lunedì 2 luglio 2012

Finale Europei di calcio 2012: Spagna – Italia 4 a 0

Alzi la mano chi non ha gioito al primo, secondo, terzo e quarto goal degli spagnoli? Nessuno? Nessuno o quasi da parte italiana, tutti, certamente da parte spagnola.

 C’è poco da dire, ieri un esercito di sodomiti – cittadini della mitica Sodoma, descritta nella Bibbia, ha travolto la nazionale italiana, mettendo, metaforicamente parlando gli undici in campo, più riserve e coach, selezionatore, commissario tecnico, allenatore o come minchia si deve chiamare, letteralmente alla pecorina e dandoci dentro di brutto, facendone godere pochi, a parte i metrosexual e i gay nascosti dentro gli armadietti degli spogliatoi, che, come vuole Alessandro Cecchi Paone, dovrebbero macchiarsi, come ha fatto lui, di apostasia eterosessuale o di conversione lungo la via di Damasco all’omosessualità militante e radicale, dipende da come si vuole interpretare la cosa.

Sta di fatto che gli spagnoli non potevano essere più saggiamente spietati, trasformando o gli undici azzurri degli zombi, che si muovevano come se fossero affetti da demenza senile, tanto era spiantato e spompato il gioco, dove gli iberici, dopo averci resi un “uomo morto che cammina, si sono divertiti con il vilipendio del cadavere, pigliando la nazionale italiana a calci “ancora, ancora, ancora, sì, sì, dai, dai” con le furie rosse che sembravano tante Sally Albright  in “Harry ti presento Sally” in preda alla cieca furia orgasmica, che li ha portati a godere come ricci impazziti, mentre i perdenti, mai entrati in partita, anche per colpa delle scelte del “passeggiatore della notte” che andava  pellegrinaggi, Cesare Prandelli e parte della ciurma, che si sono lasciati frustare come fossero degli appassionati di bondage e/o pratiche sadomasochistiche.

La Spagna ha vinto e l’Italia ha dato il massimo per perdere non ci sono dubbi.

La nazionale a parte quando è uscita dal campo al termine prima dell’inizio del mach, nella pausa tra il primo e il secondo tempo, non è mai entrata  in partita. I giocatori,Cassano e Balottelli, ubriachi marci del successo precedente, soprattutto quest’ultimo, visto che l’Italia e addirittura la Lega che lo aveva innalzato a Totem Pagano da venerare, si era montata la testa e giocando come se avessero ancora la capa moicanacontro con l’Alemagna – non i gelati e i disgustosi frigna menti vari che si sono visti in tv, lasciano basiti, in quanto gli artefici del lavoro di scavo della profonda fossa europea sono stati commessi da tutti ti giocatori italiani in campo, sapientemente diretti dall’allenatore.

È chiaro che c’era anche, parafrasando la celebre sigla iniziale di “Capitan Harlock”  “…Un “corvo nero che per casa solo c’è, fa naufragare la nazionale al sul voler. Urrà! Urrà!” che si aggirava nella tribuna d’onore, ma che avrebbe fatto meglio a starsene a casa con i piedi sul tavolino, i calzini bucati, la birra gelata e megapiatto di spaghetti aglio, olio e peperoncino in tavola, tanto tanto rutto libero e bestemmia facoltativa: Mario Monti. Il premier stando alle inquadrature,biascicava quasi come un balbuziente l’Inno di Mameli, o come sospettano altri, essendo un ventriloquo sfigato che non è riuscito ad avere successo nel mondo dello spettacolo si è riciclato, dopo un corso di aggiornamento per disoccupati fatto presso il Comune di residenza, in un servo dei potentati bancari e finanziari, con tanto di auricolare come la prima Ambra Angiolini di “Non è la Rai”.

Gli italiani sapendo che costui, assieme alla Fornero sono peggio degli Unni di Attila, visto che dove passano questi “allegri compagni piagnoni” non cresce più euro in tasca, anzi rapinano legalmente a “penna armata”, anche la sconfitta degli azzurri è da imputarsi a Mario Monti.

Sembra infatti che in molti girino con un cornetto rosso, e con una mano costantemente infilata dentro la tasca bucata dei pantaloni per schiacciarsi le palle come dentro una morsa e le donne che si si strizzano il capezzolo destro della mammelllllllllllllllla fino a farselo sanguinare, come gesto votivo, come se indossassero il cilicio della Binetti, per cercare d’allontanare la iella che traspare in scala industriale anche attraverso i pixel della tv. E figurarsi com’è dal vivo!

Alla fine è andata come voleva la Elsa Fornero, gli spagnoli hanno fatto esondare gli argini della difesa azzurra, creando un “Esercito di terracotta” di esodati, senza protezione sociale, perché, sebbene al Costituzione all’art. 2 reciti che “L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro”, per la piagnona della Elsa, questa è una minchiata galattica che va tolta, in quanto bisogna soffrire come ha fatto sua figlia, bussando di porta in porta, strisciando a terra come germi, prima di trovare un posto di lavoro fisso e “mal” retribuito, senza alcun intervento di mamma e papà, perdendo con infamia e disonore.

Già, c’è poco da rincuorarci illudendoci come tossici che bramano una pista di cocaina, gli azzurri sono stati meritatamente massacrati dall’esercito vincitore che non ha fatto né prigionieri e nè sconti, anzi, ha legnato di brutto brutto brutto brutto fino all’ultimo secondo e nessuno può condannarli per averlo fatto scientemente.

La squadra e prestazione dei giocatori, meglio non dare voti, si rischierebbe una fila di croci lungo la Via Appia antica, creando ostelli per avvoltoi.

Ma esiste uno sconfitto ancora pù grande della Nazionale italiana: gli animalisti… già, quelli che invitavano al boicottaggio degli europei per via di come, secondo la “legalità d’emergenza” sono stati soppressi i cani randagi in Ucraina e a Kiev specialmente. Ebbene, questa masnada di nullafacenti ne sono usciti con le ossa più rotte di un bambino di dieci anni che cerca la rissa contro un boxeur professionista dei pesi massimi: frantumati, ridotti in poltiglia, spariti,  trasformati in particelle subatomiche di biomassa solida, permettendo così almeno la vittoria tattica dell’Ucraina e di Kiev nella dura e infernale battaglia, all’ultimo canide, combattuta porta a porta, piazza per piazza, via per via, stanando il nemico, ricacciandolo, anche a costo di migliaia di morti, ameno momentaneamente fuori dai grandi centri urbani.

Non si sa, ma questo potrebbe essere stato il sogno di tutti gli animalisti: l’attacco combinato di cento guarnigioni di cani randagi affamati e rabbiosi che prendevano lo Stadio di Kiev dove si è giocata la finale, per assaltare e morsicare, azzannare, sbranare,deturpare per sempre gli spettatori, rei di non aver boicottato per protesta la soppressione delle eccedenze canine in città.

Molti di questi animalisti, sempre da parte degli animali a prescindere, stanno rosicando amaro, perché anche loro come la Nazionale si sono buscati un sonoro 4 a 0!

Marco Bazzato
02.07.2012

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