giovedì 22 dicembre 2011

Buon Natale e Buon 2012 a tutti i lettori


Tra poco più di una settimana anche il 2011 sarà sepolto, possiamo dire che ormai si trova in terapia intensiva, ma la sua morte sarà inevitabile e poi inizierà a putrefarsi, come tutti i cadaveri che si rispettano, con i ricordi che si affievoliscono, tra lazzi, botti, idioti che ci rimettono dita e occhi, perché stolti. Si consegnerà alla storia un anno nefasto, con i consumi che per fortuna languono, con uno Stato allo sbando, con una nazione che ha perso la bussola della ragione, con una politica che ha affossato un Paese, e ora con un governo tecnocratico, si appresta a dargli il corpo di grazia, per svenderlo alle potenze straniere, nel nome degli “interessi comuni”.

Ma l’Italia così come il Paese che da anni mi ospita, non è fatta per fortuna di politici e politicastri, ma di persone, di famiglie, di figli, di giovani e vecchi che cercano il loro futuro, che cercano di sopravvivere alle angherie che subiscono dagli altri, dalla cosiddetta “società civile”, portandosi a casa la pagnotta, facendo i salti mortali per mettere insieme il pasto con la cena, continuando a guardare avanti nonostante il muro nero di un futuro che mai si è a conoscenza di come potrebbe evolversi.

Esiste un’Italia di persone migliori della politica che li rappresenta, esiste un’Italia solidale, aperta di cuore e di mente, un’Italia antirazzista, aperta allo straniero, un’Italia fatta di persone che sanno guardare all’altro come fonte d’accrescimento personale e culturale, non come un  nemico da offendere, un nemico da urlargli addosso che ha “sequestrato” il figlio, un Italia fatta di persone di cultura, che amano leggere e non un Italia di cialtroni che quando leggono un testo capiscono e comprendono fischi per fiaschi e che la loro coscienza sporca vedono se stessi in ogni frase, in  ogni parola, in ogni sussulto, un’ Italia fatta di persone intelligenti, di italiani costretti ad andare a vivere all’estero perché non ci sono opportunità di lavoro nè famigliari e nè sociali, che prendono la valigia, come i meridionali che emigrava vano al Nord per trovare una speranza di vita migliore, un crearsi una posizione e che quando rientrano in Patria, nella città e nella casa natale non sono costretti ad andarsene perché dileggiati,  insultati offesi negli affetti dalla Famiglia. A quel tipo di Italia in negativo, a quello specchio oscuro di vampiri mentali e culturali auguro che abbiano un sussulto di coscienza – sempre che ne abbiano una – che abbiano il coraggio di guardarsi allo specchio, chiedendo perdono, perché saranno perdonati, ma che devono scontare la propria penitenza, perché, se esiste un Gesù che secondo la tradizione Cristiana, non cattolica, nasce per tutti, deve essere una nascita di Redenzione, perdono, ma soprattutto di espiazione delle colpe passate.

Agli italiani, agli amici che porto nel cuore, a coloro che sono cresciuti con me nella mia infanzia, nella mia giovinezza, nell’età adulta, a quelli “virtuali di Facebook” dove so che dietro al mio schermo e al loro, esistono e sono persone vere e reali, che stimo e apprezzo come se, nonostante la distanza, li conoscessi da sempre, a tutti gli amici del Paese ove vivo, dove anche quei esistono santi e infami, persone di un cuore stupendo e altri nati e cresciuti come meschini, come ogni essere umano di questo Pianeta, dotato di “cattiva volontà e coscienza rinnegata”, auguro un Natale che non sia di bagordi e di follie, ma che chiuda i ponti con il passato, iniziando a costruirne di nuovi; un Natale che vada oltre le luminarie delle città, le luci dell’Albero, lo sfarzo dei Centri Commerciali e delle piazze illuminate a festa, ma un Natale che nasca dal cuore, che giunga dalla semplicità e dall’amore per le piccole cose, dall’amore per gli affetti, per le persone care, non importa che siano vicine o lontane, un Natale che sappia essere un’esperienza di vita, rinnovante come la nascita di un figlio di una figlia, come la nascita di una nuova vita che si affaccia a questo marcio e vetusto Pianeta, dileggiato dall’uomo, distrutto, derubato, deturpato,stuprato con un Pese come l’Italia che si sta sgretolando, figlio dell’incuria, dove ancora si piangono i morti delle recenti alluvioni, ma con tanti giovani pronti a rimboccarsi le mani, aiutando chi ha perso tutto, affetti, posti di lavoro, ma che non la dignità d’essere persone, perché per l’Uomo che sa essere uomo è Natale tutti i giorni, è Natale ogni volta che apre gli occhi al mattino e li chiude alla sera, perché è Natale ogni volta che una nuova vita viene al mondo, con il suo carico di speranze, di gioie, di malattie e sofferenze, ma con l’aspettativa che il giorno dopo sia migliore o se non peggiore di quello appena terminato.

Auguro un buon Natale a mia moglie, che vorrei essere migliore di quello che sono – ma l’essere umano è per sua natura imperfetto, ma che può sempre cercare di migliorarsi –  a suo figlio, sua moglie, al mio nipote qui, e ai nipoti in Italia,anche a quella appena nata, la prima femmina, dopo una sequela di maschi.

Buon Natale a chi mi ama e a chi mi odia, a chi gli sto sulle scatole e a chi sono indifferente, a coloro che mi vedono come un polemico, un rompipalle, a tutti costoro va il mio abbraccio e il mio affetto per un 2012 che non sia quello profetizzato dai Maya, ma che sia un 2012 di sorrisi e speranze, di salute e felicità.

Buon Natale a chi professa una Fede diversa da quella Cristiana – non cattolica – e per chi non ne professa alcuna, non per imporre questa religione, ma perché in ogni Fede, anche nell’assenza della religiosità esiste un Credo, e ogni vita che viene al mondo è degna d’essere vissuta al meglio, indipendentemente da razza, nazionalità e religione.

Un Buon Natale ai poeti, scrittori e traduttori, perché si dice che abbiano un dono che proviene da “un’Altro” e con la loro lucida follia si dici che siano più vicini a quell’Essere a cui credono, e a ogni persona che studia, lavora, indipendentemente dalla professione e dal rango sociale e dal vestito firmato.

Un Buon Natale e un felice anno nuovo a chi soffre, non importa che sia una malattia fisica o psicologica, in un letto d’ospedale, a casa, a loro famigliari, perché sappiano che la prima sofferenza è di colui che la subisce nel proprio corpo e nella propria mente, non a chi la “vive” in modo distaccato e rinnegandola, perché hanno paura del dolore e della sofferenza, perché chi soffre è ha sofferto di solito ha una marcia in più, anche se questa marcia in più in alcuni casi viene soffocata, si fa il possibile per farla girare a vuoto, o mandarla fuori giri, perché considerata “pericolosa” a chi è dotato di pensiero opaco o smorto.

Un Buon Natale e un felice anno nuovo a chi mi ha fatto ridere e piangere, a chi mi ha fatto dannare, un Natale e un 2012 che non sia il proseguimento verso l’abisso del vuoto presente nell’uomo, ma che possa essere – utopia – un salto verso una nuova presa di coscienza di ciò che si è e di ciò che si potrebbe essere: migliori rispetto all’anno passato.

Con affetto e tanta salute e felicità a tutti!

Marco Bazzato
22.12.2011

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