lunedì 22 ottobre 2012

Strani movimenti in alcune Province italiane destinate a scomparire?


Sembrerebbe che in attesa del taglio delle Provincie da parte dello Stato, quelle destinate a morire abbiano messo in atto una campagna acquisti per cercare di aggirare legalmente i limiti imposti dalla Spendig Review (1), dove anche se hanno superato di molto il numero di abitanti, hanno il problema che per poche centinaia di chilometri quadrati, dovendo avere una superficie minima di 2.500 Kmq, come per il Calcio Mercato, hanno dato via alla campagna acquisti,con le Amministrazioni dei rispettivi paesi hanno finto di mantenere le promesse politiche disattese da decenni, e pochi mesi fa sono iniziati, nei paesi da inserire nel loro territorio provinciale,  dei referendum che dire farlocchi è poco, non avendo raggiunto il quorum del 50 +1 degli aventi diritto, e che in alcuni non toccato manco il 25% degli aventi diritto. Tanto i giochi erano comunque già fatti e caduti dall’alto come imposizione inappellabile, per il “bene dei cittadini!”

Fa riflettere il fatto che nessuno degli abitanti, dove queste nuove “annessioni”, termine che di solito si utilizza quando uno Stato ne conquista un altro o una parte dei suoi territori, che i cittadini di questi paesi siano “stati venduti” per una fermata di autobus, ma che a distanza di mesi non sanno quali saranno gli effettivi costi da sostenere per questa annessione, visto che le Amministrazioni Comunali, i media e i giornali ufficiali tacciono.

Stando ad alcune indiscrezioni, sembrerebbe che gli abitanti di questi paesini che si sono visti imposto dall'alto  mascherato da referendum popolare, dovranno pagare un Imu maggiorata, visto che rispetto alla Provincia lasciata, in quella nuova, entrando a far parte di un ipotetica Città Metropolitana,  le aliquote potrebbero essere più elevate.

Ma questo “giochetto”, come accade spesso in Italia, vedrà le perdite distribuite iniquamente tra i cittadini e i vantaggi che andranno a ingrassare sempre i soliti noti, che se ne stanno acquattati dietro le quinte: i Presidenti di e i Consiglieri di quelle Provincie che avrebbero dovuto scomparire, e con essi l’ apparato burocratico, che lo Stato voleva snellire.

La rete di passaggi, dal basso verso l’alto, la si potrebbe ipotizzare in questo modo: i vari Comuni possono aver fatto richiesta di passaggio a una Provincia limitrofa, girando le spalle alla storia secolare, venendo accettati nella Provincia e inseriti in un’ipotetica futura Città Metropolitana, facendo scattare il salvataggio della medesima che non verrebbe abrogata, e con il conseguente mantenimento dei costi amministrativi – perdita per i cittadini, nonostante l’ipotizzato e teorico incremento del valore degli immobili a uso commerciale e abitativo, e dei terreni agricoli, che potrebbero trasformarsi in edificabili e di una fermata di autobus.

  Vista l’attuale crisi globale, che ha visto il crollo dei prezzi del mattone, senza dimenticare che a fatica le banche erogano crediti anche per l’acquisto di immobili, se non si danno garanzie “blindate”, anche se aumentassero i prezzi di immobili e terreni, difficilmente nel breve e medio periodo torneranno ai valori antecedenti alla crisi .Anzi. Il divenir parte delle nuove città metropolitane potrebbe portare, oltre che all'aumento dell’Imu, anche al rischio concreto di trasformarsi in degradate periferie urbane, con tutti i rischi connessi per la sicurezza dei cittadini e il conseguente crollo del valore degli immobili.

A questi cittadini, come si fa per i somari è stata messa davanti agli occhi la carota degli ipotetici futuri guadagni, senza metterli al corrente preventivamente delle bastonate economiche che dovranno ricevere per andare avanti, negando così la possibilità oggettiva e informata di scelta, mettendoli innanzi ai costi immediati e agli ipotetici introiti futuri, trattandoli come servi della gleba, imponendo il fatto compiuto, caduto dall’alto.

Esiste però anche una seconda possibilità: ossia che le Provincie che fanno campagna acquisti non riescano raggiungere nei ristretti tempi necessari, il numero di abitanti e/o superficie minima richiesta e che in quel periodo transitorio si vedano costretti a sostenere costi per essere accorpati nella nuova Provincia, ma quando questa verrà abrogata si vedranno costretti a tornare alla situazione precedente, facendo il percorso a ostacoli ed economici a inverso, inteso come tempo perso e costi per carte di identità patenti, registrazione della nuova Provincia dell’automobile e gli altri adempimenti obbligatori per legge che nessun ente e/o quotidiano ha informato preventivamente sulle spese da sostenere, visto che si presume che non facciano tutti questi passaggi burocratici gratis, il tutto ancora per rimpinguare le casse di Stato, Regioni e/o Provincie e degli Enti. Senza dimenticare i costi che i Comuni saranno costretti a sostenere per l’adeguamento della cartellonistica stradale, viabilità, burocrazia interna, intesa come carta intestata e via discorrendo.

Ma tutto questo ai cittadini che sono stati allocati in un’altra Provincia, le rispettive Amministrazioni Comunali non hanno aperto bocca…temendo il diniego a furor di popolo…

Marco Bazzato
22.10.2012



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