venerdì 11 gennaio 2013

Clown negli ospedali? Per carità…


La cosa peggiore negli ospedali quando si è infanti o bambini? Oltre  naturalmente le grida, la paura con il suo tanfo nauseante che ti si attacca addosso, le flebo, gli esami – anche se a me personalmente gli esami del sangue sono sempre piaciuti…il medico che ti cerca la vena, ti infila l’ago, non la becca, inizia a rigirarti l’ago dentro la carne, bucandoti la vena, facendoti uscire un ematoma, che rendendoti il punto la pelle, piena di sangue, sottopelle, molto simile alla ferita causata ad Actarus, il Principe di Feed, pilota di Goldrake, di Atlas Ufo Robot – i cateteri, il freddo dello stetoscopio sul torace infreddolito, la calligrafia illeggibile del dottore e le minestre ospedaliere, una vera sbobba mai mangiata, visto il tanfo che emanavano, almeno quelle al IV piano del Monoblocco dell’Ospedale Civile di Padova, nel reparto di Urologia, quando nel corso degli anni  ’80, vi rimasi “detenuto” per cause nefrologiche dovute a problemi genetici, come si usa dire oggi, congenite come si diceva fino a pochi decenni fa. Ebbene oltre a quanto soprascritto, la maggior rottura era la visita di losche figure, non importa se di sesso maschile o femminile che arrivavano con i loro camici blu o rosa a far giocare i piccoli degenti,due volte la settimana, per non più di un ora al giorno, di pomeriggio abitualmente, dopo il giro dei dottori.

L’evoluzione di quella perversione si è evoluta grazie ad un bischero americano, tale Patch Addams  (1),che nel 1971 ideò la terapia olistica conosciuta come clownterapia (2).

Come molte idee bislacche americane, vedi Babbo Natale, un prodotto della Coca Cola, oppure Halloween, anche questa ha attecchito, come la gramigna, essendo nate associazioni no prfot di clownterapia dedite, e piene di buone intenzioni, atte a fardivertire i pazienti, con i loro membri alabardati come tanti Pennywise, il clown danzante, Booby Grant, It, Esso (3) pronti a succhiare l’energia vitale, emessa in abbondanza dalle tempre malate ma desiderose di guarigione, dei piccoli degenti.

La cosa che allora ma anche oggi, era il fatto che delle stronzette, almeno quelle dei miei tempi erano delle ragazzotte, per fortuna passabili e non dei cessi, entrassero nelle stanze alabardate di giocattoli, costruzioni, macchinine, dove con la scusa di far divertire i bambini, queste allora e forse anche alcuni pagliacci dediti alla clownterapia, si comportavano come i gatti che, secondo alcune leggende, succhiano l’energia vitale ai bambini, non diverse a modo loro dalle vampiresse succhiasangue!.

La scusa che adottano questi  Pennywise è che gli si riempie il cuore quando vedono il sorriso sbocciare, come un fiore malato, dal volto dei bambini. Ma questi non vogliono o fingono di non capire, che a un bambino malato, quel sorriso, proprio in virtù della malattia che lo soggiace, è un sorriso o una risata estratta quasi a forza, come se un dentista volesse estrarre ad un paziente impubere il dente del giudizio, senza anestesia, all’insaputa della madre, mettendogliela poi comunque in conto.

Ricordo ancora come le mamme di quando ero ricoverato, spingessero i figli a giocare con le “signorine,” come venivano chiamate, non per il bene della distrazione dei figli malati, che sovente si accostavano a costoro a malavoglia, anzi, qualche volta quasi piangendo, vendendosi “costretti” a giocare, per dare un po’ di tregua alle madri che facevano assistenza ai piccoli.

Non ho mai giocato con quelle “signorine”, oltretutto vedendo come alla fine i miei compagni di “prigionia” si accostavano recalcitranti a quelle donzelle dagli giochi di ghiaccio e dal – falso –  sorriso facile, in modo non dissimile da quello di un puledrino che viene costretto a forza a trottare verso un ostacolo.

Oggi come allora,almeno io ricordo bene la Pediatria dell’Ospedale Civile di Padova, luna delle cose peggiori erano le stanze dei bambini, così tristemente ricche di colori e immagini della Disney o altro, come se Paperino, Qui, Quo, Qua, Nonna Papera, Zio Paperone  o i colori sgargianti alle pareti potessero lenire il dolore e la sofferenza. E un bambino, purtroppo a volte è peggio di un cucciolo di cane ammaestrato, ossia per compiacere pagliacci, clown, Pennywise e genitori, è costretto a mentire, fingendo di divertirsi, sorridendo e ridendo forzatamente come un ebete perché altrimenti i presunti sguardi assenti, ma presenti dentro l’universo inesplorato e inesplorabile della sua mente, vengono interpretati come scontrosità, scarsa volontà di collaborare e interagire con il mondo esterno, come una sorta di autismo protettivo, che porta i saccenti a reputarlo poco incline alla volontà e alla voglia di guarire e  per questo il piccolo deve continuamente essere costretto a distrarsi con immagini apparentemente allegre, ma che per costui, in quanto malato, trasmettono solo rabbia, odio e profondo disgusto, perché i Pennywise o le immagini di Paperi, Sirenette, Mulan e via discorrendo, gli unici dolori di carta che hanno patito sono quelli imposti gli sceneggiatori.

A mio avviso appestare gli ospedali, le cliniche pediatriche di spacciatori omeopatici di filosofie clownesche è un insulto alla ragione e alla malattia stessa dei minori, in quanto questi sognano spazi aperti, sognano e bramano di sgambettare, correre a piedi, in bicicletta, cadere e sbucciarsi le ginocchia, cieli azzurri incontaminati, anche se sovente dai piani alti degli ospedali si vedono nuvole di smog, arti e menti che rispondono ai comandi che il cervello invia e la volontà ferrea e combattiva d’uscire dal tunnel della sofferenza e della malattia, se questa è clinicamente, farmacologicamente o chirurgicamente vincibile, altrimenti in ogni caso, vista la giovane età combattono, accettando il fato che le sorelle Cloto, Lanchesi e Atropo, le  figlie del “filo” del “destino” “ineluttabile”, hanno in serbo per costui.

Oggi i Pennywise ospedalieri fanno capo a Onlus, Associazione No Profit, che sovente fanno lavorare gratuitamente i volontari,sebbene queste ricevono finanziamenti statali, regionali o comunali per il sostentamento, facendosi belle alle spalle dei minori malati e di chi crede di farli divertire, ma i  piccoli malati hanno bisogno di ben altro per guarire: hanno bisogno di una buona sanità, di medici e paramedici preparati, di servizi per i genitori e non di buffoni con il naso rosso, la faccia pitturata ei capelli posticci, che strappano sorrisi forzati e non essere “usati” per i divertimenti ludici da adulti estranei al loro consesso familiare.

Marco Bazzato
11.01.2013




28 commenti:

  1. marco credo che come per ogni attività ci siano diverse interpretazioni della stessa. Cmq è vero che spesso questa attività risulta ammantata di stucchevole buonismo....spesso non sempre....io lo faccio e non credo di salvare il mondo neanche sorrido così spesso, anche se spesso mi diverto.
    Cmq in via di massima sono daccordo! anche se come in tutte le cose mai generalizzare. Se non piacciono a te non è detto che non piacciano o non siano piaciuti agli altri sfortunati degenti e non. ciao gp

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  2. ma che infanzia difficile hai avuto?
    Sei cresciuto con ninna nanne dei Gorgoroth e carillon con le facce di it?
    Scusa ma è la prima cosa che mi e venuta in mente
    Bhe io sono una delle stronzette o meglio signorine, o forse è meglio buffona..anzi no…appestata che da un anno si trova a fare questa brutta cosa chiamata clown terapia… oh eppure, o ho un immagine distorta…o io i sorrisi dei degenti li vedo davvero… sorda non sono sorda…e sento pure le risate…
    Mi sa che hai toppato perche probabilmente questa terapia succhia energia,che non vuole assolutamente mettersi al pari con la professionalità dei medici, l energia la trasmette per davvero.
    ci sarà sicuramente qualcuno a cui non piacerà quello che facciamo è semplicemente rispettarli e non costringerli a fare sorrisi forzati…
    e talvolta sono proprio i bimbi che ti chiamano o che cercano un piccolo svago nella rottura dell’ospedale.
    I buffoni sono altri a parere mio…non certo noi.
    E FATTELA UNA RISATA!

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  3. Gentilissima amica, niente di personale, ho solo riportato a galla le mie personali esperienze, ospedaliere di fine anni ’70, inizio anni ’80 e mi sono uscite le identiche impressioni che avevo di costoro, constatando che ora come allora non sono cambiate, emergendo dalla polvere dei ricordi, limpidi esattamente come si sono impressi al tempo. Non amo generalizzare, ma alla fine quella è stata la mia esperienza, e stia tranquilla, in altre sedi, operatori sanitari, partendo da medici e paramedici, hanno espresso le mie medesime convinzioni. Allora per me era un business fatto sulla pelle dei piccoli degenti, e credo che non mi si possa biasimare se oggi non ho cambiato idea, chiaramente non voglio generalizzare, ogni persona ha la sua motivazione, ma anch’io ho la mia opinione, e certo non è colpa mia se anche oggi vedo il tutto con gli stessi identici occhi di quando ero bambino…non mi vorrà accusare di questo spero?

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  4. Caro Marco, secondo me non hai ben chiaro cos'è la clownterapia, non è far giocare i bambini, onestamente faccio questa cosa da quasi venti ani e coi bambini sono stato ben poco. la mia idea di clown è che se uno ha un tumore dopo che ha parlato con me dovrebbe sentirsi fortunato ad essere malato e ringraziare per la sua buona sorte, no sempre succede ma spesso si...se poi una persona non vuole parlare o relazionarsi coi clown è perfettamente libero di farlo, in tutti questi anni non ho mai trovato una associazione che obbliga i pazienti a relazionarsi con un clown per forza...e io sono anche un gran rompipalle e non mi va mai bene una mazza ma questo è semplicemente sbagliato come concetto, ci possono essere tanti tipi diversi di clown ma io sinceramente quello che dici tu l'ho visto proprio poco, patch è una persona meravigliosa, magari sbattiti un poco e leggiti qualcosa di suo prima di sparare a zero e dire coise senza senso che probabilmente non conosci, patch non parla mai di bambini ma di persone, pazienti e esseri umani, è una cosa molto diversa da quella che hai percepito tu

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  5. non so perché è venuto anonimo, se metto diverso chiede roba che no capisco, comunque non mi piace l'anonimato come se non fossi responsabile di ciò che scrivo e allora dico che mi chiamao Federico Magherini, in arte dottor nuvola e se volete vedere la mia faccia brutta andate su facebook al profilo federico nuvola magherini, un bacio

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  6. ..ciao sono sempre la ragazza di prima..accetto sicuramente e non ti accuso..semplicemente non condivido.
    a differenza di dottor nuvola io. ho poca esperienza in merito ma le emozioni possono assomigliarsi...
    mi spiace che le tue esperienze ti abbiano portato ad avere questa considerazione...ed e vero alcuni medici non c vogliono in mezzo alle scatole...ma altri ci rincorrono perche vogliono un palloncino per il proprio figlio...questione di punti di vista e per fortuna non siamo tutti uguali :-)

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  7. ......."il medico........ inizia a rigirarti l'ago dentro la carne...."
    per caso durante la notte le infermiere si trasformavano in lupi mannari?!

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    1. Se a te non è mai capitato un medico o un infermiere “broccolone”, ossia d primo pelo, con la mano tremante come una foglia mossa dal vento, allora sei stato fortunato…a me è accaduto più di una volta..ematomi compresi…

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  8. Ciao Federico,
    ribadisco quanto scritto nell’articolo, in quanto scrivo da ex bambino ora cresciuto, portando alla luce quello che pensavo allora e che oggi non ho cambiato la mia posizione. Riferito a Patch Adams, rimango dell’idea che i bambini, anche se non sono tutti uguali, abbiamo bisogno di altro, almeno quelli che non sono d’accordo con i clown.
    Per la gentilissima amica anonima…come dici tu, per fortuna, non siamo tutti uguali e questo è un bene, altrimenti la vita di tutti sarebbe sotto dittatura, no?

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  9. O Marco ma che leggi quello che scrivo? Che c'entrano i bambini? i clown si occupano di sofferenza non di bambini, questo è un luogo comune che, detto fra noi, a me fa anche parecchio girare le palle

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  10. Io credo stia tutto nella sensibilità del clown o dell'animatore che dovrebbe saper leggere la situazione e comportarsi di conseguenza. Mi spiace per Marco Bazzato se ha incontrato solo irruenza e aggressività, da piccino e da grande. La clown-terapia non è e non deve essere l'animazione di un villaggio turistico dove l'imperativo è "coinvolgere e far divertire". L'imperativo deve essere il Rispetto, ossia l'aver riguardo e, per estensione, il prendersi cura dell'Altro e questo può avvenire anche senza sorrisi, senza giochi, solo con la condivisione di un istante.
    Fabrizio
    ZioBri 80)

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  11. Non a tutti possono piacere le stesse cose e aggiungo "per fortuna!". Altrimenti sarebbe facile comunicare e risolvere i problemi di tutti, basterebbe un manuale d'istruzioni ed il gioco è fatto.
    Io ho partrecipato da poco ad una celebrazione d'addio ad un piccolo Angioletto di 11 anni che è salito in cielo dopo una lunga malattia... La sua famiglia ha portato una BELLISSIMA testimonianza riguardante la Clownterapia, la loro bimba era felicissima di vivere quei momenti(e ogni giorno era una gioiosa attesa per lei) di sorrisi e leggerezza, di calore e Amore vero, Amore per la Vita! Perchè un Clown è un appassionato di Vita e cerca di trasmettere solo cose belle perchè lui stesso è Bello, non si dà ciò che non si ha!
    Non so come gli altri bimbi recepiscono questi momenti. Ma a me è bastata quella toccante testimonianza di quei genitori e se anche un Bimbo(che poi in realtà sono tanti) riesce a stare Bene, BenVenga questa terapia!
    Le perversioni sono altre!!!!!!!
    Non ho altre parole, non ci sono altre parole, c'è solo la Vita che va sempre comunque rispettata. La Vita di tanti bimbi e la Vita di tanti oeperatori che si offrono agli altri. Onore a loro!
    Catia

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  12. Io invece ho visto più di un bambino “crepare” o morire di tumore alle vie urinarie, in quella che negli anni ’80 veniva chiamata sommessamente da tutti,”la camera della morte”, in quanto ci venivano gettati i pazienti incurabili e spacciati. Preferisco la crudeltà della vita piuttosto che l’ampollosa retorica da parte dei sopravvissuti, durante le esequie degli estinti!
    E ti garantisco che trovarti la porta della camera sigillata e il cadavere portato via di fretta e furia, quando ci si alza per andare a dare un saluto al moribondo non è una cosa piacevole, anzi ti…quindi nella malattia non ci sta nulla né di divertente e né tantomeno di gratificante da parte dei malati, visto che tutto il resto sono solo illusioni per le persone sane e palliativi e sovrastrutture che si creano, ma che con la realtà del malato,specie se bambino, non hanno nulla a che fare…ma difficilmente chi non è passato per quella stretta cruna dell’ago che divide la vita dalla morte lo può comprendere appieno…
    In ogni caso, con tutto il rispetto per la madre, ne io e ne lei possiamo sapere cosa veramente volesse la piccola da viva e il fatto che manifestasse apparentemente gioia per l’arrivo dei clown non dimostra certo che intimamente era quello che costei veramente voleva…

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  13. Ovvia giù Marco...che vuoi ragione? e vorrà dire ti si darà ragione, tu hai ragione te, i clown fanno pena e te sei il depositario della verità...che sei contento adesso? O bravo

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  14. Mai scritto questo e la ragione l’hanno solo i somari, a casa mia…
    In ogni caso quello che giustamente dal tuo punto di vista non vuoi o non puoi riuscire a vedere è anche l’aspetto infantile della cosa, su come determinati bambini e non tutti, possano non apprezzare i clown, sarà anche un loro diritto, oppure no? Non si può mai piacere a tutti, non trovi?

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  15. si ma tu non scrivi questo, tu sei offensivo parecchio nei confronti di chi fa onestamente questo mestiere, ognuno ha le sue idee, ci mancherebbe altro, ma tu sei parecchio negativo e non mi piaci proprio, anche questa è una opinione e non conosci la cosa assolutamente perché quello che scrivi non è assolutamente quello che è, si vede lontano un chilometro che parli perché sei triste e incazzato col mondo, ma contento te contenti tutti...la ragione si da ai somari? e perché credi ti abbia dato ragione?

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  16. comunque questo è il mio ultimo commento, mi fa anche fatica spiegarti le cose, tanto non le capisci lo stesso, che parliamo a fare? stammi male...visto che bene ti fa schifo

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  17. Quello che conta alla fine è che chi si occupa di queste cose siano soddisfatti lor, pi quello che può o non può importare ai bambini è relativo, ma è giusto così., d’altronde il mondo è fatto per gli adulti, meglio se sani, poi se hanno o non hanno empatia con piccoli pazienti, alla fine è ininfluente
    Chiaramente pur rimanendo con le mie idee, auguro buon divertimento .

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  18. Io ho semplicemente raccontato una storia in modo sintetico, con poche parole e poco tutto... Ma se vuole la posso mettere in contatto con la famiglia della bimba e magari se le farà piacere le leggeranno i suoi diari... Ma sicuramente direbbe che la bimba ha scritto quelle cose perchè vittima della famiglia, succube degli adulti, di Pach e di tutta la società...
    Si rilassi caro Marco e sia meno offensivo verso lo stesso mondo che lei abita, lei ha la sua esperienza, le sue emozioni, i suoi ricordi e non è il "prototipo campione" di tutta l'umanità... Lasci agli altri la libertà di essere, semplicemente osservando senza giudicare... Le assicuro che avrebbe una vita più serena!
    Catia

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  19. Non mi permetterei mai di andare a disturbare una famiglia che ha subito un tale lutto. Poi intendiamoci, non tutti sono come me, il che può essere un bene o un male, dipende dai punti di vista. Questa famiglia merita rispetto, perché non è giusto aggiungere dolore a dolore. Tu giustamente porti le tue esperienze, condivisibili oppure no, ma va ricordato che anche altri, al pari di te portano le loro e il loro vissuto…
    Il fatto di essere o non essere umano è una cosa alquanto soggettiva, qui non si sta discutendo sul mio cuore, ma sui miei ricordi e se ad altri non piacciono, per carità, liberissimi di non condividerli e non essere concordi con i miei scritti.
    Ma evidentemente alla fine, senza offesa, ha compreso assai poco del senso del mio articolo e delle sfumature in esso presenti. Non importa, è umanamente impossibile avere la pretesa di farsi comprendere da tutti.. al massimo, come è nomale che sia, ogni persona interpreta le parole altrui in base alla propria esperienza personale e al proprio vissuto e avere la pretesa che tutti abbiano empatia…è stata da parte mia forse un desiderio illusorio troppo alto…
    Le auguro chiaramente d i continuare a fare la sua opera di volontariato al meglio delle sue possibilità, perché se è anche questo ciò in cui crede, ha il diritto/dovere di proseguire lungo il suo cammino. Si ricordi comunque che a non a tutti i bambini piacciono i clown, infatti esiste una fobia che si chiama coulrofobia, quindi è necessario porsi la domanda quando ci si avvicina ad un piccolo paziente se costi ne è o non ne è affetto… regolandosi di conseguenza… sicuro che questa cosa le sia stata detta….

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  20. Lei mi ha letta, ha lasciato scorrere le parole senza comprenderne il senso. Io non mi sono permessa di criticare, giudicare, offendere nè lei e nè tutte le persone che la pensano come lei. Lei è stato un bambino avverso ai clown per i suoi ovvi motivi che ha scritto. Ok, pieno rispetto alla sua vita! Io ho semplicemente riportato una delle tante esperienze diversa dalla sua. Se mi sono permessa di scrivere non è per contrastare il suo punto di vista ma casomai per "difendere"(e non hanno bisogno di essere difesi!) persone duramente offese da lei con parole non troppo gentili nel suo post. Io il diverso lo osservo, non lo condanno!
    Non sono una volontaria e neanche un'operatrice di questo settore. Sono semplicemente un'osservatrice della vita, degli umori, della gente. Sa cosa ho trovato più di tutti nell'animo di un ammalato? Solitudine, tanta solitudine... Lasciamoli liberi di colmarla o non colmarla, di accettare o non accettare i Clown, i sorrisi, le visite, le carezze con la consapevolezza di non avere una verità assoluta perchè non c'è Essere uguale all'altro!
    Catia

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  21. Stia tranquilla, non mi sono mai sentito offeso dalle sue parole, perché credo e sono convinto che entrambi siamo sempre stati rispettosi l’uno dell’altra, quindi.
    Concordo in pieno sul fatto della solitudine, che poi ogni paziente cerca di colmare come meglio crede, secondo le proprie attitudini. Resto comunque dell’idea che i clown, proprio per la loro stessa natura nono possono alleviare la solitudine di nessuno, soprattutto dei pazienti puberi o impuberi. E quel senso di solitudine, negli ex pazienti, specie se lo sono stati da bambini, non lo perderanno mai, nemmeno una volta adulti, perché hanno capito fin dalla giovane età quali sono i veri valori della vita: ossia la salute e il benessere psicofisico e tutto il resto potrebbe essere solo noia o semplice esistenza, nell’attesa dell’ultimo viaggio!

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  22. Cazzo però Marco, sei calato in questa valle di lacrime,ma l'hai presa proprio male la tua vita!! sei proprio incazzato come una iena.Devono proprio averti torturato secondo me.O lanci provocazioni per il gusto sottile di farlo oppure sei carico di negativita'.
    Ma non è questa la strada ti assicuro!! non ti muoverai neanche di un passo così facendo!!

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    1. Ogni persona vede la realtà come la sente, come la percepisce, forse il mio modo di far emergere i ricordi ed elaborare gli eventi può apparire negativo per alcuni, mentre per altri come una disumana provocazione, questo non lo so e nemmeno mi interessa. Sta di fatto che ogni persona vede la realtà secondo un suo particolare prisma deformante, ma la cosa importante è se ad un piace o non piace ciò che vede o che crede di vedere, oppure se per paura di vedere la realtà così com’è preferisce abbellirla con inutili orpelli, che sanno tanto di zucchero a velo, ma che alla fine possono portare al diabete...

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  23. Tu "vedi" veramente la realtà così com'è? mi stai dicendo questo? sei fortunato! sei già riuscito a dissolvere le nebbie dell'illusione dentro di te.Hai già sconfitto la paura!
    Sei a un passo dall'illuminazione!!!
    Perchè non vuoi abbellire la tua vita'? Preferisci sguazzare nei tristi ricordi di quando eri malato?
    Urlare a tutti attraverso il tuo blog la tua diffidenza verso chiuque cerca di sorridere, o di provare a cambiare.
    rispondi a questa umile e forse sciocca domanda!
    Che cosa fai qui? qual'è il motivo profondo della tua esistenza qui in questo pianeta?
    e per finire, tu ami veramente la vita?

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  24. Io, Gilberto, posso avere la mia illuminazione, tu hai la tua,ogni persona ha la propria, o chi proprio ne è privo, ma quelli sono affari loro. Scrivi che amerei,a tuo dire, sguazzare nei ricordi...vedi, dipende da che prospettiva guardi le cose, una potrebbe essere che le persone continuano a parlare del propio passato perchè questo le fa soffrire ancora e quindi si illudono che perlandone in eterno il dolore che provano dentro si affievolisca, altri invece che hanno elaborato, nel corso del tempo la propria storia, sanno guardarsi alle spalle senza rimpianti, felici, nonostante tutto della loro storia e che se tornassero indietro rifarebbero esattamente ciò che hanno fatto, in positivo e anche in negativo...secondo te, che stai cercando,senza offesa ma assai barbaramente di psicanalizzarmi, io quale modello preferisco?
    Una persona, qualsiasi persona, ha la sfortuna di venire al mondo non per volontà propria ma perchè viene obbligato dal destino o da uno spermazoo godereccio che violenta un ovulo a diventare, dopo nove mesi di gestazione, persona, quindi viviere non è un destino fortunato, anzi, vivere se uno ci pensa bene è una forma di vigliaccheria nei confronti della morte, perchè i veri coraggiosi sono coloro che si suicidano, questi sono i veri illuminati che hanno compreso che il grande balzo è il vero mistero e che lo voglionoscandagliare con tuto se stessi. Chi si affanna a vivere, io, te, i quasi 8 miliardi di persone in questo pianeta, sono solo una massa di sfigati che non hanno e che non abbiamo capito nulla della maledizionie dell’esistenza e che codardamente si affannano ad annaspare nel mare del letame, della merda che ammorba ogni attimo dell’essere umano, dal momento del concepimento fino al momento in cui esala l’ultimo respiro.
    Come vedi tutto è relativo durante l’esistenza, l’unico assoluto che esiste è la morte prima della nascita e la morte dopo la vita, dove la grande interruzione dell’inesistente eternità è quel battito di ciglia dell’esistenza!

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  25. Tranquillo!! non ti stò psicoanalizzando, non ne sarei capace, lo stai facendo da solo, vomitandomi disperatamente e purtroppo con convinzione le tue lugubri sentenze sulla vita e sull'esistenza.
    Se consideri una iella venire al mondo e consideri coraggiosi coloro che si suicidano allora siamo veramente messi male amico, a meno che tu non ti stia divertendo a sparare enormita' per il puro gusto di provocare.
    ma se non è così allora perchè questa spaventosa visione e convinzione si presenta nella tua mente? Perche ti fa' così paura esistere? soltanto perchè ancora non sappiamo niente?
    Il coraggioso è colui che continua a vivere continando a cadere per migliaia di volte ma poi si rialza e va avanti, perchè questo battito di ciglia della vita che tu dici è solo proteso in avanti verso il futuro,non è previsto il percorso a ritroso, suicidarsi significa tornare indietro.Succede quando il dolore è troppo forte, devastante, quando diventa tutto oscuro, tutto nero.
    Avrei potuto farlo anch'io sai ma sarebbe stato troppo comodo, vivere è un atto di amore verso te stesso, e amore è forza, spinta verso la vita, verso l'infinito.
    Nessuno si affanna a vivere, vive e basta! è già qui e sta svolgendo la sua vita nel bene o nel male, e ti assicuro che c'è differenza.Io non mi sento uno sfigato, qualche miglioramento l'ho avuto, forse poco, ma se mi guardo indietro, quand'ero più giovane ero molto più primitivo, adesso ho acquisito un pò di consapevolezza in più, qualcosina insomma! ognuno fa' ciò che può.
    Prova per un momento a pensare di dover suicidarti e vedi come ti senti!! l'istinto di sopravvivenza è potentissimo dentro di te, una persona mentalmente sana ed equilibrata non può pensare di farlo, succede sempre quando si è in uno stato di enorme squilibrio.
    Non è per arroganza o per presunzione, o per psicoanalizzarti ti giuro!! Ma perchè questo muro di morte dentro di te? che cosa ha provocato in te questo senso di distruzione?

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    1. Tranquillo sfondi una porta aperta con me a riguardo il suicidio, ci ho provato a quindici anni, e la vigliaccheria o il cielo azzurro ha permesso che non continuassi nel proposito.
      Provocazione o verità? Quello dipende da te, da come mi vedi o mi percepisci.
      Ricordati una cosa sola: ogni essere umano inizia il suo percorso verso la morte nell’attimo stesso che viene concepito....quindi quel tempo relativo che trascorre come senziente, dal parto in poi, è solo un extra che va dalla morte prima della nascita, ossia la non esistenza, alla morte dopo la vita, ossia la non esistenza.
      Non serve che provi a psicanalizzarmi. La differenza tra me e e te è una sola: io so che dentro ogni persona ci sta un buco nero. La maggioranza delle persone cercano di fuggire dall’orizzonte degli eventi, mentre io ci giro attono, ci entro, anche in profondità, ma poi ne esco fuori ricaricato.
      Il fatto che possa sembrarti tendente al nero o all’oscuro, al negativo, non ti viene da pensare che possa essere solo una facciata?
      Vedi, io so chi sono dentro di me e lascio che gli altri mi vedano come vogliono loro, anche attraverso i miei scritti, ma potrebbero vedermi anche attraverso lo specchio deformato che creo...
      Ma tu hai mai conosciuto uno scrittore che dentro non abbia un muro? Da dove credi che saltino fuori le idee? Il fatto che non abbia molti libri pubblicati non significa che non continui a scrivere e pensare.. non sto spostando il discorso dalla persona al ruolo, le due realtà però sono una sola...

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