



Nonostante il silenzio assordante dei grandi media, televisione soprattutto, tant’è che neppure le Jene che avevano fatto partire il tutto nel 2007, qualcosa da qualche sito inizia a filtrare.
Gabriella Carlucci risponde – a modo suo – sbattendo la cornetta in faccia alla giornalista, quando questa si fa troppo petulante, diventa maleducata, permettendosi di fare domande che già da tempo dovevano aver trovato risposta, chiedendo di mostrare il famoso statino che attestava la messa in regola della segretaria.

Ma la Carlucci, signora com’è, prima di sbattere la cornetta va oltre, attaccando come un toro imbufalito, rabbiosa per essere sbugiardata in mezza Italia, affermando che la notizia della sua condanna non andava data, in quanto è solo una sentenza di primo grado, non definitiva, rimarcando che la vera notizia – a suo avviso – sarebbe quella che la sua ex segretaria, pagata in nero, secondo condanna di primo grado, sarebbe stata rinviata a giudizio per furto e additata dalla stessa Carlucci come una “Ladra”.

Mentre chi non paga i contributi non è un ladro?

Vediamo di capire il ragionamento astruso di questo pazzo pozzo di scienza, di questo magma di conoscenza e sapienza, di questo pittale di erudizione liquida.

Secondo la Carlucci sarebbe più importante il rinvio a giudizio, senza una sentenza che non è di primo grado, piuttosto che una condanna di primo grado.

Ragionamento astruso e bislacco, in quanto secondo il modesto pensiero dell’onorevole deputato, un rinvio a giudizio, privo di una sentenza, vale più di una sentenza, specie se contro di lei, proprio perché la riguarda, non deve essere data in quanto non definitiva, mentre un rinvio a giudizio, nei confronti di una sconosciuta, dovrebbe valere di più come notizia, avendo quasi il dovere d’essere data, magari con titoloni da prima pagina, per far passare la derubata, dalla Carlucci condannata in primo grado, a ladra ancora non condannata. Ecco il garantismo e il liberismo a senso unico, pro se stessa della Carlucci.

Mentre secondo la dotta onorevole “dare della ladra” a una persona appena rinviata a giudizio, senza nemmeno uno straccio di sentenza questo è lecito e normale? L’onorevole dimentica che se anche fosse come lei dice, la sua ex segretaria, da lei pagata in nero, secondo la sentenza di primo grado, è innocente fino alla condanna definitiva, esattamente come la Carlucci vorrebbe che i media facessero nei suoi confronti.

Per fortuna che fa la parlamentare, scrive proposte di legge.

Secondo la Carlucci il liberismo dovrebbe valere solo per lei, mentre gli altri, quelli che si permettono la sua stessa libertà, sono degli illiberali perché tolgono a lei i suoi spazi, ma la Carlucci da liberale può occupare quelli che vuole.

Eppure ha ancora il coraggio d’alzare la voce, arrabbiarsi, rilasciare dichiarazioni, proclamandosi innocente fino a sentenza definitiva, ma nel contempo marchiando a fuoco per un rinvio a giudizio che non ha ancora ricevuto la prima sentenza.

Strano modo di far politica.
Strano perché pur di difendere se stessa, non esita ad attaccare a tesa bassa una persona che a differenza di lei non ha ancora subito alcuna condanna. Ah sì la Carlucci è una liberista estrema, radicale,senza compromessi, dove la sua libertà deve essere illimitata, dove ha anche la libertà prima di promettere che avrebbe mostrato lo statino di busta paga della dipendente, salvo poi rimangiarsi tutto, dove si lamenta dei costi per mantenere ben due segretarie, una in Puglia, il suo collegio d’elezione e un’altra a Roma. Poverina, dovrebbe aprire una sottoscrizione pubblica, perché con il compenso di parlamentare e con quello di conduttrice su Rete 4 di un programma, non riesce a sfamare se stessa, la famiglia, i figli ed è quindi costretta a pagare in nero, secondo la sentenza di primo grado, una dipendente, non pagando i contributi previdenziali, obbligatori per ogni dipendente, ma sottraendo così anche denaro alle casse dello Stato. Ma lei è liberista!

Quello che fa arrabbiare oltre misura è che nessuno dei suoi colleghi ha chiesto metaforicamente la sua testa, le sue dimissioni. Almeno quelli hanno i portaborse a libro paga in regola, avrebbero dovuto far sentire la loro voce, invece niente. Silenzio assordante e collusivo che suona come un insulto quando i parlamentari si scagliano contro gli evasori fiscali, gli evasori contributivi, a patto che appartengano alla loro casta.

La Carlucci, secondo la sentenza di primo grado è anche colpevole di evasione contributiva. A quando un’ispezione del Ministero delle Finanze per appurare e sanzionare l’evasione contributiva commessa dalla Parlamentare Gabriella Carlucci, del Partito delle Libertà (loro?)

Per correttezza etica si linka anche la strenua difesa di se stessa di
Gabriella Carlucci, postata nel suo sito.

Marco Bazzato
22.10.2009
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martedì 20 ottobre 2009

“E lei è un sodomita e sostenitore di coppie sodomitiche”.

Ci sono delle frasi che dovrebbero essere impresse a caratteri cubitali nei libri di storia, che senza ombre di fraintendimento raccontano una storia, una verità, che dovrebbe essere storia e verità per tutti, senza i relativismi beceri di cui la moderna politica delle minoranze infinitesimali al livello subatomico ci ha abituato.

Una di queste frasi, colme di coraggio e priva di ogni orpello inneggiate all’ipocrisia del politicamente corretto è stata pronunciata domenica pomeriggio nello studio di
Pomeriggio 5, il contenitore domenicale di Canale 5, condotto da Barbara D’Urso, dal cattolicissimo e i pissimo – molto più del papa che come capo di stato ècostretto al pelosissimo politicamente corretto – Maurizio Ruggero, Presidente dell'Associazione Sacrum Romanum Imperium, contro l’omofilo Alessandro Cecchi Paone, che non difeso né dalla D’Urso né tantomeno dal pubblico, evidentemente felice per il coraggio d’esternare, a nome della maggioranza degli italiani, quei pensieri, costretti a tener celati e che potrebbero essere fonte di acidità di stomaco è stati d’ansia perché si è costretti a reprimerli.

Il problema è che Maurizio Ruggero non ha detto nulla di offensivo, né tantomeno di falso nei confronti di soggetti dello stesso sesso commettono atti omofili. È acclarato non solo dai numerosi libri di pseudo cultura gay, e dalla pornografia omosessuale dilagante ormai anche nelle reti nazionali che l’atto sessuale è un atto sodomitico, il quale intende “Qualsiasi rapporto sessuale non finalizzato alla procreazione, specie se in vase indebito (“in un orifizio illecito”).

Ora scaldarsi tanto perché si è dichiarato un fatto, alzando la voce, urlando per mascherare – forse per vergogna – ciò che è risaputo dalla notte dei tempi, ma che non deve essere pubblicamente detto, appare come una sfida alla logica umana dell’intelligenza. D’altronde nessun etero si sognerebbe di arrabbiarsi se di parlasse apertamente di cosa si fa a letto con un esponente del sesso opposto, mentre i gay si vergognano di se stessi quando gli etero sono messi a conoscenza pubblicamente dei loro atti, perché potrebbero aver vergogna dei loro atti.

Scomodare, da parte di uno come Cecchi Paone Dio, appare come un insulto alla divinità, in quanto da quando si abbraccia l’omosessualità come stile di vita, e come atto di godimento carnale, si volta le spalle alla divinità sia quella superiore, sia alla stessa divinità umana presente nell’uomo.

Scriveva
Daniel Jousse già nel 1711 “La sodomia è la più abominevole di tutte le impudicizie, e quella da sempre punita con la pena più severa; è questo il crimine che ha fatto perire per mezzo del fuoco le città di Sodoma e di Gomorra (Genesi, cap. 19, n. 24).

Ma anche Cicerone non ci andava leggero. “Quando un marito soggiace a questo vizio, la moglie ha diritto alla separazione di corpo e di beni dal proprio marito.
Anche i grandi Dottori della Chiesa, citati dai gay solo quando fanno comodo, non badavano alle sottigliezze.
Santa Caterina da Siena diceva ”vizio maledetto schifato dagli stessi demoni”.
Il francescano san Bernardino da Siena (1380-1444), celebre predicatore insigne per dottrina e per santità. Egli proclamò nella sua Predica XXXIX:
“Non è peccato al mondo che più tenga l’anima, che quello de la sodomia maledetta; il quale peccato è stato detestato sempre da tutti quelli che so’ vissuti secondo Iddio, (…) ‘La passione per delle forme indebite è prossima alla pazzia; questo vizio sconvolge l’intelletto, spezza l’animo elevato e generoso, trascina dai grandi pensieri agli infimi, rende pusillanimi, iracondi, ostinati e induriti, servilmente blandi e incapaci di tutto; inoltre, essendo l’animo agitato da insaziabile bramosia di godere, non segue la ragione ma il furore’. (…)Come de la gloria di Dio ne partecipa più uno che un altro, così in inferno vi so’ luoghi dove v’è più pene, e più ne sente uno che un altro. Più pena sente uno che sia vissuto con questo vizio de la sodomia che un altro, perocché questo è è maggior peccato che sia” (San Ber
nardino da Siena, Predica XXXIX in Prediche volgari, pp. 896-897 e 915).

Qualcuno potrà addurre che la società è cambiata, che la mentalità si è evoluta, che oggi non è più come in passato, usando il presente per giustificare se stessi o peggio incolpando la società se certi atti, oggi come in passato, non sono tollerati. Ma anche se ipoteticamente la società fosse cambiata, nei fatti gli atti commessi da due individui dello stesso sesso, anche se consenzienti, sono i medesimi e che i loro i praticanti continuano a provare pubblica vergogna, viste le reazioni, quasi oltre il limite dell’isteria.

Ma se non tanto la società fosse cambiata, ma se i gay accettassero veramente se stessi per quello che sono non si capirebbe il perché di certe reazioni esagitate. Evidentemente nel loro profondo sanno che su di loro non pende una condanna umana, ma una condanna ultraterrena.

Sono ridicoli anche su questi discorsi i politici quando parlano di radici cattoliche dell’Italia, quando citano anche loro, come gli omosessuali, i grandi Dottori della Chiesa estrapolandone i concetti, per mera propaganda. Le radici cattoliche dell’Italia si basano anche su questi scritti, volutamente dimenticati dall’ortodossia ideologica di stampo omosessuale, difensori dell’italianità che a loro fa comodo, non di quella vera, quella inscritta non nel dna italiano, ma nel dna umano e che questi vorrebbero sovvertire.

Le scuole, durante l’ora di religione cattolica, dovrebbero far leggere agli studenti, almeno quelli liceali, come fulgido esempio di cultura cattolica i passi riguardanti l’omosessualità dei grandi Dottori della Chiesa, senza timore d’essere attaccati, insultati, offesi e minacciati, perché anche questi brani hanno reso grande la cultura cattolica e il senso d’identità religiosa e culturale del Bel Paese.

Marco Bazzato
20.10.2009
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sabato 17 ottobre 2009

54 kg: troppi per sfilare



Siamo alle solite. Appena una modella sovrappeso, secondo i canoni delle case di moda o delle grandi firme, viene licenziata,scatta un assurdo finimondo.


Sarebbe ora di sfatare queste false accuse.


In primo luogo le modelle sono degli appendi abiti mobili con un collo, una testa, un tronco, due gambe e due braccia. Stop. A nessuno verrebbe da porsi domande se un appendiabiti è troppo magro, o poco robusto per sostenere un abito. In quel caso, se fosse troppo leggero, col rischio che l’abito cadesse a terra, danneggiandolo, l’appendino sarebbe sostituito. Lo stesso accade per le modelle. Queste, soprattutto quelle che sfilano per i grandi stilisti, non sono le ultime arrivate, ma delle professioniste ben pagate, anche troppo secondo alcuni, che prestano il loro corpo e i loro arti, solo per far passeggiare gli abiti, che altrimenti non potrebbero farlo da soli e che non possono essere portati in passerelle con un carrello elettrico per la spesa, risparmiando un bel po’.


La polemica è del tutto pretestuosa, specie dopo che le sfilate di moda son terminate, in quanto nessuno dei vip presenti, va per osservare gli appendini con le gambe, ma solo per farsi vedere che esistono, senza curarsi, a ragione, dello stato di salute spesso al limite dell’anoressia delle modelle.


Come appare del tutto infondata l’assurda mania dei giornali di imputare alla moda la colpa se qualche ragazzina idiota, per assomigliare a un appendino camminante, smette di alimentarsi. Come se la stupidità potesse trasmettersi attraverso la carta patinata o le immagini televisive delle sfilate. E anche se così fosse, le sconosciute anoressiche, non saprebbero distinguere la loro vita da quella di una top model affermata, pagata per restare denutrita.


La presunta anoressia delle modelle, non deve essere considerata una malattia, ma una scelta delle medesime, per rimanere competitive sotto l’aspetto estetico, visto dall’ottica degli stilisti e delle case di moda, sostenute a forza di pane, acqua e pochissimo zucchero, fino a diventare quasi trasparenti. Basta che però non svengano in passerella. Ne verrebbe fuori un danno d’immagine per gli stilisti e per la top che cadesse rovinosamente a terra, spinta dai morsi della fame e dall’incapacità fisica delle gambe di sostenere il resto del corpo.


La modella sottopeso o anoressica non va vista sotto l’ottica dell’eventuale denutrimento, ma in chiave di mero accessorio necessario atto alla mobilità dell’abito.


Sono anche da considerare ridicole le campagne internazionali a favore della taglia 42 per le modelle, per non indurre le giovani stupide all’emulazione, divenendo anoressiche, come i Photoshop oggi possono ritoccare.


Un abito, una camicia, un paio di pantaloni si osservano in una rivista di moda per quello che sono, per come cadono sul corpo del manichino vivente che gli indossa,, per quello che potrebbero rappresentare per l’eventuale acquirente. Tant’è che i potenziali consumatori non comprano l’appendiabiti vivente ma solo i capi e di questo e solo di questo che i consumatori sono interessati.


Le campagne contro l’anoressia fatte come pressione nei confronti di stilisti e case di moda, sono sbagliate perché andrebbero a limitare non solo la libertà d’espressione degli stilisti, ma anche delle modelle, che devono avere il dritto di dimagrire fino, se lo vogliono, ad autodistruggersi.


È arrivato il momento, vista l’obesità dilagante con i conseguenti problemi cardiovascolari e tutto il resto che ne possono conseguire; continuando queste battaglie barbariche a favore delle taglie superiori al 38 per le modelle, in quanto, ancora riferito alle ragazze, idiote, si fanno condizionare dalle modelle lardose, mettendosi a mangiare come suine, diventando grasse come maiali, con i problemi che poi obbligatoriamente sorgeranno.


Per questo le campagne contro l’obesità devono essere condotte da modelle anoressiche, proprio perché vista la stupidità femminile, queste siano, visto che sono condizionabili, da esempio, per diminuire l’obesità in Italia, accentuandone, fino all’esasperazione, la magrezza sistemica.



Marco Bazzato
17.10.2009
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venerdì 16 ottobre 2009

Cacciare Paola Binetti dal PD



Le voci continuano a rincorrersi in modo frenetico. L’aria che tira nei confronti di Paola Binetti, ogni giorno che passa, dopo che costei ha votato a favore della pregiudiziale di incostituzionalità sulla legge contro l’omofobia, voluta dalla sua collega di partito, in palese conflitto d’interesse, in quanto lesbica dichiarata, con un coinvolgimento emotivo sulla questione, Paola Concia, facendo così girare la voce che la Binetti potrebbe essere espulsa dal Partito Democratico.

Evidentemente i generali
omofili stanno mandando all’attacco le truppe dei disertori etero, passati dall’altra sponda, dalla parte del nemico, che oggi stanno facendo di tutto per impallinare politicamente Paola Binetti, rea d’aver votato secondo coscienza.

Il Partito Democratico, se democratico così può essere chiamato, si sta appiattendo in posizioni così radicali da rappresentare la pronezza nei confronti della casta, di quelli che secondo la Bibbia, possono essere considerati i discendenti di Sodoma.

Ora questa virulenza pandemica si sta dimostrando in tutta la sua ferocia, proprio contro Paola Binetti, colpevole di ragionare secondo la propria testa, la propria sensibilità personale e sociale, ben conscia di quanto sarebbe avvenuto nel caso avesse votato contro le direttive – dittatoriali – del partito, sta dimostrando all’Italia cosa veramente sarebbe successo al Paese se fosse passata la proposta di legge contro l’omofobia: la gogna per quanti solo osassero pensare in modo normale, rispetto alle diversità omosessuali. E queste diversità si stanno manifestando in tutta la loro rozzezza, con volgari attacchi pretestuosi nei confronti della presunta omofoba, solo perché cerca di marchiare al meglio il proprio territorio, evitando che le torme di invasori GBLT gli entrino dappertutto, costringendo non solo lei, ma la maggioranza degli italiani a alla ritirata, perché accerchiati peggio del Generale Custer.

La Binetti con il suo coraggio e abnegazione sta mostrando al Pese che non bisogna abdicare i propri diritti, nel nome dei presunti diritti altrui, diritti già esistenti, ma che alcuni poteri forti, complessati perché la natura, la genetica, o le condizioni sociali gli hanno consegnati al mondo in modo diverso, pretendono che lo stesso mondo si pieghi alle loro diversità, accettandoli per come sono, quando il loro primo problema e che non accettano se stessi e che intimano agli altri, anche con la coercizione d’essere accettati, togliendo agli etero il loro libero arbitrio e possibilità di scelta nel dire cosa piace e cosa intimamente disgusta.

Ma l’assurdo è proprio che la Binetti, con questa sua scelta autonoma e di coscienza, è diventata, all’interno del PD minoranza. Minoranza che in quanto tale dovrebbe essere tutelata proprio da quella maggioranza omofila che cerca di distruggerla, insultandola e volendone la sua testa su un piatto d’argento, comr sadiche messaline,manco la Binetti fosse Giovanni il Battista.

Ma l’aspetto sordido della vicenda, non è solo l’eventuale espulsione della Binetti dal PD, ma il silenzio vile del Centrodestra, che ha avuto, anche grazie a questa paladina della libertà, la possibilità d’affossare una legge farsa. Nemmeno una parola di solidarietà. Silenzio tombale.

Gli omofili a questo punto, forse, faticano a capire che la coscienza individuale è un diritto inalienabile da preservare, un diritto che vale più dell’orientamento sessuale, del transgenderismo, dell’omosessualità, perché la coscienza appartiene alle persone, non a quello che i GBLT vogliono ideologicamente chiamare generi sessuali. E il valore della scelta di coscienza, il libero arbitrio, vale più di qualsiasi valore omosex, per questo che la coscienza va preservata.

Marco Bazzato
16.10.2009
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giovedì 15 ottobre 2009

Condannata Gabriella Carlucci


Poi dicono che in Italia l’informazione è libera. Nelle tv di Stato e in Mediaset certamente no. Difficilmente gli italiani che si informano tramite i Tg sono venuti a conoscenza, complice un silenzio assenso che puzza da censura della condanna, per sfruttamento del lavoro nero ai danni di una sua collaboratrice, pagata una miseria e mai contrattualizzata. L’esborso economico inflitto alla Carlucci è francamente irrisorio, solo 10.170,39 Euro. Una miseria che grida vendetta agli occhi di tutti i datori di lavoro, stangati fino a fargli uscire il sangue dal naso, se beccati con lavoratori in nero e con i contribuiti non pagati.

Chiaramente Gabriella Carlucci, sempre pronta ad attaccare, ha preferito un secco “no comment”, forse perché arrabbiata per essere stata sbugiardata pubblicamente, non tanto dai media, ma dalla magistratura stessa, che a ragione l’ha condannata a una pena, che per la sua tasca è una miseria, in quanto ogni parlamentare percepisce 4.000 euro per pagare i collaboratori. Da qui si evince che se la Carlucci prima ha pagato 500 euro al mese e poi 1.000 alla sua collaboratrice in nero in ventuno mesi. La deputata della libertà – la sua – si è tenuta in saccoccia, avendo incassato per il solo periodo da settembre 2004 a giugno 2006 la bellezza di 84.000 Euro, solo per i rimborsi per le spese della collaboratrice. Ipotizzando che per farla grande le abbia dato 1.000 euro al mese, per un totale di 21.000, alla Carlucci ne sono rimasti in tasca 63.000, che tolti i 10.000 e rotti della sentenza, ne ha guadagnati di puliti, puliti, quasi 54.000 mila euro.

Il bello è che proprio il centrodestra sta facendo la battaglia contro l’evasione fiscale, dei comuni cittadini, ma in parlamento nessuno ha il coraggio di far pulizia, imporre ai parlamentari le medesime leggi e sanzioni inflitte al popolo, ma con i media, la tv, sempre pronta a sbandierare i presunti successi, salvo nascondere il fango dei loro parlamentari sotto il tappeto, come se avessero la carogna di un cane morto in casa, dove le esequie debbono celebrarsi in forma privata, lontano dagli occhi dell’80% degli italiani che si informa solo grazie alla televisione, che ad oggi ne sono all’oscuro.

La sentenza di condanna, nel rispetto delle decisioni del giudice,è troppo bassa, pone ancora una volta il dilemma della differenza tra gli “eletti” e i comuni mortali, dove quest’ultimi sono vessati fino all’inverosimile, specie se artigiani, commercianti, liberi professionisti, a ragione costretti, a pagare i contributi ai loro dipendenti, ma se quest’incomodo tocca ad un parlamentare ecco che allora, non tanto l’impunità, ma la possibilità di risparmio anche sulle sanzioni pecuniarie diventa evidente anche agli occhi dell’uomo della strada che volesse fare due conti.

C’è da tenere presente che la Carlucci non svolge solo il lavoro di parlamentare, ma lavora anche in Mediaset, conducendo un programma, che almeno allo scrivente fa passare l’appetito, per questo non lo guarda mai. Anche se non capisco se sia per via dei servizi o per via della conduttrice.

Per fortuna che, come dice Beppe Grillo, i “nostri dipendenti” dovrebbero servire solo i cittadini. Ma evidentemente, anche questa semplice regola, non vale per la Carlucci e molti altri degni compari, sia del centrodestra, come del centrosinistra. Della serie a parte i dovuti distinguo, cioè quelli che servono il Paese a tempo pieno, tutti gli altri, sono della “Stessa pasta” andata a male!

C’è da aggiungere, se un parlamentare avesse una vera coscienza etica e civica, rispettosa proprio delle leggi dello stato italiano, dopo uno sputtanamento di questo tipo, in seguito alla condanna, dovrebbe avere il buon gusto di dimettersi. Secondo gli italiani, la Gabriella Carlucci ha questo senso di coscienza etica e civica?

Marco Bazzato
15.10.2009
http://marco-bazzato.blogspot.com/