giovedì 29 dicembre 2011

“Caro Leader”:Gigantesca adunata militare in Nordcorea per Kim Jong-II

C’è poco da sfottere, ma ieri con i funerali del “Caro Leader” Kim Jong-II, il mondo dell’imperialismo occidentale rosicava amaro, per invidia.

Nella capitale dell’ultimo baluardo del comunismo dinastico, ieri si sono svolti i funerali del loro ultimo “amato” leader, morto sembrerebbe per un infarto, con le esequie che si sono svolte all’interno dei 12 giorni di lutto nazionale proclamato nel Paese (1).

Le scene apparse ieri in tutti i Tg del mondo, hanno mostrato l’idea di un Paese unito, con i cittadini intenti a piangere – senza lacrime – davanti alle telecamere, e forse con i  fucili puntati alle spalle, o con qualche altro stratagemma della propaganda.

A guardare bene i servizi, per la verità tutti uguali, visto che in Corea non esiste, tra le altre cose, un sistema di televisioni libere e il dissenso non sembrerebbe molto amato dai “Cari leader” che via via si succedono, dove il tutto sembrava la ricostruzione della Corazzata   Potëmkin, dopo che Fantozzi disse «Per me la corazzata  Potëmkin è una cagata pazzesca» con il professor Guidobalo Maria Ricardelli che costrinse “gli inferiori” a ripetere la scena della scalinata e il pianto della madre. (2).

Ma è bello pensare che le grandi democrazie occidentali abbiano masticato amaro, perché per i loro leader sarebbe impossibile un funerale del genere, con i cittadini che si strappano i capelli per il dolore, che piangono per la perdita dell’amato leader e condottiero, e sono costretti a subire, in caso di morte, un misero funerale di Stato, con scarsa partecipazione di pubblico, sebbene le dirette televisive facciano il possibile per dare risalto all’evento doloroso, e quindi costretti a subire, dopo la morte, celebrazioni, rispetto a quelle coreane, in tono dimesso, svuotato dalla partecipazione popolare.

L’unico leader politico che ambisce a contanti funerali, è il Papa, capo della monarchia assoluta dello Stato Città del Vaticano,dove spesso, come è accaduto all’ultimo defunto, Giovanni Paolo II, (3) come per i Coreani, è stato esposto al pubblico per la “venerazione popolare,  come era accaduto a Владимир Ильич Ленин,  Vladimir Ilyich Lenin. Motivazioni politiche e ideologiche diverse, ma uguali nella sostanza a quello che accade dopo la morte ai “Cari Leader” coreani, ossia: idolatria, figlia di un archetipo pagano.

Infatti, solo con la morte dei papi – in tempi recenti, in quanto alcuni nel corso della storia, essendo dei veri farabutti furono assai odiati dal popolo (4) – e con l’assassino d John Fitzgerald Kennedy a Dallas, nel 1963 (5), si sono viste scene di isteria collettiva, pallide e sbiadite fotocopie di quelle coreane, con gran dispiacere per i regimi democratici, che basano sull’illusoria idea del consenso popolare, il loro potere. Vedere scene di isteria collettiva, pianti esagitati, capelli strappati, urla e grida, ascelle pezzate di sudore piangente, non diverse da quelle che accompagnavano i Beatles (6) durante i loro concerti, fa un certo che, in quanto porta a riflettere sulla suggestionabilità emotiva che i media e la propaganda, sia che scaturisca dall’ideologia politica, così come da quella religiosa, ingenera nei caratteri e negli spiriti annebbiati dal martello propagandistico e mediatico che fanno assurgere certi personaggi pubblici a pseudo divinità pagane – anche se di matrice religiosa, sconfinando in quella che il cattolicesimo chiama venerazione, ma che altro non è che volgare idolatria –  ma che alla fine non sono altro che dei perfetti sconosciuti, per quanto riguarda i loro reali pensieri , il loro agire, il comportarsi, solitamente di matrice diametralmente opposta rispetto a quanto propagandato nei discorsi pubblici, scritti da abili gost writter, supportati da professionisti della comunicazione, che poi vengono letti e trattati come se fossero pensieri e farina del sacco dell’oratore politico e/o religioso di turno.

Nella sostanza i funerali di politici, religiosi, o i concerti di “Grandi” cantanti, pur con motivazioni personali, sociali, politiche, ideologiche o musicali, si assomigliano tutte nella sostanza, ma è a la percezione individuale e soggettiva che una persona da ad un evento che ne stabilisce la positività o la negatività dell’evento in se. Ma sta di fatto che analizzando i cosiddetti “grandi funerali” le dinamiche di partecipazione isterica e idolatrica si accumunano tutte, pur nelle rispettive diversità storico-situazionali, ma il comportamento umano rimane una costante facilmente manipolabile dalla potenza dei media e dall’indottrinamento subito, sia esso politico, religioso o musicale, e così è chiaro che un pizzico di invidia probabilmente rode assai, anche se non verrà mai mostrato pubblicamente dai grandi statisti dei “regimi democratici” – definizione data da Giuliano Ferrara a “Radio Londra, Rai 1” – perché funerali come quelli coreani, lasciamo stare le condizioni di schiavitù che il popolo subisce, sono il sogno di tutti i potenti, e certo dopo la maestosità di queste esequie, forse è probabile che molti statisti vogliano importare il “modello coreano” di coesione popolare, con un percorso molto più lento, ma che nella sostanza potrebbe portare l’Italia e l’Unione Europea verso la medesima direttrice a Nord del 38° parallelo, come la storia già insegna, ma da cui sembra che nessuno abbia imparato nulla.

Marco Bazzato
29.12.2011

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